Orwell 1984

Nineteen Eighty-Four – Regno Unito 1984 – di Michael Radford

Drammatico/Fantascienza – 113′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

La Terra è divisa in tre superstati perennemente in guerra tra di loro. Winston, che lavora presso il ministero della Verità, soffre la situazione illiberale del regime oppressivo e totalitario imposto dall’Ingsoc, che controlla le mosse di tutti i cittadini. L’avvicinamento ad una serie di trasgressioni segna il passaggio da un dissenso personale ad una volontà di rivolta sempre più sfrontata, la quale però finirà per scontrarsi con la polizia segreta del regime.

Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato.”  

Spacciare deliberate menzogne e credervi con purità di cuore, dimenticare ogni avvenimento che è divenuto sconveniente, e quindi, allorché ridiventa necessario, trarlo dall’oblio per tutto quel tempo che abbisogna, negare l’esistenza della realtà obiettiva e nello stesso tempo trar vantaggio dalla realtà che viene negata… tutto ciò è indispensabile, in modo assoluto.”  

La guerra è pace. La libertà è schiavitù. L’ignoranza è forza.”  

Prima il dato simbolico più appariscente: il film è stato girato esattamente nel periodo temporale in cui Orwell aveva ambientato la storia del suo romanzo originario: aprile e maggio 1984. Più o meno nello stesso periodo un altro grande autore della storia del cinema (Terry Gilliam) omaggiava il celebre romanzo rileggendolo in maniera originale e più personale nel capolavoro Brazil. Il compito affidato a Redford (all’epoca regista poco più che esordiente, in seguito famoso per aver diretto anche Il postino e Mercante a Venezia) è invece chiaro: dare un degno equivalente cinematografico al libro, superando le versioni antiquate e scialbe risalenti agli anni ’50 (1984 di Rudolph CartierNel duemila non sorge il sole di Michael Anderson).

Un compito non facile, reso estremamente più complesso dalle volontà di Sonia Brownell, vedova di Orwell e detentrice dei diritti d’autore, che acconsentì poco prima di morire ad una realizzazione cinematografica, chiedendo però espressamente che il film non abusasse dei moderni effetti speciali hollywoodiani. Un peccato, perché si può soltanto immaginare cosa ne sarebbe potuto venir fuori in uno scenario che sfruttasse le ultime tecniche apparse in opere come Blade runner e Star Wars. Non potendo far leva su una ricostruzione “spettacolare” del degradato mondo orwelliano Radford decide di impostare la regia seguendo fedelmente l’impostazione generale del libro, mirando in primo luogo all’approfondimento psicologico del protagonista Winston, di cui vengono seguite le vicende, i tormenti interiori e i momenti di apparente libertà solitaria.

L’utilizzo di spazi aperti degradati e decadenti si accompagna ad una scelta di ambienti chiusi estremamente scarni, poveri e privi di volume. La fotografia e la scenografia complessiva sono dominate da un monocromatismo scuro (con il grigio-nero dominante) asfissiante per la sua capacità di esprimere la mancanza di energia vitalistica. Il responsabile della fotografia Roger Deakins riesce a fare un ulteriore salto in avanti realizzando un raro procedimento di elaborazione visiva detto Bleach bypass, usato per creare lo sfondo dei filmati che compaiono nel film, sugli schermi usati dal regime per fare propaganda e controllare i propri cittadini.

Il tutto genera un senso opprimente e claustrofobico che rispecchia in maniera adeguata il romanzo, palesandone forse solo fino ad un certo punto le assurdità politiche più grottesche (pensiamo agli slogan del partito che trovate in cima alla recensione), ma riuscendo a trovare un valore aggiunto nel volto freddo e spietato di un grande Richard Burton (all’ultima prova prima della morte) e di un adeguato John Hurt, la cui sofferenza umana della seconda parte del film è quanto di più drammatico e crudo si sia visto in una scena di martirio, con buona pace dei mille effetti splatter di film come Saw e Hostel. In definitiva se c’è un motivo valido per vedere Orwell 1984 è però quello di conoscere una storia tratta da quello che probabilmente è uno dei migliori romanzi mai scritti da un essere umano.

Voto: 8

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