Relic

Relic – Stati Uniti/Australia 2020 – di Natalie Erika James

Drammatico/Horror/Thriller/Mistery – 89’

Scritto da Sarah Panatta (fonte immagine: ufficio stampa)

Tre donne per un mistero, quello della vita, della vecchiaia, della morte, in una casa che le inghiotte e le consuma, come il rapporto disconnesso e malato che alla fine le ha riunite.

 

Trinità femminile madre, figlia, mostronella casa utero di reliquie dolorose firmata dall’esordiente Natalie Erika James.

Abitare una casa senza memoria, senza amore, senza speranze. Aggredita dal buio di una mente in frantumi, dalla lontananza di anime perdute, dal terrore di cuori naufragati. Viva solo dell’umidità corrosiva dell’abbandono e dal calore fittizio del senso di colpa. Tre donne per un incubo senza via di uscita.

La giovane Natalie Erika James debutta con un lungometraggio tragico, fatto di asimmetrie, simbolismi e inquietudine. Con Relic, sintomatico sin nel titolo, la regista e sceneggiatrice australiana trova la sua culla autoriale, dipingendo un affresco generazionale totalmente femminile sulla senilità, la vecchiaia, la famiglia, l’affettività. Trovando nell’immaginario horror la chiave per tradurre il suo racconto di formazione e di presa di coscienza sul senso della vita che muore e della morte viva.

 

Edna trascorre la sua vecchiaia nell’antica e diroccata casa degli avi, tra i boschi,unici vicini un padre con un figlio diversamente abile, che si tengono a debita distanza. Quando Edna sparisce senza lasciare tracce se non la sua stessa casa,in rovina come la sua memoria, la figlia Kaye la nipote Sam (ciascuna persa nel  proprio groviglio di irrisolta solitudine e allontanatesi da tempo l’una dall’altra) si ritrovano per cercarla. Prendono possesso della casa tappezzata di muffe scure e invasive e di suppellettili informi tanto sono vetuste e dimenticate. Dopo qualche giorno Edna ricompare lasciandole stupefatte. Non sembra ricordare nulla o almeno non vuole comunicarlo. Edna si sente minacciata, pur (ri)conoscendole bene percepisce come ostili ed estranee sia la figlia che la nipote.

 

In un dedalo di incubi, frasi accennate, danze interrotte e sgabuzzini più fondi di un pozzo secolare e non meno intricati della tana del Bianconiglio, madre e figlia iniziano a perdersi, fisicamente e mentalmente. Intanto il senso di colpa per la nonna Edna, in balia della sua malattia degradante e umiliante e per le proprie vite, corrose anzi tempo da una routine troppo frettolosa o troppo abulica, conduce Kay e Sam in un pericoloso viaggio sena ritorno. Iniziano a dubitare di essere sole in quella casa, a percepire anch’esse un senso di estraneità, mentre pezzo a pezzo la muffa avvolge pareti, finestre, oggetti. Kay e Sam temono persino che sia andata dissolta la natura umana di quella che è stata, rispettivamente, loro madre e nonna. Ma la verità è più semplice e sconvolgente.

 

Storia umana dell’alieno che abita con noi, in noi. Storia di malattia e di cura. Di rimpianti e di accettazione. Storia del bisogno disatteso di comprensione e di reciprocità, di vicinanza, di amore. L’involucro dove cova la tragedia è parte integrata a questa storia. E’ viva e vegeta come una muffa parassitaria la casa di Natalie Erika James. Caverna e utero, corridoio neurale e labirinto mortale, dove con timore crescente, non solo epiteliale ma interiore, nascosto nelle cavità dell’anima, si muovono le tre protagoniste e le loro tre “età”. Mentre la casa si muove e muta con loro, quasi digerendole. La regista le catapulta senza coordinate in una matassa non dipanata di passato e presente, di non detti, di fatti sconosciuti e di effetti tangibili di verità invisibili.

La narrazione della decadenza, del confine e del terrore ancestrale che vecchiaia e  morte provocano, trasformandosi in fantasma, muffa, intruso, in poche parole, nella versione inattesa e sempre esistita di noi.

 

Il parto della conoscenza e lo “spoglio” della realtà sono il culmine dolcissimo e straziante ma inevitabile di un’opera prima imperfetta e come ogni esordio grondante domande e sensi. Un film che merita a sua volta di non restare reliquia, che vuole conoscere e farsi conoscere, stimolando il più fecondo dei sensi: il sesto.

 

 

Regia: Natalie Erika James

Sceneggiatura: Natalie Erika James

Montaggio: Denise Haratzis, Sean Lahiff

Musiche: Brian Reitzell

Cast: Robyn Nevin, Emily Mortimer, Bella Heathcote, Jeremy Stanford, Steve Rodgers, Chris Bunton, Christina O’Neill, Catherine Glavicic, Robin Northover, John Browning

Australia, Usa – 2020 – Horror, Drammatico

Durata 89’

Disponibile sulla piattaforma Amazon Prime

 

Voto 7

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