Al Naher – The River

Al Naher – Libano/Francia/Germania/Qatar 2021 – di Ghassan Salhab

Drammatico – 101′

Scritto da Francesco Cianciarelli (fonte immagine: movieplayer.it)

Originariamente pubblicato su: https://cinemany.ch/al-naher/

Una coppia si ritrova a vagare per un bosco, immersi nella natura. Il regista (Ghassan Salhab) fa spesso uso di inquadrature in campi lunghi, a includere i due personaggi in un ambiente più grande di loro in cui si perdono e vagano senza senso, privi di una meta e di un motivo apparente. Di tanto in tanto la regia predilige delle inquadrature in primo piano, singole o di coppia, soprattutto dedicate ai rari dialoghi tra i due personaggi, in cui non viene detto nulla di significativo e senza ulteriori spiegazioni della loro storia o del perché si trovano lì. Talvolta la coppia usa uno smartphone per riprendersi vicendevolmente, e i filmati così effettuati vengono mostrati sottolineati da colori estremamente saturi.

Una nebbia sembra inseguirli, delle apparizioni li minacciano (dei jet che volano con insistenza sopra di loro e forse sganciano delle bombe, la visione della carcassa in decomposizione di un animale, il ritrovamento del bossolo di un proiettile): vorrebbe suggerire, insieme al sonoro opprimente (composto più da suoni indistinti che da musiche), un senso di oppressione e di morte. Peccato che il tono angosciante di queste scene scompaia immediatamente dopo per essere sostituito dal nulla: dal vagare senza meta delle due persone che si perdono senza motivo e che, altrettanto senza senso, si ritrovano senza dirsi nulla. Il regista ha dichiarato che la sua intenzione è la rappresentazione di una storia d’amore all’interno di un quadro naturalistico più ampio, in cui emerge il senso di angoscia scaturita dalla guerra che incombe sulla nazione dei protagonisti (il lungometraggio è ambientato in Libano). In realtà è semplicemente un lungometraggio irrisolto e senza una vera idea che lo strutturi alla base.

Sarebbe possibile spendere numerose parole sulla vicinanza di questo film (presentato nel concorso principale) allo slow cinema, alla narrazione debole (e fare paragoni con registi ben più dotati come, citandone uno fra molti, Lav Diaz), oppure scomodare Deleuze per prendere in considerazione il concetto di immagine-tempo e il fatto che certi film preferiscono osservare le interazioni fra i personaggi e lo spazio – tempo, piuttosto che raccontare il modo in cui le azioni dei characters strutturano la trama (e quindi i due fattori appena elencati, spazio e tempo)… ma rimane il sospetto che sarebbero paragoni eccessivi, perché questo film manca di un’ idea di base che orienti la visione autoriale che il regista vorrebbe possedere.

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