Marx può aspettare

fonte immagine: mymovies.it

Marx può aspettare – Italia 2021 – di Marco Bellocchio

Documentario – 96´

Scritto da Francesco Carabelli

Possono le ideologie influire negativamente sulla vita familiare e portare alla cecità verso alcuni problemi che si vivono in famiglia?

Il film di Marco Bellocchio mette in luce questo problema attraverso una vicenda familiare che segna la vita della numerosa famiglia Bellocchio, ovvero la morte del fratello Camillo, gemello di Marco, morte avvenuta nel 1968, all´inizio delle lotte di classe legate a quegli anni di rivoluzione sociale.

Il regista riconosce di aver trascurato il malessere, la malinconia che colpiva il fratello gemello, alla ricerca di un suo posto nel mondo dopo tante sconfitte in ambito scolastico, e con il costante confronto con i fratelli ben più famosi di lui.

Questa dimenticanza si ripercosse nella decisione di Camillo di togliersi la vita, pochi giorni dopo Natale alla fine degli anni ´60.

Bellocchio si ricorda che, ad un suo invito al fratello ad unirsi alle lotte proletarie, allora in voga, Camillo rispose dicendo “Marx può aspettare”, rimarcando il suo malessere personale e mettendo in luce quanto tenesse a privilegiare i rapporti familiari che ben conosceva, di fronte alla spersonalizzazione proposta dalla lotta comunista.

Il cruccio del regista di non aver aiutato il fratello bisognoso di aiuto, si manifesta nel suo singolare modo di farne memoria attraverso le immagini di questo film, che recuperano materiale fotografico e filmati che rappresentano il fratello scomparso e nella messa in immagini di incontri familiari più recenti con la famiglia ben numerosa del regista, al fine di parlare assieme di quanto accaduto, per cercarne le ragioni.

Emerge così una figura di giovane malinconico e introverso, ma anche molto gioviale, pronto alla socialità con gli amici e ben disposto a viaggiare per conoscere il mondo.

Il regista aveva cercato già di ricostruire le vicende del suicidio del fratello in un film di finzione del 1982, Gli occhi, la bocca, con protagonista e suo alter ego, Lou Castel, attore già visto nella produzione di Marco Bellocchio, nel suo primo film I pugni in tasca, film quest´ultimo che tanto deve alla sua biografia familiare, in particolare alla figura del fratello primogenito Paolo, che segnò  la vita e l´esistenza della famiglia per i suoi problemi psicologici.

E´ bello il mettere in immagini questa comunanza di nascita tra il regista e il fratello Camillo, soprattutto nel finale del documentario, nel quale le immagini dei due fratelli gemelli si alternano e si mostrano contemporaneamente sullo schermo, a dirci che Camillo vive ancora nel regista, nella sua memoria, nella sua vita e nel suo sangue.

Il film si chiude a Bobbio, sul ponte Gobbo, famosissimo monumento della cittadina appenninica piacentina, di cui la famiglia del regista è originaria e nella quale Marco Bellocchio ha messo in piedi varie manifestazioni legate alla sua attività in campo cinematografico, in particolare il Bobbio Film Festival che si svolge nei mesi estivi, in questa piccola ma affascinante cittadina, che dista pochi km dall´Oltrepò pavese, dal quale si può raggiungere tramite il passo del Monte Penice, se giusto si viene da Milano e non si vuol andare in autostrada fino a Piacenza e risalire poi la Val Trebbia.

Il regista rincontra suo fratello su questo ponte, lo incontra ancora giovane, con la divisa dell´Isef,  dove egli si era diplomato dopo gli studi da geometra.

Un film che ci fa riflettere, su quanto spesso dimentichiamo i nostri legami più prossimi per interessarci dei problemi del mondo e permettiamo così, anche se involontariamente, che avvenga l´irreparabile. Nasce in noi una nuova coscienza e cerchiamo di recuperare quei rapporti nel farne memoria e far conoscere la vita di queste persone che lottano per il riconoscimento, affinché ci sia una diversa accettazione del disagio psicologico ed esistenziale.

Tematiche queste care a Bellocchio, che negli anni ’70 si interessò alla vita dei manicomi con alcune sue opere.

Belle le musiche di Ezio Bosso a fare da sfondo e contorno alle vicende familiari del regista.

Il film è passato nella sezione Cannes Première al Festival di Cannes 2021, dove il regista piacentino ha ricevuto la Palma d´oro onoraria.

 

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