Torneremo al Mottarone!

il lago Maggiore visto da Arona – foto di Francesco Carabelli

Scritto da Francesco Carabelli (introduzione) e Guido Caironi (escursione)

Mi capita varie volte in questi ultimi anni, in cui per vari motivi non posso spingermi fino al mare, di andare spesso al lago Maggiore, ad Arona a Stresa o anche sulla costa lombarda/varesina a Ispra o Angera e Lisanza, e di fare un gioco di finzione immaginandomi sulle rive del mare, magari in Liguria ad esempio in una località a me molto cara, come Alassio.

Cerco una panchina, soprattutto nelle giornate di vento estive, ma anche in quelle invernali, e ascolto la voce del lago, che per noi lombardi e piemontesi è un po’ come il ns. piccolo mare di cui conosciamo ogni angolo e cerchiamo sempre qualche spiaggia o qualche luogo poco conosciuto ove osservare in solitaria la vela solcare le onde e varcare il bacino lacustre da nord a sud o viceversa.

Percepisco quel profumo tipico dell’acqua di lago che per il sentore di alghe può ricordare quella di mare, anche se non porta con sé il salmastro e il salino tipico di quella.

Mi è capitato anche durante queste ferie estive di isolarmi dal mondo e osservare il lago da una panchina ad Arona: lo sciabordio dell’acqua, il sussultare degli scafi, il movimento veloce di qualche uccello che solca il panorama.

Capita poi di riprendere il cammino e passeggiare per delle mezzore lungo il lago davanti a spettacoli affascinanti quali le Isole Borromee, quando ci troviamo a Stresa o magari a Baveno, o la Rocca di Angera, quando ci troviamo ad Arona.

Per me è quasi una tradizione andare almeno una volta all’anno, d’inverno, a Stresa per fare una bella passeggiata lungo il lago, dal centro della cittadina, passeggiando fino a dove una volta partiva la funivia che portava al Mottarone e che oggi per il recente incidente è chiusa, come tutti ben sappiamo.

Chissà quante volte mi ero interrogato sulla sicurezza di quel mezzo che vedevo con le sue cabine solcare i cieli per raggiungere la vetta di quel Mottarone, che conosco per esservi salito in auto dal lago d’Orta o per la strada a pagamento gestita dalla famiglia Borromeo, da Stresa.

Queste strade attraversano dei luoghi incantevoli, ricchi di ville e di vecchi alberghi che ci parlano di un passato glorioso, quando ancora era un trenino a cremagliera a portare i turisti in vetta.

Certo il turismo qui era molto sviluppato fin dalla fine dell’800 e ha certamente risentito dei recenti fatti, ma fino allo scorso anno si faticava a trovare parcheggio in cima al Mottarone, che in qualche modo può ricordare uno di quei passi alpini dell’Alto Adige, ove i turisti arrivano a frotte per poter dire di aver fatto quel pendio a piedi o in macchina e portar via come ricordo uno stemmino da attaccare al bastone (Alpenstock) o una targhetta magnetica da attaccare al frigorifero.

Certo per il panorama ne vale la pena: da una parte il lago Maggiore e tutti i piccoli laghi della sponda lombarda, dall’altro il lago d’Orta e le montagne Ossolane. Il turista, italiano o straniero che sia, non cerca altro, tanto più che in vetta può trovare alberghi e ristoranti e ogni forma di comodità e magari gustarsi un piatto con formaggi e salumi tipici o qualche torta casalinga.

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D’inverno poi gli impianti di risalita fanno sì, quando è presente neve, che si possa sciare e fare pratica su delle piste facili che permettono di fare esperienza ai novelli sciatori e sono sicuramente più comode da raggiungere per i turisti che vengono dalla pianura, perché più vicine di quelle Ossolane.

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Speriamo che prima o poi il Mottarone, pur consci del profondo lutto che ha colpito questa cima e tanti innocenti, possa tornare ai fasti antichi, magari con il funzionamento della progettata moderna cabinovia panoramica che collegherebbe la montagna piemontese sia con il lago d’Orta che con Stresa. 

Lascio ora la parola a Guido che ci proporrà oggi una bella escursione nei suoi dintorni.

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Attorno al Mottarone

La salita al Mottarone e allo Zughero (o Zuchero), permette di conoscere un ambiente molto frequentato, ma interessante per la tipologia di granito rosso che lo caratterizza e per lo spettacolare panorama, non disdegnando una divertente camminata adatta a quasi tutte le stagioni (preferire però la primavera e l’autunno) e sicuramente per tutti, non presentando infatti il percorso difficoltà alcuna.

Lungo la A26 si esce a Carpugnino, seguendo le numerose indicazioni per il Mottarone, salendo fino alla frazione di Alpino, lasciando l’auto o presso il parcheggio a pagamento o poco prima (evitare le giornate festive, in quanto la frequentazione del posto è molto alta).

Si prosegue lungo la strada asfaltata prendendo poi l’ampio sentiero. Si ignora il bivio a destra e si prende il sentiero L1. Si raggiunge l’Alpe Giardino e si ignora la deviazione per la chiesa di Sant’Eurosia, proseguendo lungo il sentiero. Si ignora la deviazione per lo Zughero e, continuando la salita, si raggiungono le prime case del Mottarone, battendo ora un percorso asfaltato sino alla indicazione per l’anello della vetta, non proseguendo quindi su asfalto (che volta a sinistra), ma intraprendendo il sentiero per lo Zughero (o Zuchero) dopo circa un’ora e mezza dalla partenza. Si continua verso l’Alpe Nuovo, guidati da numerosi bolli blu e dalle indicazioni del CAI di Baveno. Si segue il sentiero M3 per Baveno e Stresa e, persa quota, si tocca la vetta dello Zuchero (due ore e quindici di cammino), da dove, tra le rocce arrotondate che ne caratterizzano la cima, si può godere di una vista spettacolare sul Lago Maggiore e le sue famose isole.

Si torna all’Alpe Nuovo, prendendo quindi il sentiero VN1, riguadagnando quota e proseguendo verso la vetta del Mottarone, transitando presso gli impianti sciistici che ne caratterizzano le propaggini. In tre ore e mezza circa si è in cima a questa curiosa montagna, purtroppo un poco rovinata dagli impianti. Tornando sui propri passi e alla strada asfaltata si può raggiungere il rifugio Gran Baita, per poi voltare a sinistra e raggiungere il bivio per lo Zuchero. Da qui si segue il percorso dell’andata tornando all’auto dopo circa cinque ore e un quarto di camminata e poco più di 900 metri di dislivello in salita.

L’articolo è stato pubblicato sul quotidiano La Prealpina il giorno 14 settembre 2021

Una risposta a "Torneremo al Mottarone!"

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  1. Nel gennaio scorso mi ero fermato casualmente sul piazzale di partenza della funivia, a Stresa, e mi ero ripromesso di tornare in estate per provarla. Stranamente, non l’avevo mai fatta, pur essendo anche noi habitué del lago (per esempio ho perso il conto delle volte che ho visitate le isole Borromee, fin da bambino). Quando ho saputo della disgrazia sono rimasto sconcertato. Ma torneremo sul Mottarone!

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