Respect

Respect – Canada/Stati Uniti 2021 – di Liesl Tommy

Biografico/Drammatico/Musicale – 145′

Scritto da Gabriella Massimi (fonte immagine: iodonna.it)

Debutto cinematografico della regista teatrale Liesl Tommy, Respect, narra le vicende della cantautrice Aretha Louise Franklin, dall’infanzia nel coro della chiesa del padre predicatore, fino alla celebrità che l’ha portata ad essere la prima donna al mondo a entrare nella Rock and Roll Hall of Fame.

 

Liesl Tommy, regista principalmente teatrale, ha fatto il suo debutto sul grande schermo e per questo evento ha scelto un soggetto di grandissimo impatto mondiale: the Queen of Soul, Aretha Louise Franklin.

Prima trasposizione cinematografica della vita di Aretha Franklin, la pellicola, “Respect”, girata tra settembre 2019 e febbraio 2020 ha già avuto un grand ritorno in USA ed è prevista la sua uscita nelle sale italiane per il 30 settembre.

Diciamocelo, non fare centro con un film su un personaggio come quello di Aretha credo sia pressoché impossibile, e infatti non posso certo dire che la pellicola non sia più che valida. Dietro un’interpretazione magistrale da parte di Jennifer Hudson, approvata da Aretha stessa nell’agosto 2018 come migliore candidata per vestire i suoi panni, si trova un film che tocca quasi tutti i temi fondamentali della vita di Aretha, facendo però molta fatica ad approfondirli nel modo corretto.

Ma andiamo con ordine.

Memphis, 25 marzo 1942, nasce Aretha Louise Franklin dal predicatore battista Clarence LaVaughn Franklin e dalla cantante gospel Barbara Vernice Franklin.

Sorella di mezzo tra Erma e Carolyn, Aretha scoprì fin da giovanissima le sue doti canore grazie anche alla madre che però divorziò dal padre quando la piccola aveva solo 6 anni.

Quattro anni dopo il divorzio la donna morì giovanissima per un attacco di cuore e per Aretha fu un vero shock, tanto da portarla a non voler più parlare o cantare per molto tempo.

Spronata dal padre, che aveva capito fin da subito le potenzialità della figlia e non era di certo intenzionato a farsele sfuggire, Aretha iniziò a cantare e suonare il pianoforte nella parrocchia del padre insieme alle due sorelle.

Nemmeno le due precoci maternità la fermarono dall’ascesa al successo che la portò a firmare prima un contratto con la Columbia, poi con l’Atlantic Records. 

Dopo qualche disco di scarso successo iniziò a scalare le classifiche e i diversi stili musicali: passava con scioltezza dal gospel al blues, dal pop al rock, ottenendo grandissimi riconoscimenti sia con i suoi brani, Chain of Fools, A Natural Woman, Think, che con le sue cover, Eleanor Rigby dei Beatles, Bridge over Troubled Water di Simon & Garfunkel e la ancora più nota Respect di Otis Redding, che divenne un vero e proprio inno dei movimenti femministi e dei diritti civili.

Negli anni ’70 iniziò il declino, sia per la fine del matrimonio con il suo manager Ted White, uomo molto violento, sia per la ormai emergente disco music che rubava spazio e materiale alla regina del Soul.

Grazie alla partecipazione nel film The Blues Brothers, Aretha riuscì a tornare alla ribalta e creò tra gli altri anche alcuni pezzi più tendenti al dance, ad esempio Sisters Are Doing for Themselves con gli Eurythmics.

Dopo l’incredibile esibizione ai Grammy Awards del 1998 e alla cerimonia di insediamento di Barack Obama nel 2009, Aretha dichiara di non voler più fare concerti ed esegue la sua ultima performance nel dicembre del 2017 al venticinquesimo anniversario della Elton John AIDS Foundation.

Muore per complicanze del cancro al pancreas il 16 Agosto del 2018.

Nel corso dei suoi 76 anni di vita Aretha ha avuto modo di confrontarsi con diversi personaggi del mondo dello spettacolo e del panorama politico e sociale dell’America di Martin Luther King. 

Ha dovuto fare i conti in prima persona con la pedofilia, lo stupro e la violenza domestica nei confronti delle donne.

Temi tutti questi che vengono si mostrati nella pellicola di Liesl, ma non veramente affrontati.

Della gravidanza a 12 anni si vede un solo annebbiato fotogramma, della sua forte amicizia e collaborazione con il Dottore, King, ci sono solo dei frammenti, delle sue lotte femministe ci sono le canzoni.

E nonostante siano stati principalmente drammatici gli eventi della sua vita, sono stati però proprio questi a renderla la donna che è stata, la regina del Soul, la prima donna della storia ad essere entrata nella Rock and Roll Hall of Fame.

Solo un elemento non si può certo dire che manchi nel film: la Chiesa. 

Dal primo fotogramma all’ultimo, i comizi, i canti, gli applausi accompagnano le varie fasi della vita di Aretha, che dal Gospel non è mai veramente riuscita a staccarsi, tenuta dal padre a un guinzaglio invisibile che non è mai riuscita a sfilarsi anche se del resto si sa che “la gente di chiesa è la meno raccomandabile”.

 

Voto: 8 

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