Finalmente la libertà

Scritto da Francesco Carabelli (foto dell’autore)

Sono passati un paio di anni da quei giorni, ma sembra un’eternità.

Era dicembre 2019. Finalmente, dopo più di dieci anni di lavoro, riconquistavo una certa autonomia, dopo che il mio diretto superiore era andato in pensione. Mi aspettavo molto.

La tensione accumulata in quegli anni, lo stress, le migliaia di caffè bevuti per forza per tenersi attivi, le gastriti, i pranzi in mezz’ora, tutto forse sarebbe cambiato.

Si era vicini alle feste di Natale, un periodo di solito felice o almeno più gioioso del solito.

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Quell’anno stavamo organizzando qualcosa per il periodo natalizio. Un Capodanno in compagnia, una gita a Crodo per vedere i tradizionali Presepi sull’acqua, una Epifania da passare assieme tra amici, visto che un nostro amico comune, che vive in Friuli, ci avrebbe fatto visita. Con lui saremmo poi anche andati in Canton Ticino ad acquistare la torta dei re Magi, dolce tipico svizzero che si poteva trovare anche nei piccoli supermercati dei distributori di confine. È questo un dolce che non manca sulle tavole ticinesi, un pan brioche a spicchi; in uno di essi si nasconde una figurina di plastica rappresentante il re magio. Chi lo trova viene incoronato con la corona di cartone che si trova nella confezione della torta. Un modo diverso di festeggiare.

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Una Epifania che si chiudeva con una visita al Brinzio nel pomeriggio e poi una buona cioccolata al lido di Gavirate, per chiudere le feste, passeggiando al tramonto lungo le sponde del lago di Varese.

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Si tornava al lavoro il giorno dopo pieni di speranze, salutando con una colazione assieme, l’amico friulano in partenza.

Sarebbe tornato presto, per motivi di lavoro, e avrebbe allungato la strada per passare un fine settimana da noi, inconsci del pericolo incombente sulle nostre teste.

L’inaudito, l’inaspettato si stava presentando alle nostre porte.

Se ne era parlato a lungo di questo corona virus, ma sembrava lontano, laggiù in Cina.

Proprio attorno alla metà di febbraio il nostro amico era stato per lavoro nel lodigiano, inconscio che da lì a qualche giorno, in quelle zone si sarebbe riscontrato il primo caso italiano di covid 19.

C’era si timore ma non ci aspettava che sarebbe accaduto tutto così velocemente.

Avevamo passato un fine settimana in giro per la provincia con il nostro comune amico Riccardo.

Avevamo fatto un salto a Besozzo in una famosa e rinomata pasticceria, con l’intenzione di incontrare una nostra amica e la sua famiglia, ma questa però aveva avuto degli impegni improvvisi e non ci aveva raggiunto.

Ci eravamo allora spostati verso sud, seguendo la superstrada che porta a Vergiate, e ci eravamo fermati in riva al lago di Monate, più o meno all’altezza del cementificio, a scattare delle foto di ambiente lacustre invernale, data la nostra comune passione per questa attività artistica-hobbistica.

Poi in serata un giro a Gallarate, luogo natio del nostro amico, residente in Friuli.

C’era ancora aria di festa. Era installata in piazza una ruota panoramica ed, essendo il week-end di San Valentino, c’era molto movimento nei bar e nei ristoranti.

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Nessuno sospettava che di lì a pochi giorni sarebbe iniziato il lockdown e bar e ristoranti avrebbero dovuto dedicarsi al solo asporto, per cercare di sopravvivere.

Finimmo in un bar dalle parti della stazione a raccontarci i nostri problemi, i nostri desideri, le nostre speranze all’inizio di un nuovo anno.

Ormai questa frequentazione episodica, quelle 3-4 volte l’anno aveva rinsaldato un’amicizia che era sorta sui banchi di scuola e che era sopravvissuta nonostante gli anni e gli spostamenti.

Ci eravamo persi di vista per qualche anno, ma poi ci eravamo ritrovati e avevamo fatto assieme esperienze di vacanze anche all’estero, in bicicletta, coinvolgendo amici comuni e, nel bene e nel male, avevamo mantenuto i contatti.

Ma adesso ci aspettava un nuovo cambiamento, che avrebbe messo a dura prova la nostra amicizia.

Certo, c’erano internet, Skype, il telefono, ma poi diventava difficile trovare il tempo per comunicare, se non tramite i messaggi su whatsapp.

Anche con gli amici che ci avevano ospitato all’Epifania c’erano problemi di comunicazione, nonostante la vicinanza.

Tutto diventava più difficile, nonostante le salde amicizie, gli anni e le esperienze comuni.

Il covid era arrivato inaspettato e aveva spazzato via tutto indiscriminatamente, lasciandoci i cocci di belle simpatie e amicizie.

Sarà dura recuperare, dato che il non detto ha un peso, dato che il non frequentarsi di persona dà adito alle interpretazioni più diverse.

Forse una rinnovata e ritrovata normalità e quotidianità permetterà di riallacciare relazioni pluridecennali e torneremo a gustare il valore dell’amicizia e della comprensione gratuita reciproca, il bello dello stare insieme in compagnia, ridendo e scherzando, non più divisi da uno schermo del computer, ma stringendoci la mano e guardandoci in faccia, magari gustando assieme una colazione o un aperitivo assieme agli amici di sempre.

Solo quando ciò sarà possibile, quando davvero la normalità tornerà ad essere quotidiana e ordinaria, solo allora sapremo che oltre ad esserci salvati fisicamente da questa pandemia, avremo salvato le nostre anime e i nostri spiriti e potremo dirci ancora di essere uomini che gustano della presenza e della compagnia dell’altro.

Ci aspettavamo la libertà, ma è arrivato il lockdown, ci aspettavamo di vivere appieno la vita, dopo tante frustrazioni, ma è giunta l’ora di aspettare ancora e ripiegarsi in sé stessi, di sperare che domani potremo tornare a muoverci senza divieti o limitazioni, senza il bisogno di essere controllati in ogni luogo, riassaporando il bello dell’esser al mondo alla ricerca della felicità, dell’eudemonia, del nostro buon demone che ci accompagna e che ci stimola a vivere con gioia il momento che ci è concesso di vivere in compagnia dei nostri simili…

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