Going West

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Rett Vest – Norvegia – di Henrik Martin Dahlsbakken

commedia/drammatico – 80′

Scritto da Francesca Totaro (fonte immagine: indie-eye.it)

Kasper è un chitarrista e un insegnate di musica ormai disoccupato. Suo padre, dopo la morte della moglie, vive tra alcool e divano. Lui e Kasper sembrano non avere niente in comune a parte l’amore per la donna defunta. Ma la nostalgia del passato convincerà i due ad intraprendere un viaggio on the road alla scoperta dei loro sentimenti.

Henrik Martin Dahlsbakken è un regista autodidatta norvegese. Conosciuto per il successo internazionale di Thanks for dancing (2015), quest’anno presenta al “Festival Orlando. Identità, relazioni, possibilità” il suo ultimo lavoro, un breve lungometraggio, intitolato Going West.

Lo stile del regista è riconoscibile già dalle prime inquadrature che aprono la narrazione. Predomina l’utilizzo della macchina a mano che segue, e quasi pedina, il primo protagonista, Kasper. A prima vista lo designa come un’anima persa nel vuoto, distratto e sempre in ritardo. Svampito. Questa prospettiva verrà ben presto smentita quando arriverà a casa del padre. Dozzine di lattine vuote riempiono la cucina, Kasper ripulisce tutto e getta via il superfluo in un sacchetto. L’uomo, ancora dormente sul divano, viene svegliato dal ragazzo che gli porge una bevanda calda per fargli passare la sbronza pomeridiana.

Il figlio, che quasi assume l’atteggiamento da padre, rimprovera il suo vecchio e lo incita ad uscire di casa per fare qualcosa di divertente. Come un bambino sovraeccitato, l’uomo prende alla lettera le parole del figlio e inizia ad allenarsi per recuperare la sua forma fisica. Dall’altra parte Kasper prova pena per lui che non ha mezze misure, e decide di tornarsene a casa sua.

I ricordi della madre sono sempre più presenti per Kasper che alla fine decide di accompagnare il padre a One Island, isola dove ogni anno si tiene un concorso di cucito alla quale la madre aveva partecipato. Tutte le persone che incontreranno nel viaggio non saranno altro che un tramite tra i due protagonisti.

L’estrema introversione del figlio stona con l’esuberanza eccentrica del padre. Il primo è trascurato, si lascia sopraffare dall’esistenza e sembra non avere uno scopo nella vita. Il secondo indossa parrucche e vestiti femminili. Inizialmente il suo stile si poteva attribuire alla voglia di mantenere un legame con la moglie, ma poi scopriremo essere un’abitudine che risaliva a prima della sua scomparsa.

Going West sarebbe potuta essere una storia carina ma viene meno dell’appeal indispensabile per far rimanere incollato lo spettatore allo schermo. La narrazione risulta priva di stimoli ed è a tratti monotona dato che l’evoluzione dei personaggi è avvenuta troppo in fretta. Il film sembrava finito dopo i primi quindici minuti, quando i due decidono di intraprendere un viaggio insieme. Non ci aspettiamo niente di interessante perché le loro personalità si sono già modulate con la presenza dell’altro in scena. L’unico elemento innovativo resta il guardaroba del padre del ragazzo.

Voto: 4

 

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