La classe

Entre les murs – Francia 2008 – di Laurent Cantet

Drammatico – 128’

Scritto da Alessandro Pascale (fonte immagine: Movieplayer.it)

La difficile quotidianità in una scuola media francese dei sobborghi periferici in cui il conflitto è all’ordine del giorno.

A volte è anche peggio. Questo il primo commento che viene in mente guardando il ritratto distruttivo che viene fatto della gioventù e dell’istituzione scolastica francese. A volte è anche peggio soprattutto qui in Italia, dove non abbiamo ancora molti alunni di colore che si permettono di mettere in discussione la cultura inconsciamente (ma neanche poi tanto) bianca, occidentale e borghese che viene imposta, ma dove ciononostante ci pensano già le giovani irriverenti e maleducate ultime generazioni a far passare a chiunque la voglia di insegnare a certe fasce d’età.

Ma non è il caso di lasciarsi andare a pietosi ricordi personali, quanto piuttosto sarebbe bene prima di tutto evidenziare una cosa: Entre les murs è una palma d’oro meritatissima, assolutamente. Inutile star qui a fare i giochini del meglio-peggio rispetto ai due mostri italiani GomorraIl Divo. Si parla per tutti di capolavoro, quindi non c’è da stupirsi che i francesi abbiano voluto premiare un loro compatriota che ha saputo esplicitare così bene i problemi sociali più scottanti delle periferie e dei gruppi etnici più emarginati, quasi una nazione dentro una nazione.

Ci sono forse alcune punte di esagerazione, come ad esempio nell’irrealtà della ragazza bianca e francese che a 13-14 anni mostra già una coscienza “anti-francese” e anti-autoritaria tipica di quel mondo sinistrorso che generalmente si forma ad età più tarda. Tanto più appare esagerata la scoperta alla fine dell’opera che la stessa ragazza si sia letta per puro piacere La Repubblica di Platone

Ma sottigliezze a parte il ritratto complessivo che emerge è più che reale e sintomatico. E in parte cerca di spiegare (pur senza mai parlarne) le ragioni della rivolta delle banlieue parigine del 2005, quando cittadini francesi di colore protestarono senza una precisa rivendicazione politica, mostrando chiaramente la loro insofferenza per uno stile di vita sia economicamente che culturalmente escludente, incapace di valorizzare pienamente le loro stesse individualità e collettività.

È sintomatico il caso dei ragazzi che si lamentano del signor “Bill”, nomignolo WASP eternamente usato dal professore di Lettere per completare frasi alla lavagna. Perché non un Mohammed, un Abdel o un Samir? La rivolta pregiudiziale degli studenti verso il mondo scolastico è un fatto incomprensibile per Francois Bégaudeau, professore di Lettere dalle vedute moderne, giustificazionista più attento al dialogo e alla ricerca di coinvolgimento di tutti gli studenti, anche quelli giudicati spacciati da tutti. È incomprensibile perché la rivolta non è dovuta a motivi politici come poteva averla vissuta alla sua epoca lo stesso professore nelle vesti di studente, in quei fatidici anni contestatari post-sessantottini. È invece una protesta che mescola in maniera confusa maleducazione, autonomia culturale, rifiuto dell’ordine costituito e sfiducia per le istituzioni.

Ma la proposta che dovrebbe stare dietro questa serie di rifiuti in realtà non esiste, non è pervenuta. Ci troviamo quindi di fatto di fronte a una rivolta che per quanto forte e organizzata è di fatto sterile e incapace di essere costruttiva. Per questo quando il bullo-ribelle della classe Souleymane si spinge troppo oltre, portando la protesta a livelli non accettabili il sistema non si trova di fronte a nessun’altra alternativa che la sua cacciata dalla comunità scolastica, al fine di riequilibrare la situazione, riportando quella parvenza di ordine tollerante ma autoritario e burocratico.

Lo stesso Souleymane, così come i suoi compagni, non è in grado di offrire una spiegazione valida del perché ha agito in tal senso, né tanto meno trova la forza di scusarsi o proporre un’alternativa all’espulsione. Il suo completo disinteresse per tali questioni sfocia in un rifiuto categorico di dialogo che purtroppo (e questo è molto ben svolto da Cantet) pare essere legittimato dalla propria stessa madre, vista non solo come la famiglia incapace di educare alla società, ma come simbolo stesso di quella Francia che rifiuta di diventare francese, e proprio per questo non riesce a regolare i propri rapporti con le istituzioni in maniera normale senza arrivare allo scontro.

La cacciata di Souleymane riporterà incredibilmente la pace nella classe di Bégaudeau, quasi come se un sacrificio fosse richiesto da tutti, alunni stessi, per poter proseguire la propria avventura con una maggiore consapevolezza di non poter scatenare un’anarchia assoluta. Un film pieno di significati insomma questo Entre les murs, girato in maniera magistrale da un Laurent Cantet ormai autore affermato, dopo i numerosi riconoscimenti avuti dallo stesso per i precedenti lungometraggi Risorse umane (1999), A tempo pieno (2001) e Verso il Sud (2005). Film che varrà senz’altro la pena andare a recuperare al più presto.

Voto: 9

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