Il mercato di Luino e i suoi dintorni

fonte immagine: luinonotizie.it

Scritto da Francesco Carabelli (introduzione) e Guido Caironi (escursione)

Mi rivedo bambino, passeggiare per i banchi del mercato del paese dove vivevo con mia nonna, dato che nella casa dei miei genitori, per me non c’era spazio, perché era un bilocale.

Così restavo spesso da mia nonna e qui avevo costruito il mio mondo, avevo i miei amici, le mie conoscenze.

Quando poi ero cresciuto, ogni tanto ancora, soprattutto d’estate, tornavo in quel paese e mi capitava di frequentarne ancora il mercato, che allora era una sola volta a settimana, il martedì.

Mi imbattevo nei tanti banchi di alimentari in cui mia nonna e mia mamma si rifornivano, ma anche in quelli per me più esotici, visto le mie origini lombardo-venete, i banchi delle conserve meridionali e i banchi delle alici e del pesce essiccato che spesso erano gestiti da gente del sud che manteneva i rapporti con la terra natia e dava la possibilità ai tanti emigrati di trovare ogni ben di dio della loro terra di origine.

Erano questi molto spesso banchi folkloristici, che guardavano più alla sostanza che non alla forma, con grandi cartelli scritti a pennarello, quando ancora non esistevano leggi dettagliate che obbligassero ad indicare la provenienza delle derrate alimentari.

Poi, diventato più grande, avevo iniziato a nutrire la passione per la musica, non quella suonata, ma quella ascoltata delle musicassette: la nonna mi regalava sempre per le varie occasioni qualche cassetta di cantanti italiani allora in voga, tra la fine degli anni ’80 e gli inizi dei ’90. Molto spesso per risparmiare acquistava quelle pirata, prive del bollino Siae, ma tutto serviva per conoscere quella musica che altrimenti potevi ascoltare solo in radio, magari alla hit parade di radio due il venerdì mezzogiorno, programma che mia madre seguiva con passione da anni.

Ma il mercato per me era anche il premio annuale di una gita fuori porta, nel mercato più rinomato e forse più grande della provincia e probabilmente il più antico, ovvero il mercato di Luino. Nato nel 1500 per decreto imperiale era sopravvissuto sino ai tempi nostri e poteva vantare un vasto pubblico, proprio perché Luino è terra di confine e molti sono gli svizzeri, i tedeschi e i francesi e gente di molti altri stati, che vengono qui tutto l’anno, ma soprattutto d’estate, a comprare e ad osservare i prodotti sulle bancarelle.

Era per noi una gita annuale, che si svolgeva di solito ad inizio del mese di agosto, nel pieno del caldo e della vita turistica della cittadina di lago.

Di solito si andava in auto e si lasciava la macchina dietro la stazione, dove una volta c’era lo scalo merci di una grande azienda di trasporti del nord Europa, per cui anni dopo anche mio fratello ebbe la fortuna di lavorare.

Si camminava a passo spedito verso il centro e si iniziava a guardare le bancarelle di vestiti, di scarpe, di sandali e ciabatte e poi quelle del pellame, che erano meta sicura dei turisti tedeschi alla ricerca dell’offerta speciale. Non si tornava a casa senza un nuovo ombrello. Si andava a Luino per fare scorta di nuovi ombrelli che sarebbero poi serviti col cattivo tempo, in autunno e in inverno.

Il lungo giro tra le bancarelle permetteva anche una sosta nei negozi cittadini che si affacciavano sulle vie dove si svolgeva il mercato e spesso a loro volta offrivano con proprie bancarelle i loro prodotti: coltelli, vasi, pentole, padelle, etc. 

Ci si fermava poi in libreria e si prendeva un attimo di pausa, magari con un caffè o una bibita nel parchetto vicino alla stazione della Guardia di Finanza.

Da ultimo ci si dedicava ad un giro nella zona dove si concentravano la maggior parte dei banchi di alimentari, di frutta e verdura e di salumi e formaggi. Si comprava il necessario per il pranzo e qualcosa da portare a casa. Da ultimo si passava dal pollivendolo per comprare un bel pollo arrosto, che era stato cotto la mattina sullo spiedo e si comprava il pane dal fornaio, magari assieme a qualche specialità dolce o a qualche pizzetta o focaccia.

Era infatti nostra consuetudine, dopo le spese mattutine, spostarci nelle vicinanze, a Germignaga, in un parco vicino ad un camping internazionale, alla foce del Tresa, dove ci sedevamo attorno ad un tavolino da campeggio e gustavamo del riso in insalata seguito da insalate miste che accompagnavano il pollo arrosto. Era questa una tradizione familiare consolidata che si era stabilita a partire dagli inizi degli anni ’80 e che poi era durata per quasi quindici anni, fino alla mia maggiore età.

Poi la consuetudine era venuta meno. Magari andavamo a Luino, ma mangiavamo panini in città o ci concedevamo il lusso di un pranzo al ristorante o in pizzeria a Luino o nei dintorni.

Molto spesso la giornata si concludeva con la visita a dei nostri parenti che nei tardi anni ’70 si erano trasferiti lì ad abitare dopo una vita vissuta a Torino, perché avevano ereditato una bella casa in collina nella zona di Creva e qui vivevano tutto l’anno approfittando delle migliori condizioni ambientali dovute alla presenza delle acque lacustri. Era l’occasione magari anche per fermarsi a cena e poter gustare degli squisiti agnolotti che la cugina Mariuccia, veneto-varesotta di origine, ma torinese di adozione, aveva imparato a preparare nei suoi tanti anni vissuti a Torino e che produceva in grande quantità per i suoi ospiti in queste occasioni, tanto da lasciarli sazi o con la pancia fin troppo piena di queste leccornie piemontesi.

Qualche volta poi si approfittava e si sconfinava in Svizzera, di solito dal valico di Fornasette e si faceva benzina con sconti legati al cambio favorevole e al minor costo della benzina in terra elvetica legato alla mancanza di tasse e accise italiane.

Assieme alla benzina si approfittava poi per acquistare qualche prodotto tipico ticinese e svizzero: il cioccolato, i moretti, il latte condensato, l’Ovomaltina, il caffè Chicco d’Oro, i dadi di carne Knorr o Maggi, le caramelle Sugus, le caramelle Pez, quelle con i dispenser a forma di animaletti, e tante altre cose che in Italia non si trovavano e che allora ci sembravano tanto belle e singolari.

Era questo il Malcantone, terra molto particolare nel microcosmo ticinese, per conoscere meglio la storia del quale consiglio la lettura de Il Voltamarsina di don Francesco Alberti, riedito recentemente da Armando Dadò editore di Locarno e  considerabile per queste terre alla stregua dei nostri Promessi Sposi. Questa zona divenne per me meta ambita anche perché, anni dopo, conobbi all’universita’ una ragazza del posto, che mi colpi’ per i suoi modi gentili e per quell’interesse sincero nei miei confronti e di cui serbo ancora oggi un bellissimo ricordo. Di lei mi aveva colpito anche, in particolare, la combinazione di capelli biondi e occhi verdi che, come diceva la mia professoressa di scienze delle scuole medie, e’ una delle combinazioni genetiche somatiche piu’ rare tra noi europei, probabilmente frutto del contatto tutto ticinese tra il sud italiano e il nord teutonico.

Così rincuorati da tanta bontà e dalla bella passeggiata al lago, ci si dirigeva speranzosi alla volta di casa, certi che l’anno successivo si sarebbe tornati in quei posti e si sarebbe fatto tutto da capo, apprezzando la vita di mercato così come Piero Chiara ci raccontava nei suoi libri per bambini ambientati al mercato di Luino, che avevano per protagonista lui stesso, in tenera età, ovvero quel Pierino che non era mai veramente cresciuto.

Mi piace ricordare che lo scorso anno la tv svizzera di lingua italiana RSI  ha dedicato uno speciale al mercato di Luino e a quello di Cannobio che è andato in onda in primavera una domenica sera nel corso della trasmissione Storie su RSI- La 1. Tale documentario avrebbe poi dovuto essere proiettato in occasione di una serata speciale di premiazione dei commercianti storici dei due mercati, a Luino a palazzo Verbania. E’ stato anche pubblicato un opuscolo commemorativo in occasione di questi eventi.

A questo link potete trovare informazioni in merito: https://www.rsi.ch/la1/programmi/cultura/storie/documentari/Liberi-come-gli-uccelli-Storie-di-lago-e-di-mercanti-12673677.html

Lascio ora la parola al mio amico e collega Guido Caironi che ci proporrà un’escursione in queste zone di confine, tanto belle dal punto di vista naturalistico, per la presenza combinata di lago e monti.

Sul San Martino, riscoprendo la Linea Cadorna

Nella zona del luinese, oltre alle più famose vette del Tamaro e del Lema, sicuramente panoramicissime, sorgono elevazioni minori, ma altrettanto interessanti, soprattutto per la storia che nascondono, celata sotto i boschi e tra le rocce.

Si racconterà in questa breve relazione la risalita al Monte San Martino, sito in Valcuvia ed interessante per il recente recupero delle installazioni militari, risalenti al periodo della Grande Guerra, note con il nome di Linea Cadorna. L’escursione proposta permette di aggirarsi e scoprire, con un interessante percorso, trincee, ridotte, postazioni, bunker e punti di osservazione. E ovviamente garantisce il raggiungimento della vetta della montagna. La descrizione è tratta dal volume, scritto da Guido Caironi ed edito da Idea Montagna “Escursioni lungo la Linea Cadorna. Natura e storia tra le trincee silenziose”.

L’itinerario parte da Cassano Valcuvia, sito ad una decina di chilometri a sud rispetto a Luino. Si parcheggia in centro paese, in via Pasubio, e si risale a destra, seguendo la strada e iniziando a percorrere la mulattiera militare. Giunti ad una prima radura la si attraversa, entrando direttamente nelle trincee. Si oltrepassa una galleria (utile una torcia), si esce su di una scalinata e si risale ad una piazzola per bombarda. Il percorso intercetta quindi un’ampia pista forestale, da seguire sulla sinistra per circa 2 Km, fino a che, sempre a sinistra, si stacca un ripido sentiero (indicazioni per il San Martino). Si sale con fatica nel bosco e si costeggia più in alto una falesia da cui si scorge il sottostante e curioso Sass Cadrega. Sulla falesia si aprono numerose postazioni per mitragliatrice, che possono essere visitate seppur con la dovuta attenzione, stante la ripidità delle scalinate che conducono alle feritoie direttamente scavate nella falesia rocciosa.

Si sale sempre nel bosco, attorniati da numerose postazioni, caverne e trincee, sino a giungere nei pressi di un abbeveratoio militare oramai interrato. Si piega a destra raggiungendo la strada militare “Mesenzana – San Martino”. Piegando a sinistra è possibile invece osservare i resti dell’ex caserma Cadorna (Villa San Giuseppe).

Si sale ancora su sentiero, sino ad incontrare una nuova falesia, la cui sommità viene raggiunta grazie ad un sentiero scalinato, fino a raggiungere la postazione di osservazione (non visitabile), noto come “Buco del Diavolo”. Il percorso compie quindi numerosi tornanti, sino alla vetta del San Martino, dominata dalla Cappella di San Martino in Culmine (1087 m). 

Per la discesa si torna fino alla pista che conduce nei pressi di Villa San Giuseppe, ove si prende la mulattiera militare in direzione di Mesenzana, passando presso l’accesso al noto Forte di Vallalta, conosciuto anche per le vicende militari legate alle guerre partigiane che qui si svolsero durante la Seconda Guerra Mondiale. Diviene d’obbligo la visita alle ampie camere in caverna, che ospitavano gli altrettanti grandi cannoni. Si continua quindi in discesa sull’ampia pista, fino alla quota di circa 470 metri, ove le bandierine di segnalazione del percorso guidano l’escursionista nel bosco, fino alla radura di Cà del Rocco e al rientro a Cassano Valcuvia.

Il presente articolo è stato pubblicato in forma leggermente corretta su La Prealpina del 19 agosto 2021

5 risposte a "Il mercato di Luino e i suoi dintorni"

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