Terminator

The Terminator – Regno Unito/Stati Uniti 1984 – di James Cameron

Azione/Fantascienza – 107′

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: mymovies.it)

1984. Un cyborg proveniente dal 2029 fa il suo arrivo a Los Angeles attraverso un viaggio temporale, con lo scopo di uccidere una certa Sarah Connor, una mite ragazza che si mantiene agli studi lavorando come cameriera in un diner, la quale, ignara, è destinata a diventare un giorno madre di John Connor, futuro capo di una tenace resistenza in un mondo devastato da una guerra nucleare ed oramai governato da robot. Nello stesso istante sopraggiunge un essere umano, Kyle Reese, giovane combattente offertosi volontario su ordine di John Connor, onde proteggere la sua futura madre dal killer cibernetico…

In questo film Arnold Schwarzenegger recita solo diciassette battute, pur non mancando della sua proverbiale ironia.

(Wikipedia)

Terminator è uno di quei film che marchia un’epoca e segna indelebilmente l’immaginario collettivo. Il suo valore prescinde quello meramente cinematografico, e merita quindi ampia analisi. Il filone è quello del moderno cinema d’azione fantascientifico, la cui nascita può essere situabile intorno a fine anni ’70 con il primo Alien di Ridley Scott (1979). La formula era relativamente semplice: riprendere il filone fantascientifico degli anni ’50, adattandolo ai nuovi potenti mezzi della tecnologia (con i conseguenti effetti speciali) e soprattutto alla sensibilità del cinema post-moderno. Ciò ha comportato una esplicitazione nella rappresentazione e narrazione della violenza, lasciandosi alle spalle sia gli sfondi filosofici, candidi e armonici dei vari Kubrick (2001 Odissea nello spazio) e Tarkovskij (Solaris), sia il filone di “avventura edulcorato” dei nuovi maestri del cinema hollywoodiano (Spielberg e George Lucas).

Da questo punto di vista Terminator è qualcosa di completamente nuovo, solo in parte anticipato proprio da Alien e dall’opera visionaria di John Carpenter (1997: Fuga da New York, del 1981) che meglio introduce lo spirito di questo nuovo connubio tra fantascienza e cinema d’azione violento. Il tema del robot, ripreso solo due anni prima da Ridley Scott con modalità da giallo-noir in Blade Runner, viene stravolto completamente da James Cameron, che rappresenta la più riuscita descrizione catastrofico-apocalittica di un mondo futuro in cui l’umanità sia sottomessa e dominata completamente dalle macchine (inserendosi in questo caso a pieno titolo nel filone cyberpunk). Il successo dell’opera (costata poco più di 6 milioni di dollari a fronte di un incasso di 78 milioni) e l’intuizione della carica del tema spingeranno sia l’autore che l’intero cinema successivo ad approfondire il filone, portandolo a livelli sempre più spettacolari e strabilianti.

Gran parte di questo successo va però annoverato alla perfetta scelta di piazzare Arnold Schwarzenegger nel ruolo del terminator, mettendo la scarsa espressività facciale dell’attore al servizio naturale di un personaggio glaciale e meccanico destinato a rimanere negli annali. Da segnalare a riguardo è che inizialmente Schwarzenegger era stato ingaggiato per la parte di Kyle Reese, e solo dopo aver insistito molto è riuscito a convincere il regista a lasciargli la più congeniale parte del cyborg (originariamente prevista per Lance Henriksen).

È indubbio che a rivederlo oggi, Terminator faccia anche un po’ sorridere, vista la grossolanità (per la nostra sensibilità moderna) di certi effetti speciali (all’epoca comunque avanzati, curati dall’ottimo Stan Winston), che, uniti ad una trama spiccia e scorrevole, attribuiscono all’opera un aspetto da B-movie d’antologia. Da segnalare in quest’ottica l’elemento fumettistico nella fotografia e nell’estetica complessiva, oltre che l’inquietante colonna sonora, che aggiungono ulteriore accattivante fascino alla pellicola.

Eppure è proprio questa essenzialità della trama, delle recitazioni complessive (oltre a Schwarzenegger si registrano le presenze non certo memorabili di Michael Biehn e Linda Hamilton) e dello svolgimento narrativo che rendono Terminator un film a suo modo incantevole, che non si perde in troppi fronzoli e va dritto al sodo, lasciando poco spazio a riflessioni e particolareggiate analisi psicologiche (altrimenti come si potrebbe credere che la Connor e Reese vadano a letto innamorati poche ore dopo essersi conosciuti?). Sono scene memorabili come quella dell’assalto alla stazione di polizia a rimanere scolpite nella memoria e a segnare un punto di non ritorno per il cinema contemporaneo e per i vari Mel Gibson e Bruce Willis

Voto: 8

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