Cado dalle nubi

Cado dalle nubi – Italia 2009 – di Gennaro Nunziante

Commedia – 95′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

Checco è un giovane cantante pugliese che sogna di entrare nel mondo dello spettacolo e lavora part-time nella ditta di suo zio come muratore e come cantante di piano-bar a Polignano a Mare. È fidanzato con Angela, ma lei, che ha sempre detestato i suoi modi appiccicosi, lo lascia perché lo considera un fallito. Disperato ed imbronciato, su consiglio dello zio lascia il paese natìo per trasferirsi a Milano con la speranza di entrare nel mondo dello spettacolo. Viene ospitato dal suo cugino omosessuale Alfredo, il quale è fidanzato con Manolo e col quale condivide l’appartamento. Tra un provino e l’altro Checco incontra la bella studentessa Marika di cui si invaghisce…

Checco Zalone è uno di quei personaggi che nonostante l’apparente deficienza sembrano mostrare dei barlumi di genialità che ti spingono a tenere in considerazione il personaggio. Per questo in un momento morto come altri ci si è lasciati andare alla visione di Cado dalle nubi, nella sottile speranza che il film potesse essere una commedia popolaresca sì, ma dai toni graffianti e incisivi. Ovviamente mai avrei pensato che si potesse invece scendere così in basso, oltre ogni peggiore previsione.

Cado dalle nubi è infatti una schifezza di proporzioni cosmiche, indegno perfino di meritare il titolo di “opera”, tanto che per comodità nostra e del lettore d’ora in poi ci si riferirà ad esso con l’appellativo di “schifìo”. La cosa più clamorosa di questo schifìo non è tanto la versione totalmente stereotipata del Sud come del Nord (in particolare Milano), che sembra racchiudere da un lato ancora vecchie massaie che preparano le orecchiette per i figli per non farli morire di fame, dall’altro una serie di bauscia menefreghisti e ignoranti. Non è la rappresentazione della condizione degli omosessuali di casa nostra, la cui tolleranza espressa dai personaggi dello schifìo appare quella presente in certi film americani di qualche anno fa riguardo ai neri (e cioè: sei nero, ti rispetto e ti stimo perché devo farlo ma in realtà provo orrore e pena per te).

Non è nemmeno la sdoganazione popolaresca della Lega come partito un po’ bonaccione e in certi casi ridicolo ma tutto sommato serio e accettabile. Anche il praticamente nullo approfondimento psicologico dei personaggi è un dato tutto sommato secondario, così come l’evoluzione appannata della vicenda amorosa tra il protagonista decerebrato e la bella studentessa snob, che in un attimo passa dal ripudio completo “dell’altro” alla sua ricerca spassionata. Tutto questo non è il peggio, né tantomeno lo è in sé la regia di Nunziante, ovviamente piatta e funzionale al passaggio televisivo fictionistico più che a quello cinematografico.

La cosa più imbarazzante e moralmente provocatoria di questo schifìo è la totale svalutazione della cultura, dell’arte e dello studio, fatte passare come totalmente inutili (se non controproducenti) per il raggiungimento del successo commerciale, lavorativo, amoroso ed in definitiva esistenziale. Se sei ignorante ce la fai, sarai felice, la donna colta ti apprezzerà perché la fai ridere e perché non ha trovato di meglio, piacerai alla gente semplice che guarda la televisione, ti sarà più facile coltivare amicizie e relazioni. Riuscirai a vivere bene senza farti troppi problemi.

Questo è il messaggio completo emergente dallo schifìo, la cui visione non può che provocare orrore e disgusto per le devastanti conseguenze sociali, culturali e morali che potrebbe avere nei riguardi di tutti quei ragazzi ancora indecisi sul fatto di continuare nell’impresa di ottenere il famoso pezzo di carta scolastico, il cui raggiungimento comporta impegno e non è percepito utile. Bravi Nunziante e Zalone, bravi davvero! Uno splendido messaggio per la società, non abbastanza sconvolta quotidianamente dalle televisioni berlusconiane. Ce n’era davvero bisogno!

 

Voto: 1

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