Una provincia a misura d’uomo

Scritto da Francesco Carabelli (foto dell’autore)

Vivo da quando sono nato in provincia di Varese; ho avuto modo di viaggiare sia in Italia, sia all’estero e ciò che mi ha colpito è che in altri stati c’è una cultura del muoversi lento, a piedi o in bicicletta, che da noi stenta ad affermarsi.

Penso a tante città tedesche dove è la normalità avere piste ciclabili e piste pedonali, magari anche separate e ben segnalate.

Mi chiedo allora da cittadino, senza voler fare preferenze politiche per un partito o per l’altro, perché non si riesca ad esportare questo modello anche da noi. Lo si è fatto in parte per motivi turistici lungo i laghi o le direttrici più frequentate dai nostri turisti affezionati, ma perché non lo si può fare anche in città e soprattutto nei collegamenti tra paesi, quando sono magari due, tre km che dividono questi paesi, collegati da strade carrozzabili sulle quali è da pazzi transitare a piedi, di corsa o in bicicletta. Lo dico come amante della camminata veloce e come ex ciclista della domenica. E’ davvero pericoloso mettersi su queste strade di collegamento, talvolta nei boschi, perché non c’è lo spazio fisico per camminare, senza rischiare un incidente, anche se si segnala bene la propria presenza.

Sono stati fatti tentativi, ma è ancora troppo poco; possibile che le risorse che ora la pandemia ha mosso a livello europeo non possano essere in parte convogliate verso la miglior illuminazione delle strade e verso la costruzione a latere delle carrozzabili, di piste per pedoni e ciclisti? O anche in sedimi alternativi ben segnalati?

Penso alla direttrice da Gallarate a Varese. Ogni tanto ho provato a farla a piedi per andare in pellegrinaggio al Sacro Monte, ma ho dovuto farlo in orario mattutino, prima delle 7, perché altrimenti era davvero rischioso. Alcuni tratti hanno una protezione per i pedoni, ma sono tratti molto brevi.

Penso ancora a strade dove il traffico è alto come la provinciale da Besnate a Mornago e oltre. Ci sono dei tratti pericolosissimi, dove addirittura è permesso alle auto di sorpassare alla cieca senza che ci sia illuminazione e segnalazione orizzontale, mancando qualsiasi tipo di striscia di mezzeria e qualsiasi indicazione di divieto di sorpasso.

In più di un’occasione ho visto passare su queste strade ciclisti che non si segnalavano, rischiando paurosi incidenti.

Queste cose dovrebbero far riflettere sulla necessità di ripensare la mobilità lenta tra i nostri piccoli paesi. Molto spesso ci si muove da un paese all’altro anche in occasione di fiere e mercati col rischio di lasciarci la pelle, perché non c’è tutela di pedoni e ciclisti.

La mia vuole essere una lettera aperta ai nostri amministratori politici, perché riflettano di più su questo argomento, ben conscio delle difficoltà nel reperire risorse economiche mirate, con continuità.

Con rispetto per il vostro ruolo e fiducioso di trovare un vostro cortese riscontro,

Francesco Carabelli

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