Genitori & Figli: Agitare Bene Prima Dell’ Uso

Genitori & Figli: Agitare Bene Prima Dell Uso – Italia 2010 – di Giovanni Veronesi 

Commedia – 110′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

Il confronto-scontro tra il mondo degli adulti e quello dei giovani di oggi attraverso lo sguardo disincantato della quattordicenne Nina (Chiara Passarelli). Quando una mattina il suo professore di italiano Alberto (Michele Placido) – reduce da una furibonda lite con il figlio Gigio (Andra Achinetti) – assegna alla classe un tema del titolo “Genitori e Figli: istruzioni per l’uso”, per lei è l’occasione di parlare, per la prima volta a cuore aperto, della sua famiglia: dei due genitori, Luisa (Luciana Littizzetto), caposala d’ospedale, e Gianni (Silvio Orlando), che ha lasciato moglie e figli per vivere su una barca; dell’amicizia che lega la madre a Clara (Elena Sofia Ricci), insospettata amante dell’ex marito, e di quella un po’ particolare con il collega Mario (Max Tortora); dell’inspiegabile razzismo del fratellino Ettore (Matteo Amata) e di una misteriosa nonna (Piera degli Esposti) che ricompare all’improvviso dopo vent’anni.

Non si può certo dire che io sia un fan di Giovanni Veronesi, né tantomeno che ritenga la sua produzione (soprattutto la più recente: Che ne sarà di noi, i due Manuale d’amore) degna di poter essere accostata alla gloriosa storia della commedia all’italiana. Però bisogna ammettere che da buon artigiano professionista ogni tanto qualche colpo lo azzecca, riuscendo a coniugare capacità tecniche, trama vivace e una buona dose di umorismo popolareggiante.

Se però Genitori e Figli si salva è soprattutto per il suo ottimo cast e per la serie di prestazioni formidabili come quelle della Littizzetto, Placido e del solito ottimo Orlando. Peccato che non sia stato dato più rilievo al personaggio di Placido (di fatto poco più che un cameo), a dispetto del trailer che enfatizza soprattutto il piccolo tormentone costruito sul confronto tra il giovane ventenne palestrato e belloccio e il robusto padre intellettuale e presumibilmente sinistroide ex-sessantottino. “6 milioni di persone che guardano il Grande Fratello! Siamo tutti scemi?” “SI!”.

E perché no, vien da aggiungere… In fondo 6 milioni su una popolazione che si avvicina ai 60 milioni mi sembra una percentuale fin troppo cauta e ottimista. Di imbecilli madre-natura ne produce in continuazione, e non c’è affatto da vergognarsi ad affermare che un decimo della popolazione soffre di gravi carenze strutturali se riesce a divertirsi guardando una dozzina di semi-decerebrati. In questo l’urlo con cui i genitori rispondono “SI!” ha del liberatorio, quasi un’intera società non aspettasse in fondo altro che questa possibilità ma si vergognasse un po’ a sconfinare così spudoratamente in questo sacrosanto razzismo culturale di massa.

Il grosso problema del film però è che è dannatamente illusorio: si propone come una specie di commedia culturale in grado di mettere in luce i problemi del rapporto genitori-figli ma in realtà scade presto in uno sguardo prevalentemente adolescenziale focalizzato sulle vicende della quattordicenne Nina. Lascia intravedere dei promettenti filoni grotteschi alla Dino Risi ma li abbandona subito, mancando in definitiva l’obiettivo più importante: prendere posizione su tutta una serie di questioni (culturali e non) strizzando l’occhio a tutti quanti sottolineando il fatto di quanto sia bella la relatività d’opinioni e che in definitiva litigare sia inutile se non dannoso.

Sembra di sentire il solito fascistoide moderato di turno che ti piscia in testa dicendoti che è acqua e intanto propone il dialogo perché la ragione sta da tutte e due le parti. Sono questi messaggi inconsci che mi fanno paura in film del genere, perché tali messaggi strisciano silenziosi e inconsapevoli nella mente delle tante vecchiette e famigliuole catturate dalla presenza della Littizzetto e Orlando, o magari dalla volontà di trovare due riflessioni valide sulle modalità di rapportarsi con figli e nipoti. A parte queste derive qualunquiste più o meno volute Figli e genitori resta un film divertente, con trovate piacevoli, a tratti esilaranti, ma che aggiunge poco altro.

Delle paturnie sentimentali e dei racconti stereotipati (adolescenti diciassettenni di buona fattura che si fanno sverginare da un cinese per togliersi il problemino della prima volta? Ma quando mai?) di una generazione di ragazzini francamente non se ne sentiva il bisogno. Della crisi della famiglia tradizionale siamo ormai consci e un po’ stufi. Le idee veramente interessanti (il bambino delle elementari razzista e xenofobo, la politicizzazione di certe frange giovanili e i rapporti intercorsi con le vecchie generazioni) sono in certi casi appena abbozzate e lasciate morire sul nascere. Peccato, anche se l’impressione è ancora una volta che Veronesi non abbia lasciato niente al caso. Lo aspettiamo al varco per la prossima sicura opera (dis)impegnata.

 

Voto: 6

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