Dove sarai ora?

foto di Francesco Carabelli -il Monte Rosa da Macugnaga

Racconto di Francesco Carabelli

Dove sarai ora, cosa starai facendo, lontana km, al tuo paese?

Guardando delle foto e dei video di un mio collega, mi sei tornata in mente. Quei pochi giorni di vacanza assieme, ormai venti anni fa, nel 2002, hanno segnato nel bene o nel male le nostre vite.

Erano i primi giorni di agosto quando ci conoscemmo di persona e da allora non sono più tornato nel luogo di quella gita. Sono tornato sì molte volte a Macugnaga e anche in Valle Anzasca, solo o con amici, ma non ho più solcato quei sentieri che ci videro inesperti della vita e delle sue regole in un solatio giorno agostano.

Mi ricordo che tu immortalasti, si forse non c’è termine migliore, quei momenti, li rendesti davvero immortali, perché sono le uniche foto di noi due assieme, che riportasti con te lontano da qui, dato che allora le foto si prendevano ancora chimicamente su pellicola che necessitava di sviluppo e di stampa, cosa non più comune al giorno d’oggi, diciamo una pratica ormai desueta, anche se i veri fotografi amano ancora scattare in questo modo.

Prendemmo assieme la seggiovia (forse da allora ho preso la seggiovia una sola volta ancora, ma non quella seggiovia) camminammo sotto il ghiacciaio: per te era una prima volta in assoluto, non conoscevi quelle montagne, ma probabilmente mai eri stata sulle Alpi, forse lo eri stata sugli Appennini, che non distavano poi così tanto da casa tua, ma questo lo posso solo immaginare, perché non ho avuto modo di conoscerti in modo così approfondito, forse per stupidità, forse per timore, forse per inesperienza, forse un mix di queste tre cose, che hanno offuscato il mio giudizio e hanno portato ad un finale amaro, che non ci aspettavamo allora o probabilmente tu non ti aspettavi, fiduciosa in me e pronta ad un percorso di crescita e di cambiamento, per il quale invece io non mi sentivo ancora adatto e maturo.

A pensarci dopo tanti anni, mi accorgo degli errori commessi nell’impostare la nostra relazione, errori che probabilmente hanno portato a quel risultato che ben conosciamo e che ha deciso in qualche modo delle nostre vite, della mia di sicuro, anche se venivo da altre esperienze, certamente non simpatiche, ma che mi avevano visto maturare un certo pessimismo verso le mie capacità affettive e una sfiducia sempre più grande verso una parola forse sopravvalutata come quella dell’amore.

Non so cosa tu abbia fatto di quelle foto, forse non hai neanche sviluppato il rullino, amareggiata per quanto fosse successo; forse quelle foto stanno in qualche cassetto a casa dei tuoi e forse un giorno i tuoi figli le ritroveranno e ti chiederanno chi fosse quel ragazzo che non conoscono e di cui non immaginano probabilmente neanche l’esistenza, ma che nel bene o nel male in qualche modo col suo comportamento ha deciso delle loro vite. Forse magari anche loro vivranno la fascinazione del Nord come un luogo dove esprimere al massimo le loro capacità e dove trovar fortuna, lasciando la loro terra natia di sole e di mare per lavorare dove gli inverni sono lunghi e la gente vive solo per guadagnare e, forse proprio per quello, tante volte appare scortese o incostante o troppo presa da se stessa per fingere anche solo di essere gentile.

Ma sotto la nostra scorza di apparenze schive batte comunque un cuore, anche noi abbiamo una sensibilità e amiamo vivere, amiamo la compagnia, soprattutto dei nostri amici, delle persone che ci fanno stare bene e siamo felici quando queste persone stanno bene a loro volta e sanno costruirsi un futuro per loro e i loro figli.

E allora anche per me vale lo stesso: pur nella malinconia e nel rimorso, non posso non essere felice per te che hai saputo costruirti una famiglia non perdendo il contatto con le tue radici: come sarebbe stato difficile vivere lontano dai propri cari, quante sofferenze ciò avrebbe comportato a te e di riflesso a me, vederti nostalgica della tua terra, seppur felice della scelta che stavi per prendere. E’ come cogliere una rosa perché ci piace e poi vederla sfiorire nel breve volgere di poche ore per il nostro atto di puro egoismo, quando poteva restare fiorita a lungo stando ben salda sui rami della pianticella che l’ha fatta sbocciare.

 

E quindi pure nel ricordo e nel dispiacere per quanto accaduto, non posso che essere felice che tu abbia trovato la tua strada e non ti sia fatta ingannare dai richiami di un futuro che comunque sarebbe stato molto difficile da vivere e che avrebbe causato scontentezze e di sicuro grosse difficoltà a te e alla tua famiglia di origine.

 

Ti sono comunque riconoscente perché hai saputo rispettarmi pur nella sofferenza che ti ho causato. A volte alla memoria mi compare il tuo volto, ripercorro mentalmente quelle viuzze di quella località di montagna che assieme abbiamo solcato, rivedo quella bella casa dei nostri comuni amici di cui eravamo ospiti, e che ho il privilegio di poter ancora visitare di tanto in tanto, almeno dall’esterno, data la vicinanza.

 

Quei giorni non torneranno più, per me si è chiuso un capitolo, a volte fatico a ricordare il tuo cognome, è un segno che sono passati degli anni, che è passato un mondo e che sono passati quei valori che allora sembravano eterni; ma noi rimaniamo uomini e donne e portiamo avanti la nostra vita nel navigare quotidiano tra i flutti delle vicende terrene.

 

Forse non rivedrai mai più quella valle, forse non passeggerai mai più per quei sentieri, ma da qualche parte rimane una foto di noi due e finché saremo in vita, e Dio ce lo concederà, rimarrà in noi il ricordo, col tempo sempre più sfocato, di esserci conosciuti e di aver fatto quell’esperienza assieme che forse per me rimarrà un unicum a cui attingere di tanto in tanto ispirazione letteraria e a cui guardare con gratitudine per il bene che nonostante tutto mi hai dimostrato e voluto e per la fiducia che mi hai saputo ridare in qualche modo in me stesso e nelle mie capacità umane.

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