Cadillac Records

Cadillac Records – Stati Uniti 2008 – di Darnell Martin

Drammatico/Biografico/Musicale – 109′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

Ambientato nell’universo musicale della Chicago degli anni 50, il film segue l’ascesa e il declino dell’etichetta musicale Chess Records e ci fa rivivere l’epopea di personaggi leggendari come Muddy Waters, Leonard Chess, Little Walter, Howlin’ Wolf, Etta James e Chuck Berry.

Cadillac Records è un film che un critico cinematografico come Bazin avrebbe stroncato a prescindere. Questo perché il grande critico francese aveva in testa il pensiero che un regista oltre a dare un’impronta personale al film (negli anni ’50 è ormai assodato l’assioma regista-autore) dovesse sfruttare tutte le tecniche più recenti mostrando di possedere ogni segreto delle scoperte tecnologiche utili per il cinema.

Ovviamente Bazin non poteva immaginare che un giorno si sarebbero fatti dei film interi in maniera pressochè totalmente virtuale grazie alle tecnologie digitali. Ciònonostante quel principio, valevole per ogni altra arte da tempi immemori, si affermò da quel giorno una volta e per sempre anche nel cinema. Per questo un film come Cadillac Records sarebbe da stroncare pressochè istantaneamente, visto il suo perfetto formalismo che qualcuno potrebbe anche bollare come becero calligrafismo.

Questo perché il film si inserisce in una lunga fila di biopic musicali di lontana origine, che negli ultimi anni paiono uno dei filoni più consistenti intrapresi a Hollywood, soprattutto in vista di uno spietato recupero di eroi ed eroine del rock “storico” e ormai leggendario degli anni ’70. Tutti i grandi registi americani si sono cimentati nel genere: Clint Eastwood con Bird, Spike Lee con Mo’ Better Blues, Oliver Stone con The Doors e via dicendo. Recentemente abbiamo avuto film “artistici” come Control di Corbijn e Walk the line di Mangold mentre si vocifera di film su Frank Sinatra e Jimi Hendrix.

Eppure è vero che dopo Walk Hard di Kasdan, che prendeva allegramente per i fondelli il genere, è difficile restare seri e impassibili al pensiero di guardare un film che segua la solita convenzionalità stilistica ormai nota. Si dica quello che si vuole insomma, ma resta il fatto che Cadillac Records fila bene, anzi fila proprio che è una meraviglia. Gli si riconoscono certo un po’ di limiti anche extra-stilistici (a cominciare dall’eccessivo patetismo e languore che spesso prende la mano, o il fatto di sfruttare fin troppo facilmente l’accattivante clima musicale grazie alle straordinarie canzoni che hanno fatto la storia) ma di fatto non si può dire che Darnell Martin abbia fatto un brutto lavoro.

Niente di geniale o straripante ma un compitino ben svolto che sfrutta una sceneggiatura accattivante e una serie di personaggi-intepreti che non possono non far innamorare lo spettatore: dal Muddy Waters (Jeffrey Wright) partito dai campi per far portare il blues nelle case della gente all’Etta James (una straordinaria Beyoncé Knowles, roba che non ci si crede) che incanta e sorprende non solo per voce (vabbè) ma soprattutto per una recitazione davvero sentita e sopraffina. E giù giù fino a Chuck Berry (Mos Def), Willie Dixon (Cedric the Entertainer), Little Walter (Columbus Short), l’ululante un pò pazzoide Howlin’ Wolf (Eamonn Walker) e ovviamente l’uomo attorno a cui ruotano tutte le vicende: Leonard Chess (Adrien Brody), padre della Chess Records, storica casa discografica di Chicago fondamentale per la storia della musica nel ventennio 50-60s.

Ne viene fuori un ritratto sentito ed emozionante di una scena e di un manipolo di artisti molto più umani di quanto si potrebbe pensare. Non siamo ai livelli di 24 Hour Party People insomma, ma si gode quanto basta.

Voto: 7

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