Baciami ancora

Baciami ancora – Italia/Francia 2010 – di Gabriele Muccino

Drammatico/Romantico – 139′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

Che direzione avranno preso le vite di Carlo e di Giulia, indimenticabili protagonisti de “L’ultimo bacio”? Gabriele Muccino torna in Italia con l’attesissimo sequel del film che lo ha rivelato al grande pubblico. Tornano quindi gli ex trentenni protagonisti della storia di tutte le storie d’amore alle prese con gli intrecci di amore e amicizia che il destino ha loro riservato.

Mah, che dire… Il voto parla già da solo, e immagino che un po’ tutti si saranno fatti la propria idea su Muccino, su questo sequel e in generale sulla paesaggistica di film amorosi italiani che tanto piacciono alle ragazzine. Personalmente posso dire che non ho mai avuto niente a priori contro Muccino, anzi ho sempre cercato di giudicarlo criticamente, tenendo in considerazione alcune opere meritorie e altre meno valide. Questo perché non credo si possa accomunare impunemente Muccino a tutta un’altra serie di registi nostrani dediti a filmetti da due soldi di facile successo commerciale (e non c’è bisogno di citare i malfamati Vanzina ma ci si può rifare anche solo a Veronesi o Brizzi, i seguaci della commedia popolare all’italiana che cercano di darsi un tono).

Mi sembra invece che scavando scavando qualcosa di buono Muccino ce l’abbia, sia come capacità registica complessiva, sia per il tentativo di dare qualche minimo di contenuto nei suoi film. Baciami ancora però è un progetto che fin dalla nascita è indifendibile. E non tanto per la logica paraculo di sfruttare quello che in effetti è forse stato il miglior film di Muccino (L’ultimo bacio), opera veramente di un certo livello, in grado di rispecchiare una generazione che per molti versi non ha la tempra morale e il senso del dovere di quelle precedenti. No, non è solo per quello, che i sequel in fondo li fanno tutti, cani e porci, e mica sempre sono cose negative, anzi…

Il problema è che quando fai un seguito dovresti avere la bontà di cercare di dire qualcosa di più, di sforzarti di trovare contenuti nuovi, raccontati magari anche in maniera diversa. Anche perché tra un film e l’altro sei stato a Hollywood, ti sei fatto un nome a livello internazionale, e per forza di cose un po’ di aspettative uno se le fa. E invece niente, Muccino ripropone praticamente lo stesso film di dieci anni fa, con gli stessi personaggi invecchiati (male) di cui si racconta l’impietosa vita sentimentale (ed esistenziale) non ancora risolta, nonostante i trentenni siano diventati quarantenni. Il valzer di tradimenti, baci, scopate di tre minuti, ritrovi fraterni, nuovi incontri, amori che nascono, amori che finiscono, amori che ritornano è quanto di più noioso potesse mai esserci.

Buttaci dentro un morto, chiudi con un’immagine del Brasile, luogo lontano dalle nevrosi della patria di origine e il gioco è fatto: un altro film è stato realizzato e i critici hanno di che dividersi. Intanto il pubblico paga il biglietto per godersi un paio d’ore di frustrazioni, affanni e personaggi che sembrano essere sempre arrivati sul set di corsa, tante sono le volte che recitano con un fiatone degno di un maratoneta alla fine della gara. Mancando l’elemento sorpresa si prova a far presa sulla tematica della disgregazione della famiglia, fenomeno così tipico della nostra società secolarizzata. Non ne viene fuori una soluzione fissa, non c’è niente di scontato: a volte si salva l’unione matrimoniale mandando giù bocconi amari, altre volte i conflitti sono esasperati e irreparabili.

In generale però l’impressione è che Muccino si lasci andare raccontando gli eventi completamente a casaccio, concentrando l’attenzione su una coppia per un quarto d’ora prima di ricordarsi che ci sono gli altri personaggi da seguire. Ne viene fuori una rincorsa continua in cui si cerca di rattoppare i buchi facendo i salti mortali. A farne più le spese è Marco Cocci, la cui presenza è un inutile orpello. Gli altri attori sono buoni professionisti, poco da dire: al di là del solito Accorsi che da anni ormai la sua parte la sa a memoria, troviamo Santamaria, anch’egli abituato bene a fare la parte del frustrato un po’ schizofrenico, e l’ottimo Favino, il più godibile e genuino, mentre Pasotti sembra fin troppo compassato ed evanescente. Sulle donne non mi pronuncio per timore di offendere il gentil sesso.

Fermiamoci qua quindi, e se potete cercate di non ascoltare i vecchi guasconi che vi parleranno bene di questo film. Statevene a casa e litigate con il vostro partner, dopodichè fate l’amore per riappacificarvi e infine cominciate a farvi mille paranoie mentali. Avrete lo stesso effetto e avrete risparmiato i soldi del biglietto.

Voto: 4

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