Camminando tra Svizzera e Italia

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Scritto da Francesco Carabelli e Guido Caironi

Una meta che sicuramente vale la pena di raggiungere in estate, ma anche nelle altre stagioni, è il lungolago di Lavena. Qui è possibile passeggiare lungo la pista pedonale, che si dipana lungo il lago Ceresio fin quasi a Brusimpiano, partendo più o meno dalla ex-stazione del tram di Lavena Ponte Tresa.

Lavena Ponte Tresa era, ed è ancora oggi, al centro di una serie di strade che la collegano alle diverse località in Italia e in Svizzera.

Con la Svizzera è collegata da un ponte sul Tresa, ove si trova la dogana, mentre con l’Italia è collegata con Luino lungo la strada che scorre a fianco del fiume Tresa, corso artificiale voluto in epoca medievale dal ducato di Milano per collegare il lago di Lugano al Lago Maggiore. E’ collegata poi con Varese con due strade, una che passa dalla Val Ganna, l’altra che passa da Porto Ceresio.

In passato la direttrice verso Luino e quella della Val Ganna erano sede dì tramvie, fino a pochi anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale, tramvie che permettevano di andare da Varese e Luino fino a Lavena Ponte Tresa e quindi, facendo pochi metri a piedi, attraversando il confine, fino all’inizio della ferrovia, oggi treno-tram che collega Ponte Tresa, in Svizzera, con Lugano.

Di queste tramvie rimangono le vecchie stazioni lungo la direttrice della Val Ganna e a Lavena Ponte Tresa, stazioni che sono state riutilizzate per attività commerciali o come stazione dell’autobus, che ha sostituito il vecchio tram.

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Appunto nei pressi dalla vecchia stazione di Lavena Ponte Tresa prende il via oggi la via pedonale che segue il lungolago fin quasi a Brusimpiano e che permette di godere del panorama del Ceresio con alcuni scorci suggestivi, come quello dove il lago si ristringe e diventa strettissimo, permettendo a malapena il passaggio di imbarcazioni come i battelli, e la costa italiana si trova a pochi metri da quella svizzera, dalla quale si distingue facilmente, anche per la diversa architettura delle abitazioni e per la diversa distribuzione delle stesse che, in Svizzera, sono maggiormente sparse sulle alture, con un maggior consumo di territorio, diversamente dall’Italia.

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Dicevamo di questa pista pedonale che scorre lungo le rive del Ceresio e dove, in estate, è possibile incontrare persone che fanno il bagno nel lago, in particolare nelle vicinanze del campeggio internazionale che è meta di turisti da tutta Europa, richiamati dalle bellezze del bacino lacustre che, negli ultimi anni, ha visto un aumento del turismo lungo le sue sponde, sia in Italia che in Svizzera.

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Si può camminare per un buon quaranta minuti lungo la pista pedonale con passo tranquillo e fermarsi poi a prendere una bibita in uno dei bar che si affacciano sulla pista o sostare a guardare i cigni e i tanti uccelli che vivono nell’habitat lacustre e lo rendono cosi affascinante.

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Molti i pescatori e i turisti che si muovono su imbarcazioni a motore o a remi per diletto e che rendono il lago caratteristico.

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La sponda italiana è minoritaria sul lago, potendo contare sulla costa da Porto Ceresio a Lavena Ponte Tresa in provincia di Varese e sulla costa comasca a est nei dintorni di Porlezza.

Comunque zone significative, ricche di storia e di bellezze naturali.

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Segnalo, ad esempio, a Brusimpiano la cascata del Trallo vicino all’incubatore destinato al ripopolamento di pesci nel lago Ceresio o ad Ardena l’omonimo Santuario mariano.

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Nelle vicinanze anche l’Alpe Tedesco, a Cuasso, poco distante dall’Ospedale.

Dall’altra parte del Tresa vi è il Canton Ticino con la zona del Malcantone ove è possibile fare delle belle passeggiate anche in montagna sulle alture come il Monte Tamaro, il Monte Lema, o il Monte Gambarogno.

Appunto di questa ultima altura ci parlerà Guido Caironi nella descrizione della sua nuova escursione.

Il Gambarogno

Se si desidera affrontare una salita che ha quasi un sapore “alpinistico”, pur restando ancora nell’ambito del più puro escursionismo, seppur dedicato agli esperti, il Gambarogno potrà offrire il più giusto ed adeguato compromesso. La cima offre inoltre una panoramicissima veduta sulla porzione settentrionale del Lago Maggiore, sul confine italo-svizzero, posizionandosi proprio dinanzi alla direttrice montuosa del Lema-Tamaro.

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fonte immagine: Ticino.ch

Sia che si provenga da Luino che da Locarno, il paese che bisogna raggiungere è proprio Vira-Gambarogno (una buona cartina vale più di mille spiegazioni). Da qui si sale alle frazioni in direzione dell’Alpe di Neggia, presso l’omonimo passo (che separa il Monte Gambarogno dal più famoso Monte Tamaro), ove si parcheggia (1394 m slm).

Si seguono subito le paline di direzione per il Gambarogno, salendo l’erto pendio erboso, che si trasforma poi in un più classico sentiero che transita nei pressi di un traliccio dell’alta tensione. Un tratto attrezzato con fune anticipa un bivio in località “Sopra Lierna”. Si piega sempre a sinistra e si mette piede, in 45 minuti, nei pressi della croce che però, purtroppo, non si colloca sulla vetta del Gambarogno. Tornati di poco sui propri passi si segue il sentiero che risale il crinale, fino alla vetta vera e propria del Gambarogno, dominata da un ometto in sassi (1734 m slm). Da qui si può scendere ripercorrendo l’itinerario di salita, ma il consiglio, per i più esperti, è di continuare “l’avventura”.

Perché a questo punto il percorso si fa interessante (e anche più difficile) transitando questo su esposta cresta, non segnalata, in un susseguirsi di saliscendi, superando un masso verticale, per poi, più avanti, raggiungere dapprima una macchia di rododendri, poi delle betulle ed infine un ometto in pietra seminascosto dai faggi. Qui ci si deve fermare, perché la prosecuzione su cresta diverrebbe oltremodo impegnativa (un’ora e trenta minuti dalla partenza).

Da qui si piega decisamente a destra, scendendo una ripidissima traccia, orientandosi tra radi ometti e ancora meno presenti segni a vernice. Si costeggia una frana, tenendola sulla destra, cercando poi nuovamente la traccia nel bosco. Puntando verso ovest si raggiungerà un sentiero decisamente più battuto, che conduce alla chiesetta di Sant’Anna (1342 m slm, due ore dalla partenza). Dalla chiesetta si seguono le indicazioni per Indemini, procedendo su sentiero più marcato in direzione sud, aggirando poi la base del crinale appena percorso su cresta. In località Pasturone (1219 m slm) si piega a sinistra seguendo le indicazioni per l’Alpe di Neggia. Si risalgono alcuni tornanti e si prosegue lungo il più facile sentiero, in direzione nord-nord-est, attraversando valloncelli, torrentelli e porzioni di frane (in sostanza si costeggiano le pendici sud-orientali del Gambarogno), transitando per le località di Desbella (1425 metri circa slm) e Meriggione (1416 m circa slm). Si sale ancora un poco per una ripida salita e si supera un breve tratto, aiutati da una corda. In breve, si è all’Alpe di Neggia in tre ore e quaranta minuti dalla partenza, per un dislivello complessivo in salita di 650 metri circa.

 

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