Un nuovo anno

fonte immagine: storiadimilano.it

Racconto di Francesco Carabelli

Ci sono sere in cui ti senti solo e spossato, in cui vorresti parlare con qualcuno che ti rincuori, ma il massimo che ti viene proposto è una chat, magari a pagamento, alla ricerca di un amore virtuale, che rimane come sempre virtuale e utopico. Ormai hai capito che nessuno e’ interessato veramente a te, ma su internet vuole solo passare del tempo e non conoscere veramente qualcuno.

Ti rifugi così nello scrivere, in modo che la pagina bianca si riempia e quel bianco non sia più angosciante.

In fondo era uno dei consigli del tuo professore di Storia della filosofia, quell’esame che ti aveva permesso di conoscere la letteratura e la filosofia russa e confrontarti con il meglio della teoresi occidentale. Devi ringraziare il tuo professore, quell’omone che ti guardava sempre con quegli occhi profondi e anticipava le risposte alle tue domande. Ti guardava dentro e leggeva la tua anima, senza che tu proferissi parola.

E’ stato un colpo quando hai letto che ci aveva lasciato, dopo una vita dedicata all’insegnamento, ai suoi alunni, alle sue passioni. Ti rimangono i suoi scritti, i suoi libri, la sua passione per la filosofia tedesca, in particolare del Settecento, il suo Kant, il suo Hamann, i suoi amici, i suoi assistenti che ti fecero sostenere l’esame.

Lo ricordi come ieri, seduto sulle panchine fuori dall’aula, che ti scrutava, con quello sguardo indagatore e profondo. E in qualche modo gli sei riconoscente, per quanto ha fatto per te, per farti maturare, nonostante non vi siate mai parlati, se non con gli occhi e lo sguardo.

Ti consigliava di scrivere un diario, per lasciare traccia di te e confrontarti giorno dopo giorno, per vedere cosa era cambiato nella tua vita, per quali difficoltà eri passato, chi avevi incontrato.

In un certo modo aveva ragione. Riprendo in mano a poco a poco gli scritti di un tempo, vedo me stesso di quegli anni, vedo me oggi a 44 anni…

Cosa avrebbe potuto essere, e cosa è. Non mi sento insoddisfatto…sono passato per molte esperienze, ho conosciuto tanta gente, con alcuni sono rimasto in contatto, con alcuni ho cercato di riallacciare i rapporti dopo anni di silenzio, con altri, dopo anni di frequentazione, purtroppo mi sono perso di vista, talvolta non comprendendo il motivo e dandomi colpe che forse non sono solo mie, ma la porta è sempre aperta. Quel timore adolescenziale di rimanere solo, forse oggi non mi tormenta più, dopo aver inciso per molto tempo sui miei pensieri e sul mio comportamento. Probabilmente il vivere una vita più piena e cercare l’altro nonostante i silenzi, mi ha cambiato. Non cerco più la solitudine a tutti costi, nonostante rifugga la confusione.

Forse questo periodo di pandemia mi ha reso più tranquillo perché non più sollecitato dalle tante proposte alle quali molto spesso per carattere rispondevo negativamente, selezionando ab origine gli amici fidati, per evitare problemi e momenti di troppa stanchezza.

Come dicevo ho trovato nello scrivere un modo di eliminare il tormento che mi dava il pensare troppo alle cose prima di affrontarle e di viverle.

E’ stato in qualche modo terapeutico, un aprirsi al mondo tramite la riflessione e la condivisione del mio piccolo mondo, del mio privato, di ciò che mi tenevo dentro magari da anni e non ne parlavo se non con qualche amico più fidato.

L’idea rimane sempre quella: trovare qualcuno che condivida la vita con te e se non hai nessuno che lo faccia nel concreto, per i più svariati motivi che non sto qui ad elencare per banalità, la pagina bianca del foglio elettronico, diventa il tuo compagno, a cui affidi le gioie, le speranze, i timori e talvolta i desideri inespressi e incompiuti. Sei ben conscio di essere ben lungi da una tua realizzazione, costretto nonostante i tuoi ripetuti fallimenti a scontrarti con il fatto che avresti dovuto prendere altre strade, forse essere più responsabile, più concreto, più serio, ma sei altrettanto conscio che gli sbagli, le cadute ti hanno reso più umano, più capace di comprendere l’altro, un po’ meno irrequieto e sicuramente più esperto della vita e delle sue difficoltà. Come affronteresti la vita tornando indietro, ai bivi che l’hanno caratterizzata e l’hanno resa quale essa è oggi? Forse faresti gli stessi sbagli, forse in alcuni frangenti avresti cercato altre soluzioni, più accomodanti, meno istintive, forse oggi potresti essere un padre di famiglia e non uno spiantato, un marito e non un single quasi forzato.

Di se e di ma non si vive, la storia è fatta di scelte, di fatti, non di ipotesi e quindi oggi vivi sulla base delle scelte che hai fatto e non vedi la soluzione di molti problemi che comunque ti preoccupano e soprattutto vivi nella speranza che qualcuno si accorga di te e ti apprezzi nonostante il tuo comportamento talvolta sopra le righe e magari faccia un passo verso di te, nonostante le tue spine, nonostante le tue contraddizioni e le tue paure.

Sai che le probabilità sono molto basse, soprattutto in questo mondo scristianizzato, ma continui in qualche modo a pregare la Madonna, che sempre ti ha accompagnato nelle tue scelte importanti, affinché ti dia il coraggio di sapere discernere e di amare anche chi in qualche modo ti ha ferito o quelli che hai ferito tu e si sono allontanati da te.

Speri nella scoperta, nell’avere ancora il coraggio di confrontarti come quando avevi vent’anni e ti sentivi vivo, sentivi di avere un futuro davanti e avevi voglia di viverlo con i tuoi coetanei, in loro compagnia e andavi a raduni, a festival, a vacanze anche lontano, prima che perdessi la fiducia in te stesso e il mondo inesorabilmente ti crollasse addosso. Quanto è stato duro, quando non vedevi la luce in fondo al tunnel, quando non capivi come fare per uscire dalla difficoltà dello stare nel mondo essendone parte e partecipe.

Tutto quello che avevi studiato, tutto quello che avevi sperato, crollava miseramente di fronte ad una realtà in cui ti abbrutivi sempre di più e avevi come unico sfogo il leggere e qualche amico che ti faceva compagnia dall’altra parte dello schermo.

Per fortuna almeno c’erano gli amici e i libri, ma quanto avresti voluto abbracciare qualcuno, ad esempio una tua amica che ti cercava, nonostante il tuo comportamento e ti dava speranza!

Forse gli studi, quello che hai meditato per anni ti hanno permesso di sopravvivere, di sperare nonostante tutto, di buttare il cuore oltre l’ostacolo, ma ora vorresti requie, vorresti finalmente realizzarti e non stare più alla finestra ad aspettare il momento buono per fiorire e diventare altro…

Affidi queste speranze al nuovo anno e cerchi di non pensare troppo, per farti sorprendere dal nuovo, dall’inaudito, dall’inaspettato che decida della tua vita oltre i tuoi desideri…

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