Space Jam 2: New Legends

fonte immagine: europosters.it

Space Jam: A new legacy – Stati Uniti 2021 – di Malcom D. Lee

Animazione/Avventura/Commedia – 115′

 

Scritto da Emanuele Marazzi

Era il 2014 quando Warner Bros. decide di sganciare la bomba: finalmente si fa il sequel di Space Jam, il film con Michael Jordan affiancato, ovviamente, dai Looney Tunes. Stavolta il cestista prescelto per il ruolo di protagonista è Lebron James.

Alla regia nel corso degli anni si avvicendano tre registi (Justin Lin, Terence Nance, Malcolm D.Lee) e con loro la squadra di sceneggiatori, con la diretta conseguenza dei cambiamenti dovuti dalla presenza di una nuova mano alla regia e alla riscrittura della sceneggiatura.

Nel 2019 iniziano le riprese, che finiscono nello stesso anno. Tra le modifiche al prodotto finale fa rumore la rimozione di una scena con protagonista la puzzola Pepé Le Pew che nel tentativo di flirtare con una barista viene respinto da quest’ultima. Scelta ritenuta dal sottoscritto e dai fan discutibile e facilona, vista la natura del prodotto e della scena in sé, ma anche del mondo dei Looney Tunes in generale. A questo va a buttare benzina sul fuoco la presenza sul campo da gioco di Alex DeLarge e dei suoi drughi, direttamente da Arancia Meccanica. Ma non voglio dilungarmi su questo.


Partiamo dalla trama. Un padre ha delle aspirazioni per suo figlio, che vuole tutt’altro. Per questo si dividono, si scontrano e alla fine si ritrovano. Sì potevano trovare modi più interessanti di narrare la storia, seppur sia un prodotto per i più piccoli. A fare da contorno le stramberie dei Looney Tunes e, trovandosi nel mondo di Space Jam, la partita di basket, stavolta virtuale perché riproduzione del videogioco del figlio di Lebron, con annessi poteri speciali, punti extra per determinate mosse ecc…

Se tralasciamo la trama di base non possiamo non far notare come il film appaia una vetrinetta di tutti i personaggi e in generale del macrocosmo Warner Bros: L’accordo viene proposto a Lebron in una sede della Warner, autrice del multiverso gestito da Al-G (cosa che viene ripetuta una decina di volte circa lungo tutta la permanenza di Lebron e Dom); I Looney Tunes che hanno abbandonato il Looneymondo vivono negli altri universi (DC, ad esempio); Il pubblico che si siede a bordo campo è composto da tutti i personaggi più emblematici, e diventa quasi un gioco cercare di riconoscerne il più possibile mentre arrivano a tutta velocità per vedere la partita. 

Se però nella prima metà del film questa scelta di far fare un cameo agli altri personaggi è funzionale e rappresenta un buon espediente per diversificare la narrazione e far proseguire la trama, nella seconda metà perde di senso e diventa solo un’esposizione con l’unico scopo di riempire le tribune.

Rispetto all’originale le parti si invertono. Se nel primo film sono i Looney Tunes a chiedere aiuto a Jordan qui è Lebron James quello a cui serve una mano. Inoltre, rispetto al precedente, è Lebron che “invade” un altro mondo, diventando lui stesso un cartone animato e dovendo scendere a patti con le regole di un altro universo, alla ricerca dei componenti della sua squadra, che invece Jordan trova già composta. Si nota una maggiore complessità nel prodotto e una voglia di migliorare nella prima parte, molto divertente e ben animata. Fintanto che i Looney Tunes rimangono tali e si resta nel mondo 2d il film scorre e quasi ci si scorda la trama. 

I problemi risiedono, quasi tutti, nella seconda parte (con i Looney Tunes che vengono trasformati in personaggi 3d per aderire al videogiochi di Dom), più noiosa e banale. Allo scadere del conto alla rovescia impostato da Al-G appare al centro del Looneymondo il campo da gioco, ma il ritorno alla trama di base occupa buona parte del tempo e la partita (che quasi nulla ha a che vedere con il basket reale, essendo un videogioco) è fatta di qualche azione e qualche tiro qua e là, spesso intramezzati da gag (meno riuscite rispetto alla prima parte) e dall’avanzamento della trama.

Problemi che si susseguono fino al finale. Per vincere una partita altrimenti già persa bisogna eseguire una mossa speciale, che a causa di bug cancellerà per sempre chi la esegue. La scelta sembra facile: essendo Lebron un’essere umano, quindi reale, non può essere cancellato. Ma qualcosa va storto, ed è Bugs (che voleva farsi valere davanti al gruppo che lo aveva abbandonato) a eseguire la mossa. La squadra vince, ma l’eroe che ha portato la vittoria è in pessime condizioni, sta per essere eliminato per sempre. Bugs scompare e tutti ritornano alla loro normale routine. 

La trama inizia come finisce, nella banalità. Lebron, che nel frattempo ha cambiato idea, porta suo figlio Dom al campus per aspiranti designer di videogiochi. Nel tornare a casa, però, riconosce un volto familiare. Bugs è tornato ma, non si sa come, ora è nel mondo degli umani. Probabilmente sarebbe servita una spiegazione migliore del semplicemente vederlo comparire per concludere con un lieto fine.

Prima parte solida e divertente, la seconda si perde nel voler avanzare nella trama lasciata indietro e nella non partita, tra l’altro eccessivamente lunga (circa metà film) per essere una serie di highlights e poco più. Space Jam New Legends è una promessa mantenuta a metà, che avrebbe potuto essere molto di più. 

Voto: 6

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