Ghost Town Anthology

Ghost Town Anthology - Poster

Répertoire des villes disparues – Canada 2019 – di Denis Côté

Drammatico/Fantasy – 97′

Scritto da Enrico Cehovin (fonte immagine: berlinale.de)

Irénées-les-Neiges, Quebec. La morte di Simon, un giovane di 21 anni, è la causa di un profondo cambiamento non solo per la famiglia del ragazzo ma per tutto il piccolo paese della periferia di Montreal. Un lutto personale diventa un lutto collettivo, un problema personale diventa un problema collettivo e strane apparizioni cominciano a tormentare i 215 abitanti.

L’11° lungometraggio di Denis Côté – quinta volta alla Berlinale, la terza in concorso – è una spettrale rappresentazione della gelida campagna canadese, dei paesini ancora vivi per per miracolo, destinati a scomparire e diventare lentamente, come sottolinea il titolo stesso, città fantasma. Nel sistema chiuso di Irénées-les-Neiges, per esigenza dettata dal ridotto numero di cittadini, i ruoli si condensano e il sindaco si ritrova ad essere anche psicologa e medico, emblema di un comunità autolimitata che si prende cura di se stessa e solo di se stessa si prende cura. Le azioni si ripetono, meccanicamente, neonati non se ne vedono e i bambini indossano grige maschere che annullano ogni possibile allegria e mettono un filtro su ogni possibile futuro.

Irénées-les-Neiges è solo un particolare di panorama più ampio, un discorso che può essere esteso anche ai paesi vicini, come Saint-Colombier, un fenomeno che, come viene ricordato in un’assemblea cittadina, per il momento si manifesta solo nelle periferie delle grandi città.

Distinguere tra i vivi e le apparizioni fisiche dei morti è sempre più difficile – “È uno di loro?” chiede uno degli abitanti del villaggio non riuscendo a distinguere la natura di un individuo, se vivente o fantasma – grazie a un passaggio di stato che non è dato dall’incorporalità dei vivi ma dall’assunzione di una forma corporea, materiale dei fantasmi. I vivi e i morti occupano lo stesso spazio sullo schermo e permeano il 16 mm di Denis Côté della stessa sostanza. Uno stato di compenetrazione tra la vita e la morte dettato dalla paritetica presenza nel luogo e sullo schermo di esseri umani presenti e passati.

Lo stato di sospensione delle cose – figurativamente esplicitato nel finale dal personaggio di Adele – avvolge tutto e c’è spazio solo per i colori freddi, fatta eccezione per un’unica visione, forse un ricordo, in punto di morte, la sola mirata scelta cromatica calda a rompere il freddo schema e ad assumere le tinte rosate di un tramonto.

Voto: 8

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