La Val Formazza – una valle da scoprire

foto di Francesco Carabelli

Scritto da Francesco Carabelli (introduzione) e Guido Caironi (escursione)

Esiste una regione che si incunea tra il Canton Ticino e il Canton Vallese e funge con le sue montagne da cesura tra queste due zone: questa regione è la Val Formazza, che a differenza della vicina Val Vigezzo, non è collegata con strade carrozzabili asfaltate alla seppur vicina Confederazione elvetica. Ci sono si dei passi come il Passo San Giacomo o il Passo del Gries, che in passato sono stati molto importanti per i traffici che qui vi transitavano e per il collegamento tra nord e sud delle alpi, ma oggi questi passi hanno una valenza solo turistica per chi desideri fare trekking o andare in mountain bike. Passa di qui, ad esempio, la Sbrinz Route che collega Lucerna e Domodossola con un percorso di 150 km tra sentieri e mulattiere. Si tiene anche annualmente una festa dei someggiatori della Sbrinz route, di solito nella seconda metà di agosto.

Ci sono molti rifugi aperti sia in estate che in inverno, per chi volesse ad esempio ciaspolare (penso in particolare al rifugio Maria Luisa), ma è venuta meno la valenza commerciale di questi valichi, anche se ad esempio dal Passo del Gries passa oggi un importante metanodotto che collega l’Italia all’ Olanda, trasportando gas soprattutto olandese e norvegese, tanto più strategico di questi tempi, come alternativa al gas russo.

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Queste zone furono colonizzate in epoca altomedievale da popolazioni germaniche dette Walser, provenienti dalla zona dell’Oberland bernese e del Canton Vallese, popolazioni di parlata alemanna, ovvero un tedesco particolare che è ancora quello parlato dalle genti svizzero-tedesche e da molte genti dell’ovest della Germania, che avevano subito l’influsso romano e latino e avevano modificato la loro lingua a contatto con questa cultura.

Il tedesco attuale, l’Hochdeutsch risente di più invece del maggior influsso delle popolazioni prussiane che non erano state colonizzate dai romani e con le quali i romani avevano ingaggiato aspre battaglie, come per esempio la famosa battaglia di Teutoburgo, di cui si narra ad inizio del film Il Gladiatore di Ridley Scott.

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Ritornando ai Walser, essi si diffusero in tutto l’arco alpino fino ad entrare in contatto con le genti slave e insediandosi anche nelle loro terre, formando delle enclavi germaniche che in alcuni casi sussistono tutt’oggi nei paesi dell’est Europa. Andavano lì magari chiamati dai regnanti di quelle terre perché erano famosi per le loro abilità sia in campo agricolo, sia in altri campi artigianali e poi industriali.

I Walser sono un popolo montanaro che vive di agricoltura e pastorizia di montagna e che si è installato in zone alpestri poco popolate o non popolate, ricavandosi un proprio spazio e una propria autonomia e costruendo una fitta rete di relazioni a nord e a sud delle alpi.

Ad esempio, i Walser della Val Formazza andarono a colonizzare la zona di Bosco Gurin in Canton Ticino, portando con se la cultura germanica in terra ticinese.

Bosco Gurin è infatti l’unico comune del Canton Ticino in cui il tedesco sia riconosciuto lingua ufficiale (assieme all’italiano). E’ di questi giorni la notizia di uno studio di fattibilità per un metrò alpino sotterraneo che colleghi Bosco Gurin, e in generale la Val Maggia, con la Val Formazza, permettendo di ampliare il bacino turistico di una e dell’altra valle, portando vantaggi ad entrambe.

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Sulla cultura Walser ha scritto ampiamente lo storico, avvocato e docente universitario Luigi Zanzi, di cui tra pochi giorni si onorerà la memoria con un evento dal titolo Per Luigi Zanzi, legato al Premio Chiara , per esattezza il 22 maggio alle ore 17.30 a Villa Recalcati a Varese, alla presenza di suoi amici, conoscenti e colleghi che hanno condiviso con lui le sue passioni.

Luigi Zanzi pubblicò diversi libri sui Walser, sulla loro storia e sul loro modello di civilizzazione, libri che si possono facilmente reperire in commercio o nelle nostre biblioteche comunali.

La cultura Walser viene difesa strenuamente dalle popolazioni locali che insegnano nelle scuole la vecchia parlato altotedesca, chiamata titsch, tipica di queste genti.

Quest’anno tra fine settembre e inizio ottobre si terrà nell’ossolana Ornavasso il raduno annuale di tutti i Walser delle alpi. Quindi il 2022 è un anno importante per tutti i Walser Ossolani, quelli di Formazza, quelli di Macugnaga e appunto quelli di Ornavasso. A questo link potete trovare maggiori informazioni: https://www.walsertreffen.it/programma .

La Valle Formazza è meta di sciatori, sia di sci alpino, con diverse piste, soprattutto vicino all’abitato di Formazza, dove ci sono ski-lift e una seggiovia (Sagersboden), sia di sci di fondo nella zona dell’Alta Val Formazza a Riale in particolare. Qui in tarda primavera la neve viene messa da parte e coperta con dei teli speciali termici che ne permettono la conservazione fino all’autunno, garantendo un inizio anticipato della stagione sciistica soprattutto per le squadre nazionali che possono allenarsi in vista degli impegni nelle competizioni continentali e mondiali.

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E’ l’alta Val Formazza ricercata da tanti turisti per trekking nelle tante mete, rifugi (ad esempio quelli del CAI di Busto Arsizio o quello del CAI di Somma Lombardo), laghi (ad esempio lago di Morasco e lago del Sabbione) o ghiacciai (Ghiacciaio dei Sabbioni, Ghiacciaio di Ban), sopravvissuti alle ostili condizioni meteo di questi ultimi decenni.

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L’Alta Val Formazza è molto nota anche per le cascate del Toce, imponente caduta di acqua, regolata oggi da dighe che permettono lo sfruttamento dell’acqua per la produzione di energia elettrica nei vicini laghi che circondano Riale.

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Queste Cascate sono molto famose a livello non solo locale, ma anche italiano ed europeo, perché già nei secoli scorsi eminenti personalità e regnanti vollero visitarle, per godersi il magnifico spettacolo, non privo di fascino anche oggi per il turista giornaliero dalla Lombardia o dal Piemonte.

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Tra i visitatori illustri Richard Wagner, la regina Margherita, Gabriele D’Annunzio.

Queste cascate sono dette anche della Frua, perché site in località Frua, termine che ha origine dalla lingua walser. Vicino alle cascate è stato costruito un imponente albergo ristorante, anch’esso famoso per i personaggi che vi soggiornarono.

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Le Cascate del Toce sono state anche traguardo di tappa del Giro d’Italia nel 2003, con uno degli ultimi attacchi di Marco Pantani. A memoria di questa tappa è stata posta una lapide dedicata al cronista sportivo Adriano De Zan e un monumento che rappresentante una ruota di bicicletta.

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Per chi volesse conoscere meglio questa valle prima di visitarla, consiglio la visione della puntata del 26 febbraio scorso della trasmissione RAI Linea Bianca, condotta da Massimiliano Ossini, puntata che è stata dedicata alla Val Formazza, con bellissime riprese ed immagini della natura e delle cime che la caratterizzano.

La puntata è rivedibile su RaiPlay.

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Merita sicuramente una visita l’abitato di Formazza, in particolare la frazione di Valdo, molto caratteristica e segnata dall’attraversamento del fiume Toce, nel suo scendere a valle dopo la caduta delle cascate della Frua. Nel centro della frazione da visitare le varie piazzette fiorite e, in particolare, l’antica chiesa parrocchiale dedicata alla Natività di Maria e a San Sebastiano, che può ricordare per architettura e per interni le chiese altoatesine.

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Tra le altre chiese dell’alta valle ricordo la chiesetta vicino alle Cascate dedicata alla Madonna della neve e le chiese di Riale, quella interna alla frazione, dedicata a San Lorenzo e quella che la sovrasta, edificata in memoria dei caduti nella costruzione della diga di Morasco e di quella dei Sabbioni e denominata Oratorio di Sant’Anna.

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Segnalo nel caratteristico borgo di Riale la presenza di un ristorante di cui parla la guida Michelin, ovvero la Walser Schtuba, gestito dalla famiglia Sormani e conosciuto in particolare per i suoi pregiati panettoni artigianali.

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Lascio ora la parola al collega ed amico Guido Caironi che ci parlerà di un’interessante escursione in queste zone.

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Il lungo giro del Passo del Nefelgiù

Si tratta di una bellissima, lunga e faticosa escursione di alta montagna, destinata ai più allenati, ma che non offre particolari difficoltà tecniche.

Si raggiunge, in auto, l’abitato di Canza, al di sotto delle Cascate del Toce, piegando in auto a sinistra, attraversando il ponte sul Toce e parcheggiando sulla sponda destra orografica di questo interessante e bel torrente.

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Si inizia quindi a salire su percorso ampio ed agevole, verso sud, seguendo le indicazioni per il rifugio Margaroli al Vannino. A quota 1772 m s.l.m. si intercetta l’arrivo della seggiovia di Sagersboden (che, se in funzione, può accorciare il percorso in salita, ma allungare quello di rientro al punto di partenza).

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Si sale sempre su carrareccia, entrando, dopo alcuni tornanti, nella bella piana che, al suo termine, ospita il Lago del Vannino e l’omonimo rifugio (2194 m s.l.m.). Qui si offre la possibilità di una piacevole e distensiva sosta.

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Si prende ora una traccia di sentiero (comunque ben marcata) che sale in alto e a destra, dapprima in direzione nord-est e poi nord, dominando la sponda settentrionale del lago, verso il passo del Nefelgiù, che si raggiunge. Non resta a questo punto che discendere sul versante opposto, entrando nell’amplissimo omonimo vallone. Si tocca l’Alpe Nefelgiù a quota 2048 m s.l.m. e si piega a destra (faccia a valle), sempre guidati dalle tracce di sentiero. Si perviene quindi ad una mulattiera che va seguita sempre verso destra, a mezzacosta, per poi abbandonarla e discendere per tornanti sino a Morasco. È anche possibile, ma bisogna essere acuti nell’intravederlo, scendere un sentiero che, portando direttamente all’Alpe Stafel (consultare una cartina) condurrebbe ad una riduzione abbastanza importante della lunghezza del percorso di rientro. In ogni caso, o raggiungendo Morasco o la citata Alpe è necessario prendere la strada asfaltata che conduce al salto a monte delle Cascate del Toce. Qui, sulla sinistra del risalto roccioso (faccia a valle), si stacca il sentiero di discesa che, toccando a tratti i tornanti stradali, lungo ma rilassante e soprattutto molto ameno, riconduce a Canza, dopo una prolungata e faticosa peregrinazione.

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2 risposte a "La Val Formazza – una valle da scoprire"

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  1. Per me è legata un po’ al trauma dello sci di fondo, che mi imposero da bambino proprio in val Formazza. Devo andare a riscoprirla in versione estiva, tutte queste belle foto me la stanno facendo rivalutare 😊

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