Il Superpoliziotto del Supermercato

Paul Blart: Mall Cop – Stati Uniti 2009 – di Steve Carra

Azione/Commedia/Crime – 91′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: comingsoon.it)

Paul Blart è un papà single che abita in periferia e lavora come guardia giurata in un centro commerciale del New Jersey. Paul è molto attaccato al suo lavoro e, nonostante nessuno lo prenda sul serio, si considera fondamentale per la sicurezza del centro commerciale. Un giorno come un altro la sicurezza delle persone in giro per negozi è minacciata da una rapina: sarà allora che Paul avrà la possibilità di comportarsi da vero poliziotto e riscattarsi.

Il primo dato interessante che si ottiene riguardo al film in questione è che è stato un enorme successo commerciale sia in madrepatria (USA) sia in giro per l’Europa (ottimi riscontri in Germania e Inghilterra soprattutto). Con un profitto che supera di gran lunga i cento milioni di dollari diventa in effetti difficile rispondere al motivo per cui non si sia provato a pompare il film anche in Italia, paese in cui il pubblico ormai pare notoriamente apprezzare ogni cagata meritevole di menzione.  

Forse ci hanno sopravvalutato, vien da pensare. Forse han visto che qua ormai stanno uscendo film del calibro di Cosmonauta, Vincere, Il grande sogno e hanno pensato che fossimo tornati ad essere il belpaese di una volta, che straripava di autori e autorini artigiani del cinema. Forse semplicemente chi decide si è distratto o si è fatto un cannone di troppo, non so, fatto sta comunque che almeno questo ce lo siamo evitato, o almeno voi ve lo siete evitato, anzi il pubblico massificato italiano se l’è evitato, grazie ad una distribuzione infima (10-15 copie) in un periodo infimo (l’estate nel suo apogeo: metà luglio).  

Steve Carr, per chi non lo conosce, è un regista che può vantare film del calibro di L’asilo dei papà, Finalmente a casa e Dottor Dolittle 2. Il 2 eh, neanche il primo, il 2! Della serie che probabilmente perfino Betty Thomas, autore del primo Dottor Dolittle, si era rifiutato alla semplice idea di scavare il fondo del barile realizzando un sequel in una logica tanto scadente. Così i produttori presero il primo che passava per strada che non si ponesse di simili dubbi etici, ed ecco così spiegato l’approccio al cinema nel 2001 di tale Steve Carr.  

Sono cattivo? Si, un po’, lo ammetto, e senz’altro esagero non poco, però insomma, credo di aver reso un po’ l’idea che Steve Carr non sia propriamente un autore degno di memoria storica, ecco. E in effetti la sua regia è una delle cose più scialbe ed inutili che ci si potesse aspettare, nella maggiore mediocrità e anonimità immaginabile per un regista.  

La sceneggiatura poi non migliora le cose, facendo leva su un personaggio tragicomico (Paul Blart) impersonato da Kevin James: un agente di sorveglianza (non un poliziotto eh, occhio!) ciccione, diabetico, timido e sfigato. Uno che ha provato a fare l’esame di ingresso nella polizia per otto volte consecutive senza riuscire a superarlo. Uno che privato del prezioso zucchero sviene cadendo periodicamente a terra in maniera fulminea e rettilinea.  

Un personaggio che ispira molta tenerezza e ben poche risate insomma, soprattutto nella prima parte del film, tremenda e noiosissima, in cui non si capisce proprio dove Carr voglia andare a parare, con un’opera che induce ad un certo sorriso a denti stretti che accompagna un imbarazzo sostanziale per tutta una serie manifesta di trovate comiche slapstick scadenti ed ammuffite, incrociate malamente con un clima di tragicità patetica senz’altro esagerato e fuori luogo in una simile commedia.  

Kevin James (in passato spalla di Will Smith in Hitch) fa quello che può ma non pare sfruttare appieno le potenzialità del suo personaggio, concedendo troppo ad un’estetica disneyana assai poco graffiante ed accattivante. Nella seconda parte del film si migliora un pochino, con alcuni innesti di parodia dell’action movie davvero esilaranti (tale ad esempio l’emergere di James dal mare di palline colorate durante il conflitto con un malvivente) ma nel complesso non riesce ad arginare una trama molto scontata e una mancata messa a fuoco dei personaggi complementari (la ragazza Amy? Il cattivo tendenzialmente simpatico e incapace?). Ne viene fuori un filmetto insipido e di dubbio gusto, buono per famiglie ormai rassegnate ad una vita priva del benchè minimo stimolo intellettuale. Roba triste insomma. Brutta e triste.

 

Voto: 4

 

 

 

 

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