Vortex

Vortex – Francia/Belgio/Monaco 2021 – di Gasparri Noe’

Drammatico – 135’

Scritto da Enrico Cehovin (fonte immagine: Movieplayer.it)

“Dedicato a coloro cui si spappolerà prima il cervello che il cuore” riporta la dedica iniziale in testa a Vortex, il nuovo film di Gaspar Noé, presentato nella sezione “Cannes Première” del Festival di Cannes.

Vortex mette in scena una coppia di anziani coniugi, interpretati da Dario Argento – in una prova attoriale inaspettatamente sorprendente – e Françoise Lebrun. Vortex, il cui titolo di lavorazione era Psyche e che sarebbe coinciso col titolo del libro che sta scrivendo il personaggio di Dario Argento all’interno del film, un libro che mette in relazione il cinema e il mondo dei sogni. Ma il mondo dei sogni è anche il mondo degli incubi e un incubo ad occhi aperti è la malattia neurodegenerativa che sta – per citare la dedica iniziale – “spappolando il cervello” a Françoise e che, di conseguenza, sta rendendo la vita impossibile a Dario.

Gaspar Noé sceglie di dividere i due protagonisti, incorniciandoli separatamente in uno splitscreen per metà riservato a lui, per metà a lei. Molto più disciplinato di qualsiasi altro film di Noé, Vortex rivela una natura più intima alla vicenda, svelando una sensibilità insolita al regista ma perfettamente aderente alle tematiche trattate. Le capacità intellettive di lei degenerano, e con esse degenera progressivamente il film – siamo in linea ma molto distanti dal degenero nella follia collettiva di Climax e Lux Æterna – che si struttura come una lunga agonia che testimonia il conflitto interno alle mura domestiche abitate insieme da una vita, la perdita del controllo (su se stessi e sugli altri) e, di conseguenza, della tranquillità.

Purtroppo Vortex non si rivela rigoroso come avrebbe potuto e dovuto, e nella seconda parte del film i due protagonisti cominciano ad invadere la porzione di schermo riservato all’altro, riunendosi nell’inquadratura, spezzando la separazione e andando in contraddizione con l’impianto registico scelto. Allo stesso modo, nella parte finale del film, una delle due metà dello schermo viene dedicata al figlio della coppia, spacciatore e tossicodipendente, che va a rimpiazzare la porzione dedicata al padre; Noé ne approfitta per lanciare un ulteriore parallelismo tra uso di droghe e morte, relazione sempre cara e sempre sondata dal regista, che però nuovamente cozza con le premesse registiche adottate.

Vortex è ad oggi il tentativo più umano e più malinconico per Gaspar Noé di condurci, ancora una volta, nella danza di allucinazione e morte che precede e accompagna la trasmigrazione dell’anima.

Voto: 6

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