Una gita lungo la Linea Cadorna

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Scritto da Francesco Carabelli (introduzione) e Guido Caironi (escursione)

Tra i tanti luoghi significativi della nostra provincia, ci sono sicuramente alcuni paesi di confine con la Svizzera che ad inizio ‘900 hanno vissuto degli anni di splendore legati ad un turismo che era legato soprattutto all’uscita verso le Prealpi di facoltose famiglie milanesi e successivamente anche di molti cittadini di ogni fascia sociale, negli anni del Fascismo con le colonie elioterapiche, e poi, successivamente, gli sfollati negli anni della guerra.

Molte località della nostra provincia hanno visto aumentare il numero dei loro abitanti per questo motivo.

La cittadina di Viggiù era famosa come luogo turistico già ad inizio ‘900 e si trovano vestigia di ciò in alcuni immobili, ora vuoti, ma che allora erano adibiti ad alberghi per i turisti.

Un’opera che rimane di quegli anni, ed è visitabile anche oggi, è un tratto della Linea Cadorna, quella linea difensiva fatta costruire dal generale verbanese Luigi Cadorna a protezione da un possibile attacco tedesco, con invasione della Confederazione elvetica.

Queste terre risultano di confine dal 1500 quando gli Svizzeri tedeschi invasero con le loro truppe molte zone del Ducato di Milano durante il periodo di guerra in cui Francesi e Spagnoli si contesero e amministrarono alternativamente le terre milanesi.

In effetti il confine milanese era stato posto inizialmente, non a Cantello (Gaggiolo), come oggi, in quanto ci volle il trattato di Ponte Tresa per dare vita al confine attuale. Fino a quel giorno Domodossola era Svizzera e Stabio faceva parte delle terre milanesi.

Certo, abbiamo guadagnato le terre Ossolane, ma abbiamo perso Stabio che è ora importante snodo di traffici e, soprattutto, in anni più recenti si è riscoperto essere luogo di acque termali. Dico riscoperto, perché sembra che già i romani fossero a conoscenza di questa acque e le sfruttassero per i loro eserciti.

Queste acque termali sono ancora oggi sfruttate per varie terapie nella locale struttura di piscina/terme che si può trovare nel centro della località svizzera di confine.

Lascio ora la parola al mio amico e collega Guido Caironi che ci proporrà un’escursione sui monti che dividono Gaggiolo, Saltrio e Viggiù da Stabio e Mendrisio, con le sue diverse frazioni, e che caratterizzano queste zone, dove una volta c’era il contrabbando, non solo di merci, ma anche di uomini che tentavano di sfuggire al regime fascista.

 

Il Monte Orsa e il Pravello

Queste due cime, che nascono in territorio Varesino ma che condividono il confine con la vicinissima Svizzera (il Pravello è proprio sullo spartiacque italo-elvetico) sono interessanti, oltre che per l’aspetto naturalistico, anche perché sono fittamente punteggiate di manufatti e dai ricordi della cosiddetta Linea Cadorna. Vicino sorge il piccolo paese di Viggiù, ma si è prossimi alle amene località di Porto Ceresio e Ponte Tresa.

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La partenza è fissata a Viggiù, raggiungibile da Varese seguendo le indicazioni per Induno Olona e Porto Ceresio. Entrando in paese si volta a sinistra, seguendo i cartelli per il Colle Sant’Elia, Monte Orsa e Linea Cadorna. Si prosegue sulla stretta via “Giovine Italia”, per poi percorrere via Sant’Elia. Il consiglio è quello di parcheggiare nei pressi di una cappella, subito dopo un tornante a sinistra, ove una palina indica il “sentiero degli alpini”.

Si sale su bel sentiero dal fondo acciottolato e si prosegue sino a intercettare la carrareccia, piegando a destra per il Monte Orsa: si sale per un tratto su strada, fino a incontrare un sentiero a sinistra che risale nel bosco e che si collega alla strada più a monte. In realtà il punto di arrivo sarebbe stato il medesimo anche seguendo la però più tediosa carrareccia.

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La vetta del Monte Orsa è purtroppo completamente occupata da un grosso ripetitore per telecomunicazioni. A destra della strada si trova però l’accesso al primo complesso fortificato della cosiddetta Linea Cadorna, sotterraneo, che vale la pena visitare se muniti di una torcia. Si rientra quindi sulla strada militare discendendo fino a trovare un bivio sulla sinistra: la mulattiera conduce a una porticina, accesso a un altro complesso sotterraneo di fortificazioni; superata la batteria in caverna ci si porta in cresta con una dolce salita fino alla vetta del Monte Pravello (1015 m). A sinistra della strada principale però si stacca un sentierino che si inoltra lungo la cresta rocciosa del Pravello: è l’accesso in un vero e proprio mondo magico, costituito da fortificazioni in caverna, scalinate, postazioni per mitragliatrici, camminamenti e trincee; nelle murature si aprono feritoie per i fucilieri; quindi, una scalinata coperta conduce a una postazione per mitragliatrice ubicata su due differenti livelli, a dominare dall’alto Porto Ceresio. Poco oltre, all’interno di un cunicolo, dinanzi a una doppia feritoia, è possibile leggere la parola “cannoncino” a indicare verosimilmente il tipo di arma da impiegarsi in questo luogo. Si continua a salire, dunque, sino alla vetta del Pravello.

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Il ritorno avviene percorrendo la strada militare, passando nei pressi del rifugio gestito dai volontari di Saltrio (980 m).

Il dislivello in salita, richiesto per questa escursione, è di 560 metri, e il tempo impiegato per l’intero percorso è di circa quattro ore.

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