Respirare stanca

Respirare stanca – Italia 2020 – di Enrico Acciani

Drammatico – 100′

Scritto da Barbara Bresciani (fonte immagine: farefilm.it)

Roma, 2020. Ѐ appena stato dichiarato il primo lockdown causato dall’emergenza Covid-19 e un giovanissimo dipendente di una grande azienda (Enrico Acciani anche regista, sceneggiatore, musicista e produttore) è costretto a trascorrere da solo l’isolamento nella casa paterna. Per Enrico questa sofferta prima fase sarà la circostanza inaspettata per compiere il vero passaggio verso l’età adulta, una sorta di coming of age tardivo.

Al suo esordio nel lungometraggio il regista gira un film conciso che guarda al cinema del reale in una delle sue nuove forme più pure, mettendo da parte ogni facile retorica, dove in questo periodo storico-cinematografico non c’è mai stata situazione più pertinente e giustificata per la ripresa digitale che non toglie carica emotiva al film. Non si fatica a ricordare la vita di quei mesi: circondati da mille precauzioni come igienizzare la busta del pane e che armati degli strumenti della civiltà tecnologica continuavamo a tenerci aggrappati a una parvenza di normalità tra smart-working e videochiamate private.

Se per alcune persone la solitudine è sempre stata ordinaria, per molte altre è straordinaria, quindi difficile da gestire, ed è questo il punto di vista che interessa analizzare all’autore. La pandemia non risparmia niente e nessuno, mette a dura prova relazioni sentimentali e lavorative, facendo emergere il peggio di tutti, soprattuto di chi ha paura di affrontare la solitudine e l’isolamento. L’empatico protagonista dovrà anche fare i conti con una professione precaria che lo costringe a diventare una “mietitrebbia” nel tagliare fuori personale dalle risorse umane, fino a mettere in discussione il rapporto con il padre vedovo (Francesco Fiore) ex ferroviere in pensione e con la sua ragazza (Giulia Gallo) che con grande egoismo e superficialità minimizzano il contagio. Da qui nasce l’urgenza di testimoniare la trasfigurazione paradossale del quotidiano (uscendo restando a casa), riflettere sul senso di alienazione che travalica ciò che finora era empirico o visto solo nei film, divenendo una parabola sulla necessità di perdersi (in casa) per ritrovare se stessi attraverso il confronto con una catastrofe indifferente alla vita umana.

Il futuro perplime ma il passato diventa più chiaro ogni giorno mentre la claustrofobia fa mancare il respiro, chiara metafora del segnale internet interrotto. Ma l’ingegnosa sceneggiatura accompagnata dall’originale sonoro stempera l’amarezza con quell’ironia tipicamente pugliese, mai invadente. E tra le righe si può leggere il messaggio di conservare un minimo di lucidità per cogliere in un’occasione simile non solo l’opportunità di smettere di fumare, ma scoprire fonti stimolanti per aguzzare l’ingegno: dall’aggiustare con i pochi mezzi a disposizione cose dimenticate al meglio: creare arte tornando alle origini di un cinema artigianale che solo i grandi cineasti come Giulio Questi in tempi recenti e non sospetti hanno sempre ripetuto e sperimentato.

Voto 8

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