Paranormal activity

Paranormal activity – Stati Uniti 2007 – di Oren Peli

Horror/Mistery – 86′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

Katie e Micah sono una giovane coppia, da poco trasferitasi in un appartamento suburbano, che inzia ad essere disturbata da qualcosa nel bel mezzo della notte. Qualcosa che potrebbe essere paranormale. Un esperto del settore viene consultato, e gli rivela che quello che li tormenta non è un semplice fantasma, ma un demone che si ciba di energie negative. Micah decide allora di piazzare una videocamera nella loro stanza da letto per vedere quello che accade mentre dormono, scoprendo realtà  inquietanti.

Proviamo per un attimo a spogliarlo di ogni orpello, facciamo finta per un attimo che non ci sia una efficentissima industria culturale che a distanza di poco tempo cerca di imporci prima la visione di Avatar poi quella dell’ultimo horror di tendenza. Cerchiamo infine di ricordare che l’opera è un piccolo filmetto indipendente arrivato in Italia con mostruoso ritardo dopo ben tre anni dalla data di realizzazione (2007).

Soltanto una volta eseguite queste manovre diventerà possibile giudicare criticamente Paranormal Activity, e si riuscirà a rendere merito al regista Oren Peli per la sua bella trovata. Innanzitutto il dato più appariscente: l’idea di girare l’intero film con camera a mano, lasciando che siano i personaggi stessi a decidere modalità e tempi delle inquadrature. L’avevamo già visto, certo: la maggior di parte di voi pensa a Cloverfield, che però è del 2008. Qualcuno di voi ricorderà forse Rec, notevole zombie-movie spagnolo del 2007. Infine i meno giovani torneranno alla matrice del genere mockumentary-horror ripescando The Blair Witch Project (1999).

In effetti soprattutto quest’ultimo pare essere il principale punto di riferimento, vista l’importanza che assume il ruolo del buio, nonché dell’attesa. Spazio che si annulla, e anzi si immobilizza, e tempo che schizza via in pochi attimi oppure si dilunga impietoso in lunghissimi attimi di tensione. Il tutto dentro un appartamento, moderna prigione familiare fuori dalla quale il nostro occhio non esce. E non ha torto chi ha messo in rilievo la notevole natura che assume il film per il suo aspetto di dramma da camera, in cui a emergere non è più il demone invisibile bensì la complessa evoluzione di un rapporto di coppia come tanti, con ricadute e slanci normali, nonostante un ragazzo un po’ troppo spaccone e (diciamocelo) pirla.

Se però Paranormal Activity merita di essere ricordato è soprattutto per il sottotesto metacinematografico che vi sta dietro: la macchina da presa riacquista tutta la sua fisicità e la sua pesantezza, giungendo ad una asfissiante immobilità nel momento in cui i protagonisti non la prendono in spalla. Eppure è l’osservatrice privilegiata della realtà, in grado di vedere meglio e più di tutti quel poco che c’è da vedere riguardo agli eventi paranormali.

Il suo rilievo viene testimoniato dalla conclusione della stessa vicenda, con un gesto che potrebbe sembrare un assurdo e banale colpo di teatro e che invece sembra tanto una provocazione dei nostri tempi: nel momento in cui la vita reale si fa reality show avviene la degenerazione dapprima spirituale ed emotiva, e infine fisica e materiale. Il demone che fa uscire quanto di peggio è in lui, decidendo di diventare la star del grande schermo, dopo essersene rimasto sonnecchiante per un ventennio a scherzare con una ragazza qualsiasi.

È questa in fondo la metafora di Paranormal Activity: l’idea che perfino uno spirito maligno si faccia prendere dall’euforia e si monti la testa nel momento in cui diventa una star televisiva. Per uno spettacolo ristretto, certo, ma non per questo meno importante, vista la sua capacità di sconvolgere completamente la vita di due persone con le proprie trovate sempre più avvincenti e appariscenti. Quello che segue è un circolo vizioso: l’ego demoniaco diventa sempre più grande e ambizioso, ricerca lo shock wagneriano, tenta di sorprendere diventando sempre più audace e molesto, finchè dopo un intenso climax ascendente non arriva all’unica soluzione possibile per concludere una volta per tutte lo spettacolo: lo shock per eccellenza, oltre il quale non si può più andare. Cala il sipario su un’opera forse non miliare ma di sicuro impatto simbolico e capacità tecnica.

nota: a quanto pare ci sono diversi finali del film. Noi abbiamo visto quello presente sul dvd, differente rispetto a quello proiettato al cinema. Le differenze di fondo però sono tutto sommato sostanzialmente minime e non mutano il discorso svolto finora.

 

Voto: 7

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Creato su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: