La Cina è vicina

La Cina è vicina – Italia 1967 – di Marco Bellocchio

Drammatico – 107′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: cinemaclock.com)

Vittorio Gordini Malvezzi, professore di scuola media superiore ed uomo politico trasformista, si appresta a diventare assessore ed assume come factotum Carlo, giovane ragioniere militante del Partito Socialista Unificato, il partito con cui Vittorio intende schierarsi.

Avendo l’opportunità di frequentare quell’importante famiglia (i Gordini Malvezzi sono di nobili discendenze), Carlo entra in intimità con la sorella di Vittorio, Elena, e ne diventa l’amante pur essendo già fidanzato con la sua segretaria Giovanna. Quando lo scopre, Giovanna decide di vendicarsi e si mette insieme proprio con Vittorio.

Nonostante La Cina è vicina sia un film del 1967 non è un’opera che tratta di movimenti (studenteschi, operai, ecc.), né tantomeno della rivoluzione culturale maoista, di cui all’epoca poco o nulla si sapeva realmente in Italia. È invece l’opera in cui maggiore è la denuncia di Bellocchio nei confronti del mondo socialista moderato, quello gravitante intorno al PSU (Partito Socialista Unificato) che negli anni ’60 era entrato al governo andando a formare assieme alla DC, al PRI e al PSDI il famoso quadripartito, blocco cardine della politica italiana di governo per i successivi vent’anni.

L’accusa è senza appello: i due personaggi principali sono due socialisti diversissimi tra loro eppure entrambi accomunati da un’adesione ormai puramente simbolica o degradata alla cultura socialista. Vittorio Gordini Malvezzi, professore miliardario, è un politico trasformista che accetta di candidarsi con i socialisti dopo aver girato tutti gli altri partiti. La sua adesione ad un “riformismo progressista” è una formula vuota che tradisce una vita pratica dedita al lusso e piena di compromessi e ipocrisie.

Il giovane ragioniere Carlo, trombato in lista dallo stesso Vittorio, è un militante di lunga data che dopo l’ennesima delusione politica decide che è arrivato il momento di soddisfare le proprie ambizioni sociali facendo la corte alla sorella di Vittorio, Elena, una donna abbastanza disinibita e assai intelligente. Anche Giovanna, ex-amante di Carlo, decide di mutare la propria condizione sociale facendosi mettere incinta per incastrare lo stesso Vittorio, presso cui lavora come segretaria. Qui emergono le maggiori ipocrisie del personaggio Vittorio, che tenta in tutte le maniere di defilarsi dalle proprie responsabilità per non dover sposare Giovanna.

Lo stesso atteggiamento di Giovanna d’altronde, che arriva ad un soffio dall’aborto clandestino per non restare obbligata a sposare Carlo. Questa però è per lo meno giustificata dal fatto di essere un personaggio pienamente inserito nella propria classe alto borghese-padronale, e di non fingersi quello che non è avventurandosi in una lotta politica non sua, condotta nella maniera più bieca e politicista possibile (fenomenale la scena in cui Vittorio cerca di convincere due zie suore a votarlo senza riuscirci).

La totale assenza di personaggi positivi è il tratto più saliente dell’opera: il vincitore pratico è in primo luogo Carlo, che ottiene vendetta e scalata sociale sfruttando la propria furbizia e le sue qualità di uomo di mondo. Egli però ottiene questo risultato nel rinnegamento dei propri ideali, accettando le pratiche del compromesso politicistico, della mercificazione femminile, con una freddezza più consona a quella di un automa piuttosto che di un uomo, secondo un’impostazione tipicamente faustiana. L’ipocrisia del moderatismo riformista si fonde con lo squallore sociale della borghesia, schiava dei giudizi altrui e della morale pubblica.

L’alternativa per ora non esiste, anche se uno sguardo divertito e simpatico viene rivolto al giovane e innocuo idealismo di Camillo (fratello di Vittorio e Giovanna) e dei suoi amici, simpatizzanti del maoismo-leninismo, la cui azioni recuperano una purezza e una sincerità uniche nella narrazione, ma che allo stesso tempo mostrano ancora troppe ingenuità per essere credibili politicamente, anticipando di fatto unicamente la facciata più goliardica del movimento studentesco di poco successivo.

Ne esce un quadro che mostra un’Italia di passaggio, dove le passioni amorose sono subordinate agli avventurismi di classe, dove l’istinto è frenato dal freddo razionalismo, e dove in definitiva, pur con un mordace uso dell’ironia e della satira, Bellocchio sembra voler esprimere tutto il proprio disagio per un mondo in cui al momento non sembra esistere neanche una reale alternativa politica cui aggrapparsi. Per lo meno non in maniera immediata, perché “La Cina è vicina” e la crescita psico-fisica dei giovani che si ispirano ad essa sembra l’unico barlume di speranza in un mondo dove il PCI viene citato sì e no tre volte unicamente in chiave negativa per esprimere la sua incapacità di fare vera opposizione.

Voto: 7

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