Leonora Addio

fonte immagine: Berlinale.de

Leonora Addio – Italia 2021 – di Paolo Taviani

Drammatico – 90′

Scritto da Enrico Cehovin

“Per mio fratello Vittorio”

Si apre con questa dedica Leonora addio, il primo film da solista di Paolo Taviani, classe 1931, dopo la perdita del fratello maggiore nel 2018.

E una dedica a tutto schermo sentita come questa non può lasciare indifferenti e non condizionare l’intera visone che ci si appresta a fare.

Leonora addio si divide in due parti.

Nella prima parte, la più corposa, mette in scena i tre funerali di Pirandello che, scongiurate le esequie di Stato che avrebbe voluto per lui il regime fascista, venne cremato e tumulato dapprima a Roma e solo in un secondo momento in una roccia nel terreno della villa d’infanzia in Sicilia.

La prima è sì la parte più corposa, ma funge anche da introduzione alla seconda parte, come una lunga prefazione sull’importanza del “rispettare le volontà”.

Nella seconda parte infatti Paolo Taviani traspone l’ultimo racconto scritto da Pirandello, “Il chiodo”, andando a concludere un irrisolto sospeso da 38 anni. “Il chiodo” infatti avrebbe dovuto essere uno degli episodi di Kaos, il film a episodi diretto dai fratelli Taviani nel 1984 e tutto basato su racconti di Pirandello. Il racconto stesso, la storia di un raggazzo che uccide “apposta” una ragazza con un vecchio chiodo ruggine, si conclude con un eterno ritorno su una tomba, andando a sommare le riflessioni dell’episodio alle considerazioni espresse nell’inscenamento delle vicissitudini funebri del letterato italiano sviluppate nella prima parte.

A una prima parte in bianco e nero, con l’eccezione di qualche sporadico dettaglio, si contrappone la seconda a colori, a sottolinare il freddo dell’elogio funebre contrapposto invece al calore che sprigiona invece la forza di racconto ancora viva.

Paolo Taviani ricorre spesso a immagini di repertorio, come quelle del conferimento del Nobel per la letteratura a Pirandello e sulle quali fonda una riflessione sul senso, o meno, di un riconoscimento; inserisce poi nel montato spezzoni tratti dal neorealismo italiano – Paisà, Estate violenta, Il brigante fino a Kaos stesso – con preciso riferimento temporale come contrappunto storico per riassumere il contesto culturale in cui la lotta per il rispetto delle volontà di Pirandello ha potuto aver luogo.

La sensazione generale è quella di un enorme commiato, di un gesto dovuto a un fratello, un ultimo tassello da solista a chiusura di una carriera vissuta ed elaborata insieme. Leonora addio è un gesto sincero, che mescola l’esigenza personale e il desiderio ancora vivo di un dialogo con il pubblico, rinunciando spesso alla parola per trasmettere le sensazioni con la sola forza delle immagini: su tutte la catartica sequenza dello spargimento delle ceneri è magnifica.

Voto: 7

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