Rino – La mia ascia di guerra

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Rino: La mia ascia di guerra – Italia 2015 – di Andrea Zambelli

Documentario – 55′

Scritto da Maria Vittoria Novati (fonte immagine: mymovies.it)

La storia della lotta partigiana raccontata dalla voce dell’ex combattente della Resistenza bergamasca, Rino e del suo rapporto con Andrea, che per anni l’ha vissuto come un nonno e ha poi cominciato a raccogliere le sue testimonianze. La maturità di Andrea e il suo desiderio di raccontare le ribellioni con i film, proprio a partire dall’esperienza di Rino, lo spinge, come regista, a cercare l’uomo oltre l’“eroe”, anche e soprattutto nei filmati privati che Rino ha accumulato negli anni.

Proprio in questi giorni in cui, come ogni anno, si è festeggiato il 25 aprile (Festa della Liberazione d’Italia dal Fascismo), il documentario di Andrea Zambelli ci pone di fronte a un quesito che, di anno in anno, si fa sempre più forte: come perpetuare la memoria di quegli eventi nel momento in cui non ci saranno più vive testimonianze a poterli raccontare?

Per Andrea, Rino è sempre stato il nonno che non ha mai avuto. Ex partigiano e combattente, Rino ha sempre raccontato ad Andrea episodi della sua esperienza di Resistenza. Nel momento in cui Rino regala una telecamera Video8 ad Andrea, questi ha iniziato, da quel momento, a filmare Rino nei momenti in cui raccontava le vicende di quando era partigiano.

Questa loro pratica è iniziata circa 20 anni fa. Il documentario perciò si snoda su tre piani temporali e spaziali: i filmati di vent’anni fa, in cui vediamo un vispo Rino molto fiero, ma timido al tempo stesso, nel raccontare le sue imprese, alcune immagini di repertorio di guerriglia in Siria, in Palestina e nella giungla, ed infine le riprese contemporanee, in cui siamo messi di fronte alla dura realtà della vecchiaia che lentamente si sta portando via Rino, ed insieme a lui la sua testimonianza. Andrea non riesce a rassegnarsi al fatto che una malattia possa distruggere tutto questo, e nel realizzare questo documentario si chiede in che modo la Resistenza potrà essere trasmessa alle generazioni più giovani quando non vi saranno più testimoni diretti come Rino? Ecco dunque l’operazione di inserimento di immagini di attuale guerra civile in Medio Oriente, o le immagini di guerriglieri nella giungla: di fatto sono pratiche e situazioni che, pur mutando il contesto storico e geografico, non cambiano nella loro concreta fattualità: a osservarle oggi, quelle situazioni, ci sembrano così lontane proprio perché viviamo nella società del benessere e in un’Europa che ha perduto il principio della permeabilità con altre culture; tuttavia ci sarebbe utile pensare che solo una settantina di anni fa non eravamo in situazioni così dissimili, anzi, tutt’altro che dissimili. Nel documentario di Zambelli non vi è soltanto una riflessione sulla memoria, ma vi è anche la ricerca del Rino uomo, oltre che partigiano. Di lì l’inserimento nel documentario di filmati che Rino stesso si divertiva a realizzare amatorialmente: scopriamo in questo modo un animo sensibile e amante della natura, dei cavalli, del mare silenzioso e tranquillo. Una persona insomma che era tutto fuorché violenta o gretta.

L’operazione di Zambelli è molto importante, specialmente in un periodo storico come quello attuale in cui si cerca sempre di attuare revisionismi che alterano quei principi in cui molte, tantissime persone – come Rino e Andrea, come molti di noi – hanno creduto e continuano tutt’ora a credere. Operazione ancor più importante alla luce anche del rapido cambiamento dei supporti audiovisivi di questi ultimi anni. I VHS fortunatamente sono stati trasferiti e riconvertiti su supporti digitali, ma in qualche modo il do- cumentario ci pone anche di fronte a più aspetti della memoria: non solo il perpetuare i contenuti, ma anche la continua ricerca di supporti adatti a tale scopo. Sia in un senso che in un altro, Zambelli è riuscito a toccare le corde di questi temi con una chiave intelligente e originale.

Voto: 7

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