Living

fonte immagine: mymovies.it

Living – Regno Unito 2022 – di Oliver Hermanus

Drammatico – 102′

Scritto da Messua Mazzetto

Non si tratta di un film in anteprima mondiale a differenza di altri presenti alla 79° mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia, comunque si tratta di una pellicola che merita uno sguardo e una giusta attenzione.

La squadra di lavoro è molto eterogenea: uno scrittore giapponese, un cast di attori inglesi e un regista sudafricano.

Certo, si tratta di un remake di un film di Kurosawa però in una lettura diversa, una lettura che dal dopoguerra in giappone si sposta in una dimensione londinese.

 

Bill Nighy brilla, icona British , in questo film diviene lo stereotipo dell’uomo inglese di altri tempi. Un uomo che inizialmente anche se più dolce ricorda quasi lo Scrooge del canto di Natale dickensiano, una figura che pensa solo al lavoro e poco agli affetti e alle passioni personali.

Quando gli viene diagnosticato un tumore ai polmoni senza via di scampo o possibilità di guarigione la visione della sua vita cambia improvvisamente, prende coscienza che gli rimangono circa sei mesi di vita prima dell’inevitabile.

Inizialmente l’anziano gentleman inglese si dedica alle scorribande e al piacere, preleva gran parte dei suoi risparmi senza dare spiegazione al figlio il quale si dimostrerà non poco irritato dal gesto inoltre il nostro protagonista inizia ad assentarsi da molte giornate lavorative per dedicarsi agli svaghi assieme ad un personaggio incontrato per caso in un bar (interpretato da Tom Burke) e decide di cambiare il proprio cappello durante una serata di “svago”.

Un gesto banale ma che da quel momento innesca in lui un cambio di attitudine e di comportamento, come se il nuovo cappello andasse a significare anche un nuovo uomo.

 

Poco dopo il gentleman incontra una sua ex dipendente, la giovane dapprima è scettica della nuova affabilità dell’ex capo lavorativo ma ciononostante instaura con lui un rapporto di tenera amicizia.

I due iniziano ad uscire assieme per pranzi e per uscite al cinema.

Il loro rapporto sarà però malvisto dai famigliari e da altre conoscenze dell’uomo.

Accade l’inevitabile però, mentre questo può sembrare la fine di tutto, diviene invece il momento d’inizio per una seconda linea narrativa.

 

Molto apprezzabile la scelta del formato sullo schermo, un’immagine più stretta e quasi quadrata.

Durante la conferenza stampa dedicata al film ho chiesto al regista il perché di quel formato, più verso il quadrato che a tutto schermo come invece siamo ormai quasi abituati al cinema.

Mi ha risposto che Living è stato pensato subito con quel formato perché secondo lui restituiva al meglio l’idea del film originale di Kurosawa, un’attenzione diversa in certi dettagli come nei volti dei vari personaggi quando vengono inquadrati a tutto schermo.

 

È un film da guardare con la testa ma anche con il cuore.

 

 

Voto: 8

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