Una gita ai Corni di Canzo e dintorni

foto di Francesco Carabelli

Scritto da Francesco Carabelli (introduzione) e Guido Caironi (escursione)

Per noi della provincia di Varese e comuni limitrofi è facile ormai dirigersi verso Como e la zona del triangolo lariano, potendo contare sul primo tratto della Pedemontana lombarda, che velocizza i tempi per raggiungere queste mete.

In questo modo è facile trascorrere una giornata in questi luoghi, per una gita fuori porta con la famiglia.

La zona del triangolo lariano, per chi ha frequentato e frequenta per motivi di studio o lavoro, la stazione di Porta Garibaldi, intendo quella di superficie, viene ricordata per i treni che vengono annunciati in direzione Canzo e Asso e che ancora oggi collegano Milano con questo capolinea.

Quindi, anche per chi non avesse una automobile per arrivare rapidamente a Canzo e Asso, è possibile raggiungerle mezzo treno.

In auto è consigliabile giungere a Como e poi proseguire lungo la direttrice che porta ad Erba, più o meno vicino Lariofiere, e andare poi poco oltre, svoltando verso nord, per muoversi verso la punta della lambda formata dal bacino del lago di Como.

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Lungo questa strada, che porta a Bellagio come meta ultima, si può passare vicino alle sponde del bel lago del Segrino, ove è possibile passeggiare sulla pista ciclopedonale, e osservare il piccolo bacino, sicuramente affascinante per la calma che ivi si può godere e per il bel panorama delle montagne che lo circondano.

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Andando oltre, riprendendo l’auto, si può salire a Canzo e ad Asso.

A Canzo inizia, poco fuori il centro abitato, con partenza da via Gajum, vicino alle omonime fonti, una strada ben larga e accessibile che porta a Prim’Alpe e poi più su fino ai Corni di Canzo, passando per la zona del sentiero Spirito del Bosco, ove sarà possibile camminare tra le tante sculture e costruzioni che ricostruiscono la magia del bosco e dei suoi piccoli abitanti fatati.

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A Prim’Alpe ci si imbatte anche in un piccolo museo gestito da Ersaf Lombardia (ente regionale per i servizi all’agricoltura e alle foreste) e Legambiente, museo dedicato all’educazione ambientale.

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E’ questa quindi una gita consigliabile, oltre che alle famiglie, anche alle scolaresche, dato che la strada è facile a piedi e si sale poco per volta, senza gran fatica anche per i più piccini.

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Maggiori informazioni sono disponibili al sito https://primalpe.wordpress.com .

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Nei pressi di Prim’Alpe ci si può fermare anche al Belvedere che guarda sui monti che dividono questa zona dai laghi di Pusiano e Annone.

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Alla fine della camminata, a Terz’Alpe, si può godere invece il panorama sui Corni di Canzo e, per i più avventurosi, dotati di attrezzatura idonea, continuare l’ascesa agli stessi lungo la via ferrata.

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Molti sono, comunque, i sentieri per trekking che partono dai piedi dei Corni di Canzo verso le diverse cime nei dintorni, ad esempio il monte Cornizzolo, di cui vi parleremo in un prossimo articolo.

A Terz’Alpe si può pranzare al Rifugio omonimo e gustare piatti tipici, come i pizzoccheri o la polenta (vedi il loro sito https://fattoria3alpe.wordpress.com per maggiori informazioni).

Il rifugio è anche un agriturismo con fattoria didattica, aperto tutti i giorni da marzo a novembre e nel fine settimana e al mercoledì, nel resto dell’anno, salvo maltempo.

Al termine del pranzo, si può poi rientrare a Canzo per la stessa strada dell’andata.

Per i più golosi consigliamo di fermarsi in paese per poter gustare i dolci tipici di Canzo, i Nocciolini (Niscìurìtt in dialetto), dei piccoli amaretti a base di nocciole, più dolci dei classici amaretti di mandorle, e acquistabili, ad esempio, presso la Pasticceria Citterio (anche online al sito https://shop.pasticceriacitterio.com).

Per chi volesse, si può riprendere l’auto in direzione nord, verso la vicina Bellagio, per affacciarsi sul lago di Como e vivere la piccola città con i suoi bar e ristoranti e, per gli appassionati di ciclismo, è invece d’obbligo una visita al Santuario della Madonna del Ghisallo (nei pressi del paese di Barni) e al vicino museo del ciclismo, ove si possono trovare molti cimeli dei più famosi ciclisti italiani e stranieri.

Lascio ora la parola a Guido Caironi che ci proporrà un’escursione in queste zone magnifiche, per i tanti monti, laghi e l’ambiente sicuramente affascinante.

Il Sasso Malascarpa

Un itinerario molto interessante, perché strutturato sotto un profilo anche prettamente geologico (tutta l’area si presta ad un approfondimento in questo senso) è quello che coinvolge il Sasso Malascarpa, situato sulla cornice montuosa che descrive i limiti geografici della Val Ravella, nella zona dei Corni di Canzo e che fa da spartiacque nei confronti del bacino del ramo lecchese del Lario.

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La partenza dell’itinerario è situata alle Fonti del Gajum, da dove si prosegue per un breve tratto lungo il sentiero geologico Achermann. Ad una deviazione a destra per il bell’eremo di San Miro, la si segue, sempre su mulattiera; si supera una cappella che curiosamente sorge su di un masso e si prosegue raggiungendo facilmente l’antico oratorio che, secondo la leggenda, avrebbe ospitato il Santo Venerato di Canzo, durante le sue numerose peregrinazioni e soste.

Si prosegue su sentiero pietroso e molto erto, attraversando a tratti un torrentello, per salire ripidamente e rapidamente ad una zona più pianeggiante, che ospita alcune vecchie casere, ora rivalorizzate.

Si prosegue sempre in salita, ponendo molta attenzione alle tracce (un po’ scarse) presenti nel bosco di conifere (le tracce si spostano sulla sinistra di chi sale), sino a raggiungere una carrareccia, che va superata in direzione della bocchetta di San Miro, data a pochi minuti (1184 m slm). Giunti così sullo spartiacque si prosegue a sinistra, rimanendo lievemente sottoscresta e continuando la propria camminata in direzione del Monte Prasanto, purtroppo abbruttitto, sul suo lato occidentale, da una vecchia torre per la telefonia.

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Si scende per un brevissimo tratto e si incontrano le porzioni più interessanti del percorso, roccioso (calcareo) e dominato dalla presenza delle numerose concrezioni a forma di cuore dell’antico mollusco bivalve Conchodon. Con un po’ di attenzione si supera il “sasso”, la cui conformazione geologica è proprio da ammirare, e si scende con circospezione, guidati da un sentiero ben tracciato e istruiti da alcuni pannelli informativi.

Si scende ora con pendenza più sostenuta sino alla “colma” (997 m slm), ritrovandosi sul terreno tipico del “verrucano lombardo”, che dona una colorazione rossastra al sentiero che si sta battendo. Si piega in discesa a sinistra ed in breve si raggiunge il Terz’Alpe che, se aperto, offre ristoro e possibilità di riposo.

Per la discesa si possono scegliere due itinerari: o si prosegue lungo la facile mulattiera che transita dal Second’Alpe e dal Prim’Alpe, su terreno molto dolce, per tornare alla Fonte del Gajum. Oppure si può discendere lungo il torrente Ravella (sentiero Giorgio Achermann) per osservare i numerosi massi erratici (di serpentino e granito, nonché le numerose concrezioni geologiche) ivi presenti.

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Il percorso può essere affrontato con un medio allenamento e non richiede particolari abilità tecniche se non una minima attenzione nella porzione più alta, in discesa dal Sasso Malascarpa.

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