CBGB

CBGB – Stati Uniti 2013 – di Randall Miller

Crime/Drammatico/Musicale – 102′

Scritto da Maria Eleonora C. Mollard (fonte immagine: movieplayer.it)

Hilly Kristal nel 1973 avviò con non pochi problemi, il club CBGB , un locale destinato a diventare la culla del punk.

Il film dallo stampo fumettistico si apre nello scantinato di due amici musicomani: Legs Mcneil/Peter Vack e John Holmstrom/ Josh Zuckerman , autori della rivista Punk, famosa per aver raccontato la scena musicale underground nel pieno del punk-rock, ma anche per le copertine fumetto disegnate dallo stesso Holmstrom – ormai iconico il primo numero con il ritratto caricaturale di Lou Reed.

Alla naturalezza di un progetto di due giovani appassionati viene contrapposta una presentazione fastidiosamente degli artisti che sarebbero entrati nell’empireo della musica.

Nel film ” El ultimo Elvis “di Armando Bo, la sfilata degli imitatori delle leggende del rock, ormai spersonalizzati, risultavano meno patetici dei vari Richard Hell/ Evan Alex Cole e Debbie Harry/Malin Akerman che ritroviamo sullo schermo. Non basta trovare un sosia di David Byrne/ Jared Carter per spiegare il calderone di personalità che si sono sfiorate in quegli anni sul famoso e angusto palco newyorkese.

Il timbro scanzonato del film, era una buona base su cui lavorare ma a lungo andare, appena i Television fanno la loro entrata in scena, il tutto scivola in una versione cinematografica di “ PUNK for Dummies “, e la trama si perde in una sterile lista di nomi importanti e a malapena approfonditi.

Più che sulla figura dell’ormai leggendario Hilly Kristal/ Alan Rickman la sceneggiatura sembra attingere e deformare il libro ” Please Kill me ” – in una scena, viene appunto mostrata la maglietta ideata da Richard Hell da cui gli autori trassero il titolo per il libro – tappa fondamentale nel percorso bibliografico di qualsiasi amante della musica, non necessariamente del genere punk.

Hilly Kristal viene presentato come un uomo indolente, generoso, tanto dal portarsi dietro un tossicomane e un senza tetto – in seguito quest’ultimo lavorerà con Bruce Springsteen e Ray Charles – , e dal fiuto incredibile, un padre per tutti gli artisti emergenti, i disadattati e i dimenticati, con un figlia che gli fa da “balia” assumendo il controllo economico di un locale che più di profitti campa di soddisfazioni artistiche nella scena underground.

I debiti di Kristal denotano una vera dedizione alla musica, alle sue creature, uno spirito che non vuole essere incanalato nella burocrazia, e nonostante la recitazione sottotono di Alan Rickman, s’intravede uno spirito fanciullesco maggiormente preoccupato di proteggere e alimentare i gruppi musicali che al mero guadagno.

Dopo essersi lasciato scappare un’opportunità importante con i Ramones – forse il gruppo più rappresentativo del locale, qui relegato ad un ruolo marginale -, decide di buttarsi sui Dead Boys, in un debutto problematico reso ancora più complicato da un incidente quasi mortale per il batterista Johnny Blitz/ Bronson Adams, che venne brutalmente accoltellato in una rissa, qui riproposto in una stucchevole versione edulcorata per grandi e piccini. Da quel fattaccio la storia, come la vera Storia di quel periodo, poteva prendere una piega realistica e amara, perché il CBGB’s non è stato solo teatro del trionfo per la nuova corrente musicale, ma testimone della piega malata che stava prendendo il suo pubblico, gli aspiranti musicisti e la società in generale sul finire degli anni ’70.

Gli antesignani, quelli che in seguito vennero etichettati come proto-punk, erano i figli della guerra, i traumatizzati dalla bomba, gli scarti di strada, intrappolati in uno stile di vita improntato su un presente perenne perché non aveva senso lottare per un futuro incerto; ad un certo punto vennero incanalati nel mercato dalle major discografiche o, semplicemente dimenticati e spodestati dalla nuova ondata di esaltati che svendevano un nichilismo falso e adatto dopo l’orario d’ufficio.

La carrellata di future star, abbozzati qua e là, trasforma il CBGB in un circo, una carnevalata con personaggi senza spessore, dimentico di rappresentare adeguatamente un visionario in bolletta; un bignami che non ha nulla a che vedere con la sferzata e la naturalezza del genere che pretende di narrare.

Fatevi un favore, prendete la colonna sonora – sono stati usati i brani originali-, e leggete il libro di Legs McNeil e Gillian McCain per ripercorrere le strade che portano al Max’s Kansas City, la famigerata “53rd e la 3rd” e assistere ai litigi storici tra Dee Dee Ramone e Connie, prima che i Sex Pistols sbarcassero in America chiudendo un periodo d’oro o, come scrisse il musicista Philippe Marcadé: “ Era la fine di un’epoca in cui eravamo stati liberi come non lo saremmo stati mai più.”

Voto: 3

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: