Il lecchese e le sue bellezze naturali

fonte immagine: giteinlombardia.it

Scritto da Francesco Carabelli (introduzione) e Guido Caironi (escursione)

Sin da piccolo viaggiavo con mio padre sul suo furgoncino. Ogni tanto mi portava con lui a fare consegne delle tele e dei satin che recapitava personalmente ai suoi clienti sparsi per il nord Italia, ma concentrati soprattutto tra Milano e la Brianza con escursioni nella parte alta di quest’ultima, in provincia di Como e nella, da poco allora sorta, provincia di Lecco. Terre queste di mobilieri e produttori di poltrone e divani che ancora danno lustro a queste zone a livello mondiale.

Quante giornate trascorse su quelle strade che erano sempre trafficate; un brulicare di vetture segno della operosità di quelle popolazioni.

Queste avventure mi permettevano di vedere luoghi molto belli, ad esempio la città di Lecco che era diventata la meta della nostra festa dell’Immacolata, l’8 dicembre. Con tutta la famiglia, compreso mia nonna, andavamo a mangiare in un ristorante vicino Lecco, dove mio padre pranzava di solito una volta a settimana ed era quindi ben conosciuto dai proprietari. Poi nel pomeriggio ci si dirigeva a Lecco e si respirava l’aria natalizia per le vie della città, facendo i primi acquisti natalizi e godendo della tranquillità della cittadina lacustre.

Poi, poco a poco, avevo fatto altre scoperte. Sul finire degli anni ’90 io e mio padre avevamo conosciuto la realtà di San Pietro in Civate, bellissimo esempio di stile romanico, nei boschi sopra il paese omonimo. Solo però qualche anno dopo potei salire fino alla chiesa e anche oltre al monte Cornizzolo, potendo godere del panorama sui bacini lacuali lecchesi, quali il lago di Annone, il lago di Pusiano, il lago di Segrino, al confine con la provincia di Como.

In altre occasioni ero salito fin sotto i Corni di Canzo, partendo dalla zona di Canzo e Asso e avevo visto da lontano il monte Cornizzolo, che solo due anni più tardi ebbi la fortuna di scalare partendo da Civate.

Ma Lecco è anche caratteristico per la bella Valsassina, oggi molto facilmente raggiungibile dalla galleria che scorre sotto la città, diramazione della superstrada che porta in Valtellina.

In un batter d’occhio, grazie a queste opere stradali, ci si trova in una vallata incantevole, che ti colpisce per i suoi panorami e i suoi paesaggi alpestri.

Molti gli alpeggi dove ancora uomini di montagna uniscono la passione per l’allevamento e la terra ad un turismo green, agricolo. Molti sono anche i luoghi raggiungibili in estate, ma soprattutto in inverno, con mezzi di risalita come funivie o cabinovie, per dedicarsi ad attività quali lo sci o il trekking a seconda della stagione.

Queste terre sono legate anche a una grossa tradizione dell’industria casearia con la produzione di formaggi locali o comunque tipici come il Taleggio che è prodotto anche in queste zone confinanti con la vicina provincia di Bergamo. Ci sono piccole realtà a cui il turista può approvvigionarsi di queste delizie, ma anche grossi impianti produttivi a carattere industriale, sicuramente ben noti alle nostre massaie, che si riforniscono di formaggi nei nostri mercati o supermercati di fiducia.

Tra le altre realtà presenti in zona una importante società di imbottigliamento di acque minerali che gestisce diversi marchi ben noti e può godere delle fresche acque delle sorgenti alpine locali.

Ma Valsassina vuol dire anche le Grigne, la Grignetta e il Resegone (visibili anche dalla provincia di Varese nelle giornate terse) e il vicino Pian dei Resinelli, a molti giovani della mia generazione ben noto perché meta di vacanze oratoriane o diocesane, organizzate in particolare per i chierichetti (le famose Tre giorni Chierichetti).

Chi non è a digiuno di cultura non mancherà di sapere che in questa valle soggiornò e operò la famosa poetessa milanese del primo ‘900,  Antonia Pozzi, di cui rimane la Casa Museo, visitabile su prenotazione a Pasturo (località a noi ben nota per i trascorsi manzoniani).

Altri musei sono presenti in valle, da segnalare quello dell’artista Medardo Rosso.

Ma se siamo entrati in valle da Lecco, possiamo uscirne dall’estremità opposta a Bellano, gradevolissima cittadina affacciata sul lago di Como (sponda lecchese/orientale), patria dello scrittore e medico Andrea Vitali e luogo di ambientazione di moltissimi dei suoi romanzi e racconti. Da ricordare qui il famoso Orrido di Bellano, ben visibile scendendo dalla Valsassina verso Bellano stesso.

Più giù ritornando verso Lecco ci imbattiamo nella pittoresca ed internazionale Varenna, meta di un turismo esclusivo con forte presenza straniera.

Per non perdere poi la possibilità di una bella escursione alle cascate del Cenghen ad Abbadia Lariana, ancora più a sud, nella nostra via di ritorno a Lecco.

Molteplici quindi le possibilità di escursioni e di visite in giornata a luoghi splendidi e di cultura millenaria.

Molti altri se ne potranno conoscere consultando qualche guida dettagliata.

Lascio qui di proposito la parola al mio amico e collega, saronnese di origini, ma comasco/canturino per elezione, Guido Caironi, che vi proporrà una interessante escursione in questi bellissimi e, per noi fortunatamente vicini (oggi e domani ancora di più grazie alla Pedemontana), luoghi.

I Pizzoni di Parlasco

Il paese di Parlasco, grazioso borgo affrescato posto all’inizio della Valsassina nel settore bellanese, è il punto di partenza dell’escursione. I pizzi sono una serie di torrioni calcarei, che svettano a nord rispetto alla mole della Grigna Settentrionale e che costituiscono l’ultimo contrafforte calcareo prima dell’interruzione del gruppo montagnoso delle Grigne nello sbocco vallivo del torrente Pioverna a Bellano. Il percorso, noto come “sentiero delle creste” è molto divertente e permette di effettuare una bella traversata dei pizzi, da sud a nord. Alcuni tratti esposti, una facile e breve arrampicata e un inizio un poco faticoso rendono il tutto ancora più appetibile.

Il dislivello dell’escursione è di circa 900 m, mentre la difficoltà è classificata, secondo la tabella CAI, Escursionisti Esperti. Saranno richieste circa quattro ore e trenta per compiere l’anello escursionistico.

Per raggiungere il paese uscire a Bellano, lungo la superstrada Milano-Lecco (SS 36 dello Spluga). Risalire verso la Valsassina e, dopo qualche chilometro, voltare a destra in direzione di Parlasco. Più avanti un bivio a sinistra conduce al centro del paese, ove si parcheggia nei pressi della chiesa.

Si entra in paese, quindi si volta a sinistra (indicazione “Sentiero n. 1 Cavèe Pizzi di Parlasco”). Si segue un prato e si cammina quindi sulla pista tagliafuoco, sino a una sbarra. Il sentiero sale quindi a destra, in alcuni punti molto ripido, attraversando alcuni tratti rocciosi e un paio di canaloni. Si risale quindi un vallone passando nei pressi di alcune antiche miniere di manganese e giungendo più in alto a un colle erboso posto sulla cresta spartiacque costituita dai Pizzi di Parlasco. Si scende per alcuni metri verso destra e si risale in direzione di un altro colletto erboso (segni a vernice molto evidenti). Si cammina sul filo di cresta, oppure su traccia poco più sotto a sinistra, oltrepassando alcune bocchette e giungendo sotto la Cima di Cavedo: dal versante est della vetta risale un ripido ma breve sentiero sino alla croce di vetta (1488 m). Ridiscesi dalla cima si continua sul sentiero, giungendo presso un caminetto attrezzato con catena, che va risalito integralmente per giungere nei pressi della Cima di Dasio, la principale vetta dei Pizzi, che può essere risalita con una breve deviazione a destra (bolli gialli). Si continua sul sentiero principale, al bivio segnalato si piega a sinistra e si ridiscende su traccia molto ripida, in alcuni punti aiutati da un paio di corde fisse. Entrati nel bosco si continua la discesa, seguendo fedelmente la traccia sino al passo di Agueglio, lungo la strada che congiunge Parlasco a Esino Lario. Il sentiero prosegue a destra nel bosco e va seguito ignorando la deviazione a sinistra per Bellano. Si perde rapidamente quota e si raggiunge la strada asfaltata, da seguire sino a un tornante, abbandonandola per la mulattiera che prosegue diritto per poi seguire un sentiero a sinistra (segni a vernice) e rientrare sulla strada. Entrati in Parlasco si segue a destra per via Roma, passando nei pressi del municipio, voltando poi a sinistra in via Parlaschino, sino alla chiesa, punto di partenza dell’escursione.

 

L’articolo è stato pubblicato il giorno 6 agosto 2021 sul quotidiano La Prealpina

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