2012

2012 – Stati Uniti 2009 – di Roland Emmerich

Azione/Avventura/Fantascienza – 158′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

Il 2012 è l’anno in cui, secondo il calendario Maja, avrà  luogo la fine del mondo. Mentre la fatidica data si avvicina il Professor West viene a conoscenza di alcune tempeste solari di forte intensità che hanno colpito il pianeta. Lo scienziato prova a dare l’allarme, ma viene osteggiato dalla comunità  scientifica, non riuscendo a comunicare le informazioni in suo possesso al presidente degli Stati Uniti d’America. Intanto il tempo passa e le catastrofi si fanno sempre più frequenti.

Una cosa è senz’altro innegabile: 2012 è uno di quei film che per godere appieno deve essere assolutamente visto al cinema o perlomeno su uno schermo enorme. Dato lo schiamazzo che ha accompagnato il film saprete senz’altro già tutti il motivo per cui sono partito con una simile premessa. L’ovvietà è che 2012 più che un film sembra un’enciclopedia documentatissima di effetti speciali, in cui dall’inizio alla fine non si fa che vedere una scena più sorprendente e distruttiva dell’altra. Tanto che alla fine, interrogato da chi ti chiede se il film sia stato bello oppure no risulti addirittura incerto, talmente stordito che l’unica cosa che ti viene in mente è uno striminzito “questo film è…è…troppo!

Troppo davvero, esagerato nella sua spettacolarizzazione della prossima (tocchiamoci!) fine del mondo, riprodotta in maniera mai così dettagliata e catastrofica come in quest’opera. E sì che Roland Emmerich è un esperto del kolossal catastrofico, avendoci già regalato roba come Indipendence day e L’alba del giorno dopo. Ci aveva già fatto vedere New York attraversata da orsi polari e la Casa Bianca distrutta dagli alieni, quindi un po’ di esperienza a riguardo se la sarà anche fatta.

In 2012 vedrete delle cose davvero incredibili: Los Angeles che sprofonda su sé stessa, le Hawaii trasformate in un unico vulcano in attività, la Casa Bianca spazzata via da una portaerei, un barcone enorme che va a sbattere contro l’Everest (impossibile non pensare almeno un po’ a Titanic in questo caso), incredibili acrobazie aeree e, dulcis in fundo, la Basilica di San Pietro che va a sfracellarsi sul Presidente del Consiglio Italiano, il quale (non si sa se per una voluta ironia del regista o per uno stereotipo buono forse per l’epoca De Gasperi) in mezzo al disastro decide di non salvarsi ma di restare a pregare a Roma con la famiglia e il Papa (giuro che la platea al vedere la scena è scoppiata in una risata fragorosa con tanto di applauso!).

Giusto per far capire come per poter vedere un evento del genere ci vorrebbe proprio la fine del mondo… Cialtronate a parte bisogna però cercare di dare un quadro critico di un film sì spettacolare, ma nel complesso un po’ vuoto nei contenuti. Se togliessimo gli effetti speciali rimarrebbe infatti ben poco nel film, se non il solito intreccio tra visione dall’alto (i vertici di Washington che complottano e si preparano tra sotterfugi vari) e dal basso (ecco che compare il buon vecchio John Cusack, reduce dallo scarso successo di 1408, qui nei panni di padre che per salvare la famiglia si trasforma prima in Michael Schumacher, poi in Superman e infine in Phelps).

Il tema di fondo è sempre il solito de L’alba del giorno dopo: uno scienziato scopre il disastro imminente e avvisa i vertici. Ma il disastro è inevitabile a causa della forza sconvolgente della natura, alla quale però l’umanità riesce ad opporre quella resistenza minima che gli permette di salvarsi come specie. Solito tran tran insomma, e l’impressione che dopo tutto si potesse osare un pelo di più sui contenuti per provare ad avvicinare il mostro sacro Steven Spielberg. Invece ci si è limitati solo ad una serie di effetti speciali straripanti. Potenza della moderna tecnologia. La quale mi fa sempre riflettere a quello che direbbe il grande Bazin di Emmerich

Voto: 6

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