Il maledetto United

The damned United – Regno Unito 2009 – di Tom Hooper

Biografico/Drammatico/Sportivo – 98′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: cineblog01.bid)

Dopo la mancata qualificazione ai Mondiali del 1974, l’allenatore della nazionale inglese Alf Ramsey viene licenziato e sostituito con l’allenatore Don Revie, che lascia vuota la panchina dei Leeds dopo anni di successi. Al posto di Revie viene ingaggiato Brian Clough, ex calciatore di Middlesbrough e Sunderland ed ex allenatore del Derby County. Nonostante abbia accettato l’incarico, Clough odia profondamente il Leeds e il modo di giocare impostato dall’altrettanto odiato Don Revie.

Clough si ritrova ad affrontare questa nuova avventura da solo, senza il suo fidato assistente Peter Taylor, in 44 giorni dovrà trasformare gli arroganti calciatori del Leeds, noti per la scorrettezza in campo e per essere delle primedonne fuori dal campo, in onesti e sportivi calciatori. Nonostante il suo odio verso la maglia e la dirigenza del club, verrà spinto dal suo orgoglio e dalla sua smania di vittorie…

 

Le suggerisco di staccare qualche assegno. Su! Da bravo…

Brian Clough al proprio presidente  

L’umiltà non è appannaggio del nostro mondo, su questo non c’è dubbio. Eppure non so voi ma io preferisco gente che dice quello che pensa davvero piuttosto delle solite frasi di circostanza studiate a memoria. Per questo è meraviglioso che esistano personaggi come Josè Mourinho (non sono interista) o il suo predecessore (in fatto di sboronaggine) Brian Clough.

La personalità e la genuinità di questi personaggi rendono le loro storie più emozionanti e vere, realmente degne di essere ricordate in un film perché narranti storie ed episodi che parlano da soli, senza particolari invenzioni e finzioni da parte di scrittori e sceneggiatori. Se la vicenda di uno dei più bravi e controversi allenatori di calcio inglesi è interessante di per sè non si può però certo sminuire l’opera di David Peace, autore del romanzo da cui è tratto il film in grado di andare ben al di là delle storie più innocenti e melense di Nick Hornby; né tantomeno si deve dimenticare la perfetta trasposizione cinematografica dello sceneggiatore Peter Morgan, già riuscito nell’impresa di rendere accattivanti potenziali polpettoni come Frost/Nixon il duello, Il re di Scozia e The Queen.

Si fa davvero fatica in effetti a trovare difetti all’opera, dato che la regia di Tom Hooper è assai equilibrata, mai banale né particolarmente stravagante, ma sempre dinamica ed in grado di far risaltare degnamente l’ambiente e la spettacolarità dell’immagine. Tutto all’insegna di un ottimo ritmo narrativo dunque, con una deliziosa struttura che alterna flashback e “presente”, funzionante alla grande per rendere l’evoluzione psicologica dei personaggi e dare brio alla trama.

Perfetto anche l’uso del materiale d’archivio e la fusione tra materiali originari dell’epoca con le riprese moderne, anche se i veri valori aggiunti sono il cast e l’impatto visivo: il primo è azzeccatissimo, con un Michael Sheen monumentale (non a torto si parla di lui come uno degli astri emergenti del cinema), ma perfetti anche i comprimari Colm Meaney e Timothy Spall. La cornice appare molto di più che un semplice riquadro ad una delicata tela, sfoderando una perfetta fotografia, con accattivante alternanza di bianco-nero e colori.

Questi ultimi si conformano perfettamente al grigiore modesto e compassato degli anni ’70 britannici, in bilico tra provincialismo, sindacalismo e crisi energetica. Incantevoli anche i costumi e le scenografie, così come il look dei personaggi, che ti piombano dritto in un’epoca in cui ancora andavano di moda capelli lunghi e arruffati. Che cos’altro si può volere da un film del genere? Praticamente niente, il calcio come meglio non poteva essere rappresentato: senza scene di gioco (se non pochissime) ma in tutta la sua foga, sentimento e passione.

 

Voto: 8

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