Loving Highsmith

fonte immagine: blu-ray.com

Loving Highsmith – Svizzera/Germania 2022 – di Eva Vitija

Documentario – 83′

Scritto da Francesco Carabelli

Sono ricorsi nel 2021 i 100 anni dalla nascita di Patricia Highsmith, autrice statunitense che visse a lungo in Europa e, in particolare, trascorse gli ultimi anni della sua vita (è deceduta nel febbraio del 1995), in Valle Maggia, nei dintorni di Locarno, prima ad Aurigeno e poi si fece costruire una casa, la sua ultima, a Tegna. Nel cimitero della cittadina ticinese è seppellita, avendo deciso di rompere ogni legame con la famiglia, in particolare la madre, la quale non accettava le sue tendenze omosessuali.

Sono queste l’argomento che fa da fil rouge al documentario Loving Highsmith di Eva Vitija, in questi giorni in uscita nelle sale ticinesi, dopo esser passato nelle sale di oltre Gottardo nella primavera del 2022. E’ il motivo per cui è già anche disponibile il dvd del film nella sua versione tedesca, ma con la possibilità di visionarlo con sottotitoli in italiano (dvd acquistabile ad esempio su amazon.de).

Nata come Mary Patricia Plangman, in Texas, da genitori già divorziati, passò i primi anni della sua esistenza con la nonna materna, mentre la madre si era nel frattempo risposata con il signor Highsmith e si era trasferita per lavoro a New York. Dal patrigno prese il nome d’arte con il quale è tutt’oggi conosciuta in ambito letterario e come ispiratrice, con i suoi romanzi, di soggetti di molti film (cito, a titolo esemplificativo, L’amico americano di Wim Wenders e Il Talento di Mr. Ripley di Anthony Minghella, tra i più famosi, ma ve ne sono di molteplici, da pochi anni usciti nelle sale o in lavorazione).

Si formò a New York, al Barnard College e qui visse gli anni della sua gioventù, frequentando il Greenwich village e gli ambienti letterari newyorkesi e, da New York, dalla metropoli poliedrica e tentacolare, fu segnata nel carattere, in un rapporto di amore e odio persistente, che la spinse poi a rifuggirla.

Patricia Highsmith ebbe molte relazioni omosessuali con diverse donne sia in America che in Europa, dove risedette, sia in Inghilterra, che in Francia, vicino Parigi, a Montcourt.

Tali relazioni le ispirarono il libro Carol, che pubblicò sotto lo pseudonimo di Claire Morgan, per evitare di far sapere alla madre che aveva scritto quel romanzo (oggi magnificamente trasposto cinematograficamente da Todd Haynes nel film omonimo del 2015). Del libro si assunse la responsabilità, con il suo vero nome, solo 40 anni dopo, quando i tempi erano cambiati e lei risiedeva già in Svizzera.

Quello che emerge dalle immagini, che riprendono materiale di repertorio da fonti televisive francesi e svizzere (i canali pubblici svizzeri che le hanno messe a disposizione, sono anche co-produttori del film), è la vita isolata della scrittrice, che cerca la calma nella natura, e nei piccoli lavori in giardino, per trarre la tranquillità necessaria per l’ispirazione per i suoi romanzi. Emerge una donna profondamente solitaria, che ama sì la compagnia delle amiche e dei conoscenti, ma che vive isolata per poter far funzionare al meglio la sua immaginazione creatrice e probabilmente perché non ama le folle e il contatto col pubblico. Parte di ciò si riversa nei suoi libri e nei suoi tanti diari e taccuini, oggi conservati nel fondo a lei dedicato all’Archivio Svizzero di Letteratura (ALS) a Berna e che la regista del documentario ha potuto consultare e compulsare e riportare con artificio cinematografico all’interno del film, riproducendo stralci degli stessi con una scrittura bianca su sfondo nero, per dare maggiore risalto ai testi (si pensi alla proiezione nel buio della sala cinematografica).

Le immagini di repertorio si alternano alle interviste con le donne con cui la scrittrice ebbe delle relazioni, alcune ancora in vita al momento delle riprese, di altre invece si riportano testimonianze terze, essendo già scomparse.

A far da intermezzo alla narrazione del documentario ci sono poi sequenze di famosi film tratti dai suoi romanzi.

L’instabilità dei rapporti amorosi della Highsmith, che sono molteplici, sulla spinta propulsiva di un desiderio interiore di vivere appieno la sua vita, per quanto contro la morale, porta infine la scrittrice americana a decidere di ritirarsi a vita privata, isolata in Svizzera, fuggendo dalla Francia anche per motivi fiscali.

Emergerà in questi ultimi anni il lato peggiore del suo carattere (rigurgiti antisemiti e di odio contro le persone di colore), ma in Ticino ritroverà anche la calma interiore (persa in Francia negli ultimi anni del suo soggiorno), nonostante la difficoltà del vivere in una valle alpina, seppur vicina a una città come Locarno, dove si curerà (presso l’ospedale La Carità) dalla leucemia che la colpirà negli ultimi anni della sua vita.

Al Ticino dedicherà anche un breve racconto (dal titolo A Long Walk from Hell uscito dapprima in francese su un quotidiano transalpino – la Highsmith parlava correttamente sia francese, che tedesco e spagnolo, oltre all’inglese naturalmente) su una disputa tra un valligiano e il parroco del paese per questioni di proprietà di alcuni stabili.

I personaggi dei suoi romanzi e racconti nascono dalle sue esperienze dirette, di donna emancipata e viaggiatrice, ma anche dalla sua grande immaginazione che le permise di immedesimarsi in figure borderline, come Tom Ripley (suo alter ego e protagonista di un ciclo di romanzi) e di dedicare molto spazio alla psicologia di criminali, anche se lei riteneva di essere, prima che una scrittrice di gialli o di crime novels, semplicemente una scrittrice.

Raggiunse la notorietà giovanissima, negli anni appena successivi alla Seconda Guerra Mondiale, grazie al film di Alfred Hitchcock, L’altro uomo, che si basava sul suo romanzo Sconosciuti in treno.

Da lì una serie di successi che si concluse solo con la sua morte a metà degli anni ’90.

Per il centenario della sua nascita, oltre al documentario di cui stiamo parlando, è in produzione un film documentario statunitense, della regista Marah Strauch, che ha visto lo svolgersi anche di riprese sul lago Maggiore vicino Locarno, alla fine del 2021.

Un’opera letteraria tutta da conoscere, per la bravura della Highsmith nel delineare figure al limite, i loro dubbi morali e i loro sensi di colpa; questo documentario ci svela l’autrice che sta dietro quelle pagine, con il suo vissuto e ce la fa appunto amare (Loving Highsmith) e comprendere, nonostante i suoi sbagli e le sue fragilità.

Voto: 8

 

 

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