The Spirit

The Spirit – Stati Uniti 2008 – di Frank Miller

Azione/Crime/Fantasy – 103′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

Un ex poliziotto (Danny Colt) torna miracolosamente in vita e grazie all’acquisizione di superpoteri diventa The Spirit, eroe e protettore di Central City. Il suo nemico di pari poteri è Octopus, alla ricerca di un bene che può dargli l’immortalità.

C’era abbastanza attesa per la seconda opera (la prima in completa solitudine) di Frank Miller come regista cinematografico dopo il boom dell’esordio Sin City (diretto assieme a Robert Rodriguez e la supervisione di Tarantino) che si era di fatto posto come passaggio obbligato per un nuovo modo di fare cinema nel mondo fantascienzagrottescographic novel e quant’altro. Un modo di riproporre la fumettistica “di livello” completamente innovativo che deviava da una regia di tipo più “classico” come era in film come V per vendetta.

Purtroppo, è bene dirlo subito, Miller da solo pare purtroppo aver toppato di brutto presentando un’opera a dir poco inguardabile per thrashaggine. La scelta questa volta cade sul fumetto di Will Eisner che tanto successo ebbe negli anni ’40 in America, e narra la storia di tale curioso supereroe Danny Colt, ex agente di polizia che dopo essere deceduto “risorge” con poteri rigeneranti incredibili, acquisendo un fisico a prova di qualsiasi arma da taglio o da fuoco.

La nemesi di Colt è tale Octopus, qui interpretato da un Samuel Jackson che fa rimpiangere ogni giorno che passa i bei tempi di quando andava in giro con il suo bel parruccone afro snocciolando a memoria salmi della bibbia. A chiudere il cast sono una Scarlett Johansson nel ruolo di “professorina del male” e la “femme fataleEva Mendes, entrambe impeccabili e notevoli nei loro ruoli, nonostante la Scarlett venga tenuta costantemente troppo vestita…

Il problema vero è il protagonista Gabriel Macht, scommessa fallita per mancanza di carisma e credibilità, visto il suo ruolo in bilico tra comic-hero e giustiziere vero. Di fatto un dongiovanni farlocco privo di spessore e negletto, incapace di stare al passo con i sublimi personaggi di Sin City. Macht si mostra insomma completamente incapace di maneggiare e far suo un ruolo che già in partenza si presentava tremendamente complesso.

Viene da pensare comunque che lo scomodo confronto con Sin City sia perso in partenza soprattutto per la mancanza di Rodriguez. È una sensazione che per ora è basata su un indizio e che andrà suffragata dai film successivi ma l’impressione è che Miller sia il cervello creativo grafico che privo dello humour sferzante di Rodriguez (e Tarantino) rischia di pitturare sublimi ritratti (fotografia eccellente) sprecati per una trama e una serie di scene che necessiterebbero di un taglio più “serioso”, quanto meno in grado di recuperare una dimensione ironico-grottesca davvero degna di tale nome, invece di degenerare in momenti imbarazzanti di fantasy (l’incontro con la “Morte”) o di thrash-comedy sulle soglie del ridicolo (uno qualsiasi dei numerosi incontri-scontri tra Danny e Octopus va bene per rendere l’idea).

Peccato perché per il resto l’atmosfera dark e rétro della metropoli spettrale, vera “amante” indiscussa del nostro “eroe”, è resa in maniera sontuosa. L’impressione è quindi che l’abito della storia sia doppiamente notevole, esternamente (la fotografia di Miller in parziale continuità con Sin City) e internamente (la ricostruzione per l’appunto della città), ma paradossalmente troppo elevato per il contenuto fatto di no-sense, buffonate e barocchismi di dubbio gusto. Vuoi vedere allora che gran parte del ritmo di Sin City era merito di Rodriguez? Il dubbio c’è ma sarebbe certo ingeneroso da parte nostra elevarlo ad assioma senza dare occasione al Miller-regista di rifarsi con altre prove più brillanti. E allora aspettiamo, ma nel frattempo stronchiamo.

Voto: 4

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