Babylon

Margot Robbie plays Nellie LaRoy in Babylon from Paramount Pictures.

Babylon – Stati Uniti 2022 – di Damien Chazelle

Commedia/Drammatico/Storico – 189′

Scritto da Gabriella Massimi

Babylon è un’esplosione! Un’esplosione di suoni, ritmi, colori, balli, feste, droghe, soldi e …cinema.

Damien Chazelle sta cavalcando a gonfie vele la cresta dell’onda di Hollywood e la sua ultima pellicola gli darà sicuramente una bella spinta.

Dall’esordio come regista e sceneggiatore di Guy and Madeline on a Park Bench, film che include nella sua tesi di laurea, dedicato al jazz, Chazelle continua il suo percorso cinematografico scostandosi anche in più di un’occasione dal fil rouge della musica, ma quando ci torna crea delle pellicole di alto livello.

Con Whiplash e La La Land il regista ottiene nomination premi e fama, ma è con Babylon che forse definisce il suo percorso cinematografico-musicale.

Siamo nell’America hollywoodiana della seconda metà degli anni ’20 ed è un momento storico importante per il cinema, sta per avvenire il passaggio dal muto al sonoro.

Come testimoniato da altri film e serie TV che hanno voluto trattare l’argomento, il passaggio al sonoro è stato un momento difficile per il cinema e i suoi lavoratori, di qualsiasi settore, dai grandi e famosi attori ai più piccoli tuttofare, ognuno si è ritrovato a doversi mettere in discussione per intraprendere un nuovo percorso. C’è chi ha lasciato e chi invece se l’è giocata egregiamente.

Il Babylon di Chazelle ruota attorno a questo evento storico e alle sue conseguenze, mantenendo però al centro dell’attenzione altri elementi e sfumature del cinema di quegli anni. Un universo cinematografico caotico e disordinato, una vera e propria Babilonia, dove comanda chi fa le feste più grandi e spettacolari, chi ha più soldi, chi ha più droga, ma soprattutto chi lavora nel mondo del Cinema.

Diversi sono i personaggi creati dalla mente di Chazelle che popolano questo universo: l’attore famoso e affermato che scappa dal declino, la ragazza che sogna di lavorare sul set, l’ingenuo assistente che in silenzio e dietro le quinte tenta la scalata al successo, il giovane musicista di colore che lotta per avere il suo posto davanti alla macchina da presa e non più nascosto nella fossa.

Sono d’accordo che il tema scelto dal regista non sia nuovo e ho trovato diverse analogie con altri film (le grandi feste di Gatsby e il cinema nel cinema di C’era una volta ad Hollywood di Tarantino) ma il messaggio di Damien è forte e diretto, sostenuto da una colonna sonora perfetta con una ritmica che aiuta a reggere bene i 187 minuti di film (forse un po’ troppi).

Bravo Damien, il cinema  ti ringrazia!

Voto: 8

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