Ennio

fonte immagine:valdelsacinema.it

Ennio – Italia/Belgio/Paesi Bassi/Giappone 2021 – di Giuseppe Tornatore

Documentario/Biografico/Musica – 156′

Scritto da Emanuele Marazzi

Il maestro Tornatore, a distanza di più di un anno dalla scomparsa di Morricone, porta in sala la vita di un pilastro del cinema mondiale, la cui musica resta immortale e ben riconoscibile a decenni di distanza.

La storia del cinema in centocinquanta minuti. La meravigliosa (e fruttuosa) collaborazione con Leone è la punta di un iceberg pieno di estro e di meravigliosa semplicità di un personaggio che ha puntato le luci dei riflettori sulla musica, creando opere che hanno una vita propria al di fuori delle mura dello schermo.

È un film complesso. Non per la visione, che anzi tra musica, interviste e aneddoti del Maestro scorre come note su di uno spartito. È complesso cercare di trasmettere a parole cosa vuol dire sedersi in sala, aspettare che si spengano le luci e inizi la meraviglia che solo un genio può far nascere. Perché Morricone è riuscito nell’impresa di elevare la musica, di darle vita propria, di renderla entità distaccata dal prodotto puramente visivo. Per questo oggi ricordiamo sì i film di cui la sua musica fa parte, ma anche e soprattutto le meravigliose note che confezionano l’opera.

Ad alternarsi alla parola ci sono varie personalità dello spettacolo, dalla musica al palcoscenico a dietro la macchina da presa. Tutti con una discreta carriera alle spalle, tutti accomunati da una profonda ammirazione nei confronti di uno dei più grandi della sua epoca. Hans Zimmer e Nicola Piovani, che più di tutti possono capire l’importanza che ha avuto un genio come Morricone per il cinema. Cantautori come Bruce Springsteen o Zucchero Fornaciari, registi nostrani come Lina Wertmüller, Dario Argento, Bernardo Bertolucci o esteri come Oliver Stone, Clint Eastwood e Tarantino. Oltre a loro tanti altri, simbolo di ciò che il Maestro Morricone è riuscito a costruire nei decenni, una magia che attraversa epoche e continenti.

Il legame con il cinema era indissolubile. La collaborazione con Leone è per ovvi motivi la più nota ma nella carriera di Morricone c’è molto spazio. Ha collaborato con moltissimi registi italiani e internazionali, come Verdone o Carpenter, cimentandosi nei più disparati generi cinematografici. Non male, per uno che si ripeteva spesso di voler farla finita, ma che non ci riuscirà mai. Anche la musica gli deve più di qualcosa. Tra vari arrangiamenti per alcuni autori degli anni ’60, come Gino Paoli o Edoardo Vianello (alcune di queste, tra l’altro, verranno usate successivamente come colonne sonore), la carriera da compositore per il cinema, i suoi inizi come musicista, ha avuto anche il tempo di dedicarsi all’orchestra, dirigendo diversi concerti in giro per l’Italia.

Salito alla ribalta con i western all’italiana ha saputo rimanere ben saldo al suo posto, diventando uno degli artisti più poliedrici e prolifici della storia.

Quello che poteva essere un elogio alla storia del cinema e della musica è, purtroppo, diventato un momento di ricordo. Ecco, quindi, che la visione assume un altro tono, più mesto, ma non perde la forza per raccontare LA musica, in tutte le sue sfaccettature, tutte ugualmente da ricordare e risentire, perché non se ne ha mai abbastanza.

Voto: 8

 

 

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