Quella casa è il “luogo della memoria”

Racconto di Francesco Carabelli

E ritornando la sera, dopo il sabato di festa, guardo quella finestra vuota nel timore che si affacci qualcuno a guardarmi rientrare. Un timore come se i miei nonni e i miei bisnonni che hanno abitato quella casa fossero ancora presenti in spirito e vegliassero su di me e sulla nostra famiglia.

Un timore reverenziale passeggiare per quei locali da cui emergono tanti ricordi della nostra e della loro vita.

Conoscere la propria nonna e il proprio nonno che in qualche modo sono parte di te, dal modo in cui la casa era ammobiliata, dalle suppellettili, dai quadri, da quel lampadario particolare.

Ricordi fuggevoli di gioventù quando trascorrevi qualche ora a pranzo in quelle mura; il ricordo dell’ultimo cane del nonno che ti incuteva paura data la mole; quei risotti al formaggio che non hai mai più mangiato; e poi negli anni successivi quando ormai la casa era vuota e ormai eri nel pieno della gioventù, le tante feste con gli amici, il ricordo di un vecchio film lì girato che ti vedeva protagonista, film mai terminato ma di cui conservi orgogliosamente una foto di scena.

Adesso che ci pensi hai girato anche un altro film quando facevi il liceo, film in cui impersonavi un professore.

Ricordi di volti, di situazioni, di amici che non frequenti più e con i quali non sei più in contatto.

Quanta felicità, quanta gioia, quante risate e quanti momenti di festa in quella casa.

Ti rintanavi e andavi alla scoperta, alla scoperta di emozioni e di luoghi, di ricordi e di segni del passato che avevi vissuto da bambino e di quello che puoi solo immaginare dai racconti dei tuoi cari, da quello che si ricordano e dalle testimonianze di coloro che conoscevano la tua famiglia, dei tanti che li ci hanno passato una vita perché ci hanno abitato vicino o perché ci venivano per lavoro o per fare visita ai tuoi familiari.

La casa come luogo dell’anima. Ogni casa ha un suo vissuto e porta i segni del passaggio di coloro che la hanno abitata che ancora oggi ci parlano tramite quelle mura, oggi vuote, ma ricche di storia, di racconti, di voci e di volti, di persone che la conoscono e che magari ne hanno nostalgia perché lì hanno vissuto qualcosa di speciale, qualcosa che si ricordano perché fa parte della loro vita e della loro esperienza.

E così torno a casa, il cancello si apre e guardo su a quella finestra e vi immagino o vi ricordo nella speranza di rivedervi e di avere la vostra approvazione, che il tempo non sia passato invano e che la vita, nonostante tutto abbia un senso, una direzione verso il meglio e verso un cambiamento in cui sia possibile essere felici assieme e godere della compagnia dell’altro, una compagnia talvolta invisibile, ma comunque presente e significativa.

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