Macugnaga – La Perla del Monte Rosa

foto di Francesco Carabelli

Scritto da Francesco Carabelli

La chiamano la Perla del Monte Rosa, per la sua posizione proprio al di sotto del Monte Rosa, il cui nome è legato alla lingua locale e significa ghiacciaio e non ha nulla a che fare con il colore rosa.

E’ stata per lungo tempo ed è ancora oggi importante centro di partenza per gli escursionisti di alta montagna che giungono qui da ogni dove e vengono accompagnati dalle guide alpine locali alla scoperta di vari luoghi e varie cime sul Monte Rosa e nei monti che lo circondano. Tradizione questa che affonda indietro nei secoli, ma che ebbe la sua esplosione con gli alpinisti che da tutta Europa nell’800 affrontarono la montagna che sovrasta l’abitato walser.

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Infatti Macugnaga, come abbiamo già detto altrove, nasce dallo spostamento di una popolazione walser dalla zona del Canton Vallese, più precisamente dall’attuale Saas Fee, alla Valle Anzasca, quella valle che seguendo il corso del fiume Anza, e prendendo da esso il nome, scorre da Macugnaga fino alla centrale Val d’Ossola, saldandosi ad essa nel comune di Piedimulera, che rappresenta l’imbocco nella stessa per il turista che dalla superstrada per il Sempione, voglia scoprire le bellezze della Perla del Monte Rosa.

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Il primo abitato walser era isolato e le sue genti vivevano di quello che la natura in questo pianoro naturale ove sorge Macugnaga, poteva offrire: un po’ di agricoltura di montagna, l’allevamento, l’artigianato del legno e poi più tardi le miniere, in particolare d’oro, di cui rimangono ancora oggi le vestigia visitabili, e che forse verranno riattivate per ulteriore sfruttamento da delle grosse industrie estrattive straniere che si sono interessate a questi giacimenti.

L’oro non è l’unico minerale importante della valle, perché nella vicina Vanzone, il sottosuolo è ricco di minerali che arricchiscono le acque minerali che sgorgano in questi luoghi. Queste acque furono sfruttate in passato per le loro proprietà curative e vengono sfruttate oggi per attività cosmetica e si pensa in futuro di aprire delle terme in loco, ma devono essere reperiti i finanziamenti a livello locale per dare il via a questa attività.

L’acqua di Vanzone è comunque molto pregiata e ancora oggi gode di visibilità a livello europeo. A questo link potete trovare maggiori informazioni: http://www.acquavanzonis.it/

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Ritornando alle miniere d’oro, le miniere più famose e anche visitabili (tenete sempre presente di verificare l’apertura, date le restrizioni legate alla pandemia) sono le miniere d’oro della Guia (questo il loro sito www.minieradoro.it) sulla strada che porta al molto conosciuto lago delle Fate. Quest’ultimo è meta di molte famiglie che cercano un percorso facile per le loro escursioni e un luogo dove poter pranzare in un bel ristorante alpino, dato che vicino al lago ci sono diversi punti di ristoro con prezzi accessibili e con un menù tipico, ove non può mancare la polenta, ma dove è bene provare almeno una volta la buonissima pasta alla Macugnaghese, che può ricordare la carbonara per i suoi ingredienti di base, ma è arricchita dalle patate, dalle cipolle e dal formaggio locale (di solito una toma) e prevede l’uso di una pasta corta come i ditaloni.

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L’agricoltura di montagna è portata avanti dai valligiani della Valle Anzasca che ancora si dedicano a questa attività anche tramite la forma dell’agriturismo che permette maggiori guadagni, fornendo ospitalità e prodotti a km zero ai tanti turisti che in inverno o con la bella stagione vengono a passare le loro ferie e a riposarsi in questi bellissimi luoghi.

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Vi consiglio di visitare il sito di una di queste aziende: https://alpeburki.it

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Oltre all’abitato principale di Macugnaga, nella frazione di Staffa, molto caratteristica è la frazione di Isella con i suoi prati e con le sue case tipiche e le sue chiesette di montagna. Da qui parte appunto la strada che porta al lago delle Fate e va oltre verso la Valle Quarazza con altri giacimenti minerari e con la strada che, tramite il Passo del Turlo, collega questa valle alla Valsesia (ad Alagna) e che fu meta di traffici walser, lungo queste direttrici che permettevano di collegare queste popolazioni dall’origine comune, sparse per tutte le vallate prossime in Ossola, in Valsesia e in Val d’Aosta. Oggi questa strada segue il percorso del sentiero Genoni con bellissimi scorci e luoghi per stare a stretto contatto con la natura, con il verde e con l’acqua di fiumi, laghi e torrenti.

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A Borca è da visitare il Museo Walser (qui maggiori info: www.museowalser.com) che conserva una vecchia abitazione walser con tutte le suppellettili e gli attrezzi da lavoro che caratterizzavano questa cultura e ci fa vedere quali fossero le caratteristiche costruttive dell’architettura di queste genti montanare.

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Ad Isella si può visitare anche il forno per il pane che veniva tradizionalmente sfornato una sola volta all’anno e poi conservato per il consumo domestico.

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A Staffa invece non deve mancare una visita inoltre alla chiesa parrocchiale, o chiesa nuova, dedicata a Maria Assunta, e alla vecchia chiesa parrocchiale con annesso cimitero, nella zona del paese che va oltre il piazzale della funivia che porta al Monte Moro.

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Nei pressi di questa chiesa vecchia si trova anche un tiglio secolare, ove, secondo la tradizione, la comunità walser si ritrovava per prendere le decisioni più importanti che la riguardassero.

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Dicevamo del Monte Moro e della sua funivia. Dall’abitato di Staffa è possibile salire facilmente con telecabina al sovrastante monte Moro, che divide Macugnaga dalla Svizzera, e fare qui delle escursioni o sciare anche fino a primavera inoltrata, data l’altitudine che permette un innevamento tardivo e quindi la pratica dello sci anche fuori stagione.

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Altro impianto di risalita di Macugnaga è la seggiovia che porta dall’abitato della frazione di Pecetto, oltre Staffa, all’alpe Burki e al ghiacciaio del Belvedere e permette con breve escursione di raggiungere il rifugio Zamboni Zappa, passando per il Ghiacciaio stesso, o almeno quello che rimane di esso dopo le stagioni calde di questi ultimi anni.

Nella valle e anche in questo rifugio, oltre che nell’abitato di Staffa, è stato girato di recente (tra il 2010 e il 2011) un film di Cristina Comencini, pellicola che ha partecipato anche alla Mostra del Cinema di Venezia, film dal titolo Quando la notte. Tra gli attori protagonisti Claudia Pandolfi e Filippo Timi.

Belle le immagini della Valle Anzasca e anche la storia raccontata è molto coinvolgente. E’ possibile facilmente trovare in commercio il DVD del film o visionarlo in streaming sui maggiori siti specializzati di cinema.

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Recentemente, mentre preparavamo questo articolo, la trasmissione di Canale 5, Melaverde, si è occupata di Macugnaga e della Valle Anzasca in una sua puntata dedicata, con un bel reportage che riassume per immagini quanto noi abbiamo spiegato sopra. A questo link potete trovare la puntata per intero: https://www.mediasetplay.mediaset.it/video/melaverde/puntata-del-22-maggio_F311585601000701

Buona visita e buone vacanze in alta quota!

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