Così lontano, così vicino!

Racconto di Francesco Carabelli (fonte immagine unadonna.it)

Erano giorni di angoscia, angoscia per dare un senso alla vita, nel passare dei giorni piatti e uguali che si stemperavano incolori tra una lezione e l’altra, tra l’attesa di un esame e l’altro.

Unico sollievo a quei giorni grigi erano gli amici, quel gruppo di amici che si era formato col tempo e che sopravviveva nonostante tutte le difficoltà nel fare coesistere caratteri così diversi e difficilmente mutabili.

Ci si trovava il sabato sera in piazza, magari si restava lì un paio d’ore prima di trovare la forza per decidersi a partire e dirigerci verso il pub o il bar che doveva essere bello capiente e spazioso per contenerci tutti.

Quante serate assieme tra una birra, una bibita o un liquore, quando ancora era possibile superare certi limiti, perché la legislazione non era ancora così stringente. Certo, chi guidava di solito si prendeva una bibita o stava leggero, ma tante volte era il fare gruppo che spingeva tutti ad alzare un po’ il gomito e a farsi prendere dalla voglia di festa e spensieratezza.

Certo ogni tanto subentravano le paranoie, i litigi e si decideva di dividersi, di passare quella sera con gli amici più fidati, quei due o tre con cui legavi di più e che ti avevano aiutato nei periodi bui e ti avrebbero aiutato ancora in quel mutuo soccorso tipico dell’amicizia, soprattutto in giovane età, quando non ci sono ancora i legami indissolubili del matrimonio a porre in discussione il legame di affinità per gli amici.

E così anche quel sabato ero uscito con gli amici più fidati. Era un periodo in cui le cose non andavano affatto bene; avevo bisogno di pensare ad altro, oltre gli studi. Il venerdì avevo pensato a te. Era tanto che ci non ci vedevamo, eppure ti pensavo ancora, avevi lasciato un segno indelebile in me, nel mio spirito, spingendomi ad essere diverso da quando ti avevo conosciuto a 17 anni. Avevo iniziato a fare cose nuove a vedere la vita da un punto di vista meno egoistico, ad essere meno attaccato alle cose e a coltivare di più le relazioni, in una crescita spirituale e affettiva che mi aveva da ultimo spinto a pormi delle domande sul mio futuro e a scegliere una facoltà umanistica, anche se sapevo che avrei avuto più difficoltà a portare a termini gli studi, data la mia maggior propensione per le materie scientifiche, e probabilmente a trovare un lavoro. Ma alle spalle avevo la fiducia della mia famiglia e il rispetto degli amici per le mie scelte.

Proprio quel venerdì, quasi un’illuminazione, la certezza che ti avrei rivista presto. Era un pensiero che si legava alla fede, quasi la parola di un confessore, come solo il mio padre spirituale poteva essere, che mi parlava e mi diceva: “presto la incontrerai, presto il tuo desiderio sarà esaudito”.

E così il sabato decidemmo di andare in pochi amici in un nuovo locale (dove oggi ha spazio una nota catena di hamburger), che proponeva musica dal vivo. Eravamo entrati, avevamo preso posto ad un tavolino in un angolo, quando, girando la testa verso l’entrata, ti vidi. Stavi entrando con un gruppo di amici nel locale. Non feci caso se davi la mano a qualcuno, eravate un gruppo assortito, ma non si capiva se ci fossero dei legami affettivi tra le varie coppie di ragazzi e ragazze  che formavano il gruppo. Ti sedesti in un angolo, distante da me e dai miei amici, ma eri visibile da dove mi trovavo e più volte cercai di posare il mio sguardo su di te, cercando di conquistare la tua attenzione. Forse la musica alta, l’alcool, il rumore, non percepii il tuo sguardo nel mio, ma continuai ad osservarti quasi affamato di te, della tua presenza, dopo così tanto tempo.

La cosa strana è che il sabato successivo tornammo lì e ancora ti presentasti con lo stesso gruppo di amici e ancora quella voglia di te non era venuta meno e passai molto tempo diretto con il mio sguardo verso il tuo tavolino, cercando inutilmente di suscitare la tua attenzione.

Forse eri già fidanzata, forse non mi ricordavi più, forse l’ambiente non era dei migliori, ma oggi sono conscio che in altre situazioni mi avevi dato modo di capire che sapevi chi ero e che ti ricordavi di me.

Pochi mesi dopo ci incontrammo infatti, per caso, ancora. Una passione ci accumunava. La prima volta che eravamo usciti assieme con il nostro gruppo di amici eravamo andati in piscina e mi avevi raccontato che frequentavi quell’ambiente da anni, che ti piaceva nuotare e lo facevi con interesse, conscia dei benefici che questa attività comportava, nonostante gli sforzi. Io avevo imparato a nuotare al mare in vacanza, quando avevo 8 anni, ma non avevo mai nuotato in piscina e in qualche modo mi sentivo in imbarazzo; ma poi, qualche anno dopo mi ero iscritto a un corso di nuoto per migliorare la mia tecnica e la respirazione sott’acqua, e avevo iniziato a frequentare le piscine della zona per allenarmi. Eravamo quel gruppo di 4-5 amici che ci davamo appuntamento la sera o nel fine settimana, per passare del tempo assieme e divertirci oltre ad allenarci.

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Proprio quella sera di ottobre di venti anni fa, entrando in acqua notai una presenza familiare: eri tu che ti stavi allenando nella corsia in cui con i miei amici avevamo finito per nuotare. Salutasti un nostro amico comune, poi ti accorgesti di me e credo che, per pudore, per non ferirmi, per non suscitare sentimenti contrastanti, finisti la vasca e andasti negli spogliatoi.

Compresi da quell’atteggiamento che temevi i miei sentimenti e che non ti era indifferente la mia presenza.

Avevi capito che io provavo qualcosa per te, ma probabilmente eri anche conscia che il mio amore era immaturo e mi aveva spinto a comportarmi in maniera stupida, pur di poter destare la tua attenzione. Temevi forse che dare corda al mio sentimento ti avrebbe bloccato e ci avrebbe bloccato in una situazione di stallo e preferivi vivere con serenità la tua vita, dedicandoti agli studi e agli amici più fidati.

Con il tempo avresti realizzato pienamente i tuoi obiettivi, conscia delle tue possibilità, vivendo la tua vita con gioia e propensione al dono.

Quel sorriso, quella voce, quell’atteggiamento di apertura al mondo, sono ancora oggi per me la chiave per guardare al mondo e non sarò mai sazio, non potrò dimenticare perché ancora oggi tu vivi in qualche modo nella mia vita, forse trasfigurata in una presenza angelica e spirituale e non più di carne e ossa.

Ancora oggi tutte le volte che passo per quel quartiere il mio pensiero vola a te e rivive nel presente il tuo spirito e il tuo esserci.

Ora che ho 40 anni vedo le cose con più distacco e pur desiderando ancora profondamente la tua presenza, vedo nel distacco e nella possibilità di riflessione una via nuova per amare in un modo più maturo e rispettoso, facendo cadere ogni pretesa e lasciando spazio alla vera agape.

In weiter Ferne, so nah!

Questo racconto è stato pubblicato sul quotidiano La Prealpina il 6 ottobre 2021

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