C’era una volta

fonte immagine: liberoblog

Scritto da Francesco Carabelli 

Ci sono dei profumi che ti ricordano il passato.

Capita a volte di sentire improvvisamente un profumo e ti si apre un mondo fatto di ricordi di gioventù.

Forse la prima volta che è scattata in me questa molla è stato agli inizi degli anni 2000. Facevo ancora l’università e avevo parecchio tempo libero tra un esame e l’altro. Ero solito fare delle sgambate in bicicletta, la vecchia bicicletta di mio padre, che avevo ricevuto in dono da lui negli anni dell’università per fare quel breve tratto da casa mia alla stazione di Cavaria. Una vecchia bici degli anni ’60 con sellino duro e pochi cambi, giusto quelli necessari per poter fare le salite un po’ più agevolmente.

Con quella bici, un pomeriggio decisi di fare un giro al lago di Varese, quando ancora non c’era la pista ciclabile attuale e bisognava passare per forza dalla strada lacuale.

Avevo percorso il lato sud del lago da Azzate fino ad arrivare ad Inarzo. Poi mi colpì un odore che aprì in me una serie di ricordi. Passando vicino ad una fontana fatta a vasca percepii un odore di sapone di Marsiglia. Probabilmente qualcuno avevo lavato i panni approfittando del caldo primaverile (era il mese di aprile). Questo odore particolare mi spinse a pensare a quando ero bambino e mia nonna lavava i panni con il sapone di Marsiglia a casa e spesso mi permetteva di giocare con quel sapone, per fare le bolle di sapone o per mischiarlo con l’acqua facendo degli intrugli con anche qualche detersivo allora in voga. Erano i primi anni ’80 e tanti detersivi si facevano battaglia in tv e forse, impressionato dalla pubblicità, mi ero messo a fare il piccolo chimico, pur non avendo nozioni in materia, data la mia giovane età.

Ancora oggi quando mi lavo le mani con il sapone liquido al profumo di sapone di Marsiglia, penso a quei giorni fortunati e lontani in cui vivevo con mia nonna e giocavo nel cortile di casa sua da solo o con gli amici che mi ero fatto, vicini e figli di amici di mia madre.

Sono passati 40 anni ma ricordo ancora il bello di quegli anni: gli zuccherini che condividevo con gli amici, le patatine papà Barzetti, le prime aranciate in pet, che avevano quella forma strana, perché composte di una bottiglia curva alla sua estremità inferiore che veniva resa stabile grazie ad una calotta sempre in plastica che veniva messa alla base della bottiglia permettendo a questa di rimanere in piedi.

Ricordo la Idrolitina, che si usava per rendere più buona e frizzante l’acqua del rubinetto quando non si comprava l’acqua minerale che era doverosamente in bottiglie riutilizzabili in vetro, che venivano restituite una volta usate, perché fossero lavate e sanificate e di nuovo riempite di acqua. C’erano già allora molte marche di acque minerali. Noi a casa ne prendevamo sempre di una marca, ma mia nonna spesso variava a seconda della disponibilità del fornitore. Nel 1987 la nostra casa di acque minerali fu colpita dall’alluvione in Valtellina e per un certo periodo dovemmo cambiare acqua minerale, finchè la casa di produzione apri una nuova fonte sempre vicino a quella originaria. Tutt’oggi la fonte è rimasta la stessa.

Ricordo le giornate a contatto con i vegetali perché mia nonna aveva il pollice verde e ogni occasione era buona per dedicarsi alle sue piante e al suo orto. Era bello in estate curare l’orto e farsi preparare ogni ben di Dio di pietanze a base di verdure, dagli gnocchi di patate con il sugo di pomodoro (coltivato nell’orto) e di tonno, ai finocchi gratinati o fare una scorpacciata dei tanti frutti di cui mia nonna teneva piante: l’uva a settembre, rossa o bianca, i tanti tipi di fichi, le albicocche e le prugne, le nespole frutto oggi quasi introvabile.

Era un altro mondo ancora contadino e non totalmente industrializzato. Esistevano ancora le belle botteghe di paese dove andavi a comprare e tutti ti conoscevano.

Mia nonna allevava le galline e non era l’unica perché anche i vicini lo facevano e così si potevano avere uova fresche tutti giorni da fare sode o fritte in padella e ogni tanto si faceva un pollo fresco allo spiedo, polli che si allevavano facendo mangiare loro il mais e il mangime del locale consorzio, oltre che le foglie di insalata del giardino tagliate e mischiate al mangime.

Già allora c’erano i primi dolci di produzione industriale per i bambini, le barrette di cioccolato bianco o al latte, le uova di cioccolato, le merendine che probabilmente erano comunque più genuine di quelle che si producono oggi. I bimbi facevano moto correndo con i loro amici nei cortili e per le strade e non rischiavano nulla, dato che le macchine erano molto meno di oggi e il traffico era più a misura d’uomo.

I computer non c’erano o erano molto primitivi e i bimbi preferivano giocare con i robot di plastica o fare attività di gioco all’aperto con i loro coetanei, non preoccupandosi delle sbucciature o delle ferite.

Sembra ieri, ma vedendo come molti bimbi fatichino a giocare con i loro coetanei ai giochi che facevamo noi, capisci come in 40 anni la vita sia cambiata e ti viene la nostalgia per quel mondo, per quella gente semplice che aveva ricostruito l’Italia con tanta buona volontà e non aveva pretese, ma viveva con semplicità e fede e speranza in Dio, di contro al progresso attuale, in nome del quale abbiamo annichilito noi stessi e non riusciamo neanche più a salutare il nostro vicino, il nostro prossimo, perché chini sul cellulare presi dai nostri banali pensieri e dai nostri egoismi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Un sito WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: