Centurion

Centurion – Regno Unito/Francia/Stati Uniti 2010 – di Neil Marshall

Azione/Drammatico/Storico – 97′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: Amazon.it)

Nell’anno 117 i Romani cercano di stroncare la resistenza dei Pitti, una popolazione di origine celtica che rifiuta di sottomettersi alla grandezza dell’impero. Il generale Virilus viene incaricato di stroncare una volta per tutte i ribelli con la sua legione, ma le cose non andranno come previsto, e Quintus Dias si troverà ben presto a dover scappare assieme ai pochi compagni sopravvissuti.

L’avevamo lasciato con un prezioso horror come The descent e lo ritroviamo con un filmetto mediocre sull’antica Roma. Una robetta che vorrebbe forse riportare in auge un periodo storico trionfante giusto una decina d’anni addietro con Il gladiatore di Scott e che poi è di nuovo sprofondata nel dimenticatoio alla velocità della luce, aprendo però al filone epico-mitologico sotto forma di blockbuster (Troy, Alexander) o di fantastic-movie al limite dell’horror-splatter (La leggenda di Beowolf, 300, ecc.).

Centurion rientra più nel secondo settore, anche se con grande fatica. In effetti Marshall delude nel suo viaggio all’interno del genere storico, non riuscendo ad inquadrare con originalità una trama già di per sé poco invitante per la sua banalità, per di più resa ulteriormente scontata dall’inserimento della tematica “ne rimarrà solo uno in questo viaggio infernale” che nonostante sia un classico era riuscito a rendere con una certa eleganza in The descent.

Senza le alchimie ottiche e i giochi in chiaro-scuro della precedente opera la missione e la fuga dei legionari perde ogni attrattiva e si appiattisce ad una serie di proclami sull’importanza dell’onore, del dovere e amenità del genere. Ne viene fuori un film d’azione che si basa quasi interamente sui duelli (noiosi) e sull’unica grossa battaglia militare, per altro non così saliente come avrebbe potuto essere. Deplorevole anche il messaggio politico dell’opera, che non riesce, nonostante qualche evidente sforzo in senso contrario, a non simpatizzare per la causa imperiale romana, di cui si mette in rilievo la società cosmopolita e la “civiltà” dei costumi, a dispetto di un popolo “barbaro” umanizzato quanto volete, ma rappresentato palesemente inferiore.

Ovviamente non poteva neanche mancare il classico momento in cui ti dici “ci sono troppe salsicce qua, il nostro eroe non dovrebbe trovare l’amore della sua vita?” e puntualmente ecco che arriva il momento della graziosa donzella spuntata dal nulla, che salva i prodi romani prima di diventare la compagna di vita del protagonista. Caro Marshall, decisamente non ci siamo…

Voto: 5

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